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8 Dicembre 2019
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    Un team di astronomi ha scoperto il transnettuniano più distante mai osservato nel Sistema Solare. 2018 VG18, soprannominato Farout, è il primo oggetto individuato a una distanza superiore a 100 volte quella tra la Terra e il Sole. Corpi celesti così straordinariamente remoti ci permettono di sondare ciò che avviene nelle periferie più estreme del nostro sistema.

    Nell’immagine rappresentazione artistica di 2018 VG18, in distanza il Sole... Crediti: Roberto Molar Candanosa/Carnegie Institution for Science

    La scoperta è stata da poco annunciata dal Minor Planet Center dell’International Astronomical Union ed è stata realizzata da Scott S. Sheppard del Carnegie, David Tholen dell’University of Hawaii e Chad Trujillo della Northern Arizona University. Farout, così è stato soprannominato l’oggetto indicato dalla sigla 2018 VG18, si trova a circa 120 unità astronomiche dal Sole. Per fare un paragone, il secondo oggetto più distante osservato nel Sistema Solare è Eris, a 97 unità astronomiche, mentre Plutone si trova attualmente a circa 34 UA, quindi il nuovo oggetto si trova ben oltre tre volte e mezzo più distante del famoso pianeta nano.

    Nell'immagine, in scala, le distanze dal Sole di Farout e dei principali corpi del nostro Sistema Solare. Crediti Roberto Molar Candanosa and Scott S. Sheppard/ Carnegie Institution for Science.

    Le immagini della scoperta di 2018 VG18 "Farout" riprese dal telescopio Subaru il 10 novembre scorso. Si vede il movimento di Farout, nell'arco di un'ora, sullo sfondo delle stelle (e galassie) fisse. Crediti: Scott S. Sheppard e David Tholen

    2018 VG18 è stato scoperto mentre il team cercava oggetti del Sistema Solare estremamente distanti, incluso l’ipotetico Pianeta Nove. Lo stesso gruppo di ricercatori aveva annunciato in ottobre la scoperta di un altro oggetto remoto, chiamato Goblin, a una distanza di circa 80 unità astronomiche, e aveva ipotizzato per la prima volta l’esistenza del nono pianeta principale del Sistema Solare nel 2014, scoprendo anche l’oggetto 2012 VP113, soprannominato Biden, che attualmente si trova attorno a 84 UA. 2015 TG387 e 2012 VP113 non si avvicinano mai abbastanza ai giganti gassosi del Sistema Solare da subirne una significativa influenza gravitazionale, ciò implica che questi oggetti estremamente distanti possono permetterci di sondare quello che avviene nelle periferie più remote del nostro sistema.

    Il team non conosce ancora a fondo l’orbita di 2018 VG18, quindi non è in grado di determinare se mostri segni di influenza gravitazionale da parte dell’ipotetico Pianeta Nove. «Tutto ciò che sappiamo attualmente di 2018 VG18 è la sua distanza estrema dal Sole, il suo diametro approssimativo e il suo colore», spiega Tholen. «Dal momento che 2018 VG18 è così distante, orbita molto lentamente, impiegando migliaia di anni per fare un giro attorno al Sole». Le immagini di 2018 VG18 sono state riprese utilizzando il telescopio giapponese Subaru, localizzato sul Mauna Kea alle Hawaii, il 10 novembre 2018.

    Una volta individuato il remoto oggetto, è stato necessario osservarlo nuovamente per confermare la sua natura. 2018 VG18 è stato visto in un secondo momento ai primi di dicembre con il telescopio Magellano all’Osservatorio di Las Campanas in Cile. Le osservazioni hanno confermato che 2018 VG18 orbita a una distanza di circa 120 unità astronomiche. La sua luminosità suggerisce che abbia un diametro di almeno 500 chilometri, che sia forse di forma sferica e che possa essere un pianeta nano. Ha una tonalità rosata, colore generalmente associato a oggetti ricchi di ghiaccio.


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    Che si parli di astronomia o di esplorazione spaziale, tutto alla fine ci porta alle nostre origini ma anche verso il nostro futuro. E gli articoli di questo numero ci raccontano proprio questo.  
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