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27 Febbraio 2020
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    Prime analisi chimiche della roccia “Jake Matijevic”, la prima raggiunta dagli strumenti di Curiosity sul suolo di Marte. E’ sorprendentemente simile a una particolare classe di rocce che sulla Terra si formano nelle zone vulcaniche, dal magma ricco di acqua. Ma ne serviranno altre per fare ipotesi sull’origine.

    La roccia "Jake Matijevic" con evidenziati i due punti su cui hanno lavorato gli strumenti scientifici (NASA/JPL-Caltech/MSSS)

    Le rocce marziane riservano parecchie sorprese, in questi giorni. Se ieri usciva su Science uno studio dedicato al meteorite Tissint, appunto un pezzo di Marte caduto sulla Terra, oggi si scopre qualcosa di pià sulla prima pietra del pianeta rosso toccata dal rover Curiosity, di cui i ricercatori che seguono la missione hanno diffuso un primo profilo chimico.

    La roccia (grande più o meno come un pallone da calcio e battezzata “Jake Matijevic” in onore del capo ingegnere di Curiosity, deceduto quest’estate)  è stata studiata usando due strumenti scientifici di cui è dotato il rover, l’Alpha Particle X-Ray Spectrometer (APXS) e lo strumento Chemistry and Camera (ChemCam). La roccia non ha la tipica composizione della superficie marziana: è ricca di una classe di minerali chiamati feldspati, ma povera di ferro e magnesio.

    Come spiega Edward Stolper del California Institute of Technology, co-investigatore di Curiosity “la roccia è chimicamente simile a una rara ma ben nota varietà di rocce ignee presenti sulla Terra nelle zone vulcaniche. Sulla Terra, questo tipo di roccia deriva tipicamente dalla cristallizzazione di magma ricco di acqua, a pressioni elevate. “Avendo per ora un solo campione marziano è difficile dire se anche là questo tipo di roccia sia prodotta dagli stessi processi, ma quello è un buon punto di partenza per studiarla” conclude Stolper.

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