AGGIORNAMENTO POLICY GENERALE D'USO
Abbiamo aggiornato la policy d'uso del sito e dei servizi di Coelum Astronomia in seguito alla nuova normativa UE 2016/679 (GDPR).
Ti chiediamo pertanto di leggere i nuovi termini e condizioni e di accordare o negare il tuo consenso.
Per continuare ad utilizzare Coelum Astronomia, è necessario accettare la policy.

ATTENZIONE! Se scegli di cancellare il tuo account, l'operazione sarà eseguita entro 10 giorni lavorativi. L'operazione è IRREVERSIBILE. Per maggiori informazioni, contattaci a segreteria@coelum.com
CONFERMA
Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'utilizzo dei cookie - Maggiori Informazioni - Ok
 
19 Ottobre 2018
Ci sono 245 utenti collegati
Seguici su Twitter!
smarttotem ultimate digital signage
Tecnosky - Prodotti per Astronomia
Iscrivi alla Newsletter di Coelum Astronomia
  • Commenti Recenti

  • Parole dal Sito

  • Seguici anche su Facebook!

  • Active Members

    Avatar membro
    Avatar membro
    Avatar membro
    Avatar membro
    Avatar membro
    Avatar membro
    Avatar membro
    Avatar membro
     
  • Online Users

    Al momento non ci sono utenti online
  • Letto 5.014 volte
    Nessun commento
    Commenta
    RISOLTO IL MISTERO DEGLI HOLLOW Resti brillanti del materiale rimasto dal processo di devolatilizzazione avvenuto sulla superficie di Mercurio forniscono nuove informazioni sulla storia della formazione del primo pianeta del Sistema solare. Lo mostra uno studio guidato da Alice Lucchetti dell’Inaf di Padova e pubblicato su “Journal of Geophysical Research: Planets”

    Con un paragone culinario, potremmo pensare a torte lievitate male che, durante la cottura, si afflosciano e, uscite dal forno ci appaiono basse e concave. In realtà sono strane e irregolari depressioni, ribattezzate hollow, individuate sulla superficie del pianeta Mercurio grazie agli strumenti della sonda Messenger della Nasa. La loro insolita conformazione e la presenza concentrata soprattutto all’interno dei crateri del pianeta ha suscitato l’interesse degli scienziati.

    La figura mostra Canova, uno dei tre crateri esaminati nello studio contenente gli hollows. Crediti: Nasa/Messenger Mdis (risoluzione di 43 m/px)

    Uno studio tutto italiano pubblicato oggi sulla rivista Journal of Geophysical Research: Planets e guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) – ci aiuta a conoscere meglio la natura di questi hollowAlice Lucchetti, giovane ricercatrice dell’Inaf di Padova, e il suo gruppo (di cui fanno parte anche colleghi dell’Inaf di Roma) hanno esaminato nel dettaglio queste particolari strutture localizzate in tre diversi crateri presenti sulla superficie del pianeta, riuscendo a ricavare informazioni sulla composizione degli elementi chimici presenti in essi e, quindi, ottenere indizi sulla loro formazione.

    Gli hollow sono strane e irregolari depressioni molto brillanti e poco profonde, solitamente presenti all’interno dei crateri di impatto, sui loro bordi e picchi centrali, la cui origine potrebbe essere legata a un meccanismo che prevede la perdita di elementi chimici volatili che si trovano sotto la superficie, un processo detto, appunto devolatilizzazione. «Determinare la natura di queste strutture è una grande sfida in quanto è estremamente complicato capirne il meccanismo di formazione», spiega Lucchetti. Le mappe geologiche di ogni cratere hanno permesso di individuare le diverse unità geomorfologiche, delineando in maniera dettagliata l’area occupata dagli hollow. I tre crateri studiati dai ricercatori sono Velasquez, Dominici e Canova. Quest’ultimo nome è stato scelto proprio da Alice Lucchetti con il suo team ed è stato ufficialmente approvato dall’Unione Astronomica Internazionale in onore del celebre scultore e pittore italiano.

    L’analisi delle caratteristiche e dell’intensità della luce solare riflessa dalla superficie degli hollowottenuta con una particolare tecnica, detta clustering, ha permesso di separare l’area di ciascun cratere in porzioni più piccole di terreno caratterizzate da una specifica “impronta” nello spettro della radiazione riflessa. Confrontando i dati provenienti da questi due canali, i ricercatori hanno trovato un’ottima correlazione tra le aree individuate dalle mappe geologiche e quelle individuate dall’analisi spettrale.

    La ricercatrice Alice Lucchetti dell’Inaf di Padova, prima autrice dell’articolo

    Lucchetti aggiunge: «Il punto di forza del lavoro è aver scoperto che questi tre gruppi di avvallamenti sono identificati da uno spettro simile, che confrontato con gli spettri di laboratorio, ci ha permesso di scoprire novità rispetto ai lavori precedenti. Gli spettri degli hollow sono infatti indicativi della presenza di solfuri (quali solfuri di calcio, magnesio e manganese, ipotesi già avanzata in precedenza), ma anche di pirosseni che presentano elementi di transizione, come cromo, titanio e nichel».

    Per il gruppo di ricerca il risultato ottenuto è importante perché suggerisce che gli hollow non siano solo l’espressione del materiale rimasto dopo la perdita elementi chimici allo stato gassoso nella giovane crosta di Mercurio – il processo che prende il nome di devolatilizzazione – ma riflettano anche il materiale in cui si sono formati, essendo quindi rappresentativi della roccia componente la crosta primordiale del pianeta in cui si sono originati.

    «Si tratta sicuramente di un passo in avanti nella comprensione di queste strutture, e stiamo già studiando altre zone di Mercurio per capire se questo è un comportamento comune agli hollow o se le diverse regioni del pianeta possono influenzarne in maniera differente la formazione», sottolinea Lucchetti. «Inoltre, lo studio degli hollow è estremamente importante e di interesse poiché questi saranno uno dei target scientifici principali che verranno osservati da BepiColombo, missione destinata allo studio di Mercurio, il cui lancio è previsto il mese prossimo. In particolare, la suiteitaliana di tre strumenti Simbio-Sys sarà capace di fornire ulteriori informazioni riguardanti queste strutture grazie all’acquisizione di immagini ad alta risoluzione, di spettri e di immagini stereo volte alla ricostruzione 3D», conclude la ricercatrice dell’Inaf.

    Per saperne di più:


    Un’estate rovente… Acqua su Marte, la nuova astronomia del neutrini, l’eclissi totale di Luna e la tempesta su Marte. Leggi qui sotto!
    Tanti avvenimenti astronomici da rivedere e approfondire

    È online Coelum Astronomia di settembre
    Come sempre in formatodigitale, in pdf e gratuito.

    L’indirizzo email serve solo per informare delle prossime uscite della rivista.


    Scrivi un Commento

    Devi aver fatto il login per inviare un commento