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7 Luglio 2020
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    Su Venere ci sono vulcani attivi. Lo sostiene uno studio basato sui dati della sonda ESA Venus Express, che ha rilevato picchi variabili di temperatura probabilmente generati da flussi di lava attivi sulla superficie.

    In questa infografica dell’ESA sono sintetizzate le tre principali evidenze, ottenute dai dati di Venus Express, che possono essere spiegate da attività vulcanica recente su Venere (cliccare per ingrandire l'immagine). Crediti: ESA

    Esaminando i dati raccolti dall’ESA durante la missione Venus Express, un team internazionale di scienziati ha trovato picchi variabili di temperatura in diversi punti della superficie del pianeta. Questi cosiddetti hotspot, che sono stati visti apparire e scomparire nel giro di pochi giorni, sembrano essere generati da flussi di lava attivi sulla superficie. La ricerca, pubblicata online su Geophysical Research Letters, si aggiunge a precedenti scoperte che, nel loro insieme, indicano che Venere continua a essere vulcanicamente e tettonicamente attivo anche ai giorni nostri.

    «Siamo riusciti a ottenere prove evidenti del vulcanismo di Venere e del fatto che sia attualmente in attività, e quindi geologicamente attivo» afferma James W. Head, geologo alla Brown University e coautore del nuovo studio. «E’ una scoperta importante, che ci aiuterà a capire l’evoluzione di pianeti come il nostro».

    Gli hotspot sono apparsi nelle immagini termiche riprese dalla Venus Monitoring Camera a bordo della sonda Venus Express. I dati hanno mostrato picchi di temperatura di svariate centinaia di gradi in zone di dimensioni variabili da 1 a 200 kilometri quadrati.

    Le macchie erano raggruppate in una grande depressione tettonica chiamata Ganiki Chasma. Depressioni tettoniche come queste si formano a causa dell’allungamento della crosta provocato da forze interne e dal magma caldo che risale verso la superficie.

    La depressione tettonica Ganiki Chasma nella regione Atla Regio sul pianeta Venere è stata spesso osservata alla ricerca di mutamenti. Le mappe qui sopra mostrano i cambiamenti in luminosità relativa associati a uno sfondo tipico (rosso-arancio indica un aumento, blu-viola una diminuzione). Mentre alcuni cambiamenti sono dovuti alle variazioni di luminosità delle nuvole, è deducibile la presenza della superficie di un hotspot fisso, categorizzato come “Oggetto A”, che mostra un aumento di luminosità tra il 22 e il 24 giugno, seguito da una diminuzione della stessa. Crediti: E. Shalygin et al. (2015)

    Head e il suo collega russo Mikhail Ivanov avevano precedentemente mappato la regione come parte di una carta geologica globale di Venere, prodotta dalla missione sovietica Venera degli anni ‘80 e dalla missione americana Magellan degli anni ‘90. Il processo di mappatura aveva mostrato che Ganiki Chasma era relativamente giovane, geologicamente parlando, ma, fino a oggi, non era stato possibile definire quanto fosse giovane.

    Questa carta geologia di Venere sovrapposta a una vista prospettica topografica del pianeta mostra un’estesa altura (Atla Regio) nel centro (in rosso, da cui si irradiano propaggini viola) e le circostanti vallate vulcaniche (in verde e blu). Nuove immagini e misure dalla sonda ESA Venus Express mostrano che parti delle fratture tettoniche sono probabilmente sede di vulcanismo attivo, confermando che Venere, in queste zone in particolare, continua a essere vulcanicamente e tettonicamente attiva anche nell’era moderna. Crediti: Ivanov/Head/Dickson/Brown University

    «Sapevamo che Ganiki Chasma era il risultato di un vulcanismo recente, in termini geologici, ma non sapevamo se si fosse formato ieri o un miliardo di anni fa» ha dichiarato Head. «Le anomalie attive rilevate da Venus Express coincidono esattamente con la mappatura di questi depositi relativamente giovani e suggeriscono un’attività ininterrotta».

    L’ultimo rinvenimento è coerente con gli altri dati ricevuti da Venus Express che suggeriscono un’attività vulcanica molto recente. Nel 2010, immagini ad infrarossi di diversi vulcani sembravano indicare colate di lava vecchie di migliaia o pochi milioni di anni (vedi qui su Media INAF). Qualche anno dopo, gli scienziati hanno riscontrato saltuari picchi di anidride solforosa nell’atmosfera più esterna di Venere (qui il relativo articolo), un altro ipotetico segnale di vulcanismo attivo.

    «Queste scoperte degne di nota sono il risultato della cooperazione tra diversi stati nel corso di svariati anni, e sottolineano l’importanza di collaborazioni internazionali nell’esplorazione del nostro sistema solare e nel capire come si evolve», conclude Head.

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