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13 Dicembre 2017
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    Si è concluso il lavoro della sonda Cassini, con un ultimo tuffo nell’atmosfera di Saturno. Ma non finisce qui la missione, i dati raccolti in questi anni continueranno ad essere analizzati per molti decenni ancora, e contribuiranno alla progettazione di nuove missioni per l’esplorazione mirata delle lune del sistema di Saturno.

    Earl Maize, program manager della missione Cassini al Jet Propulsion Lab, e Julie Webster, spacecraft operations team manager , si abbracciano dopo la conferma della perdita del segnale. Credits: NASA/Joel Kowsky

    «La nostra Cassini è ora un tutt’uno con il pianeta che ha studiato così a lungo. Il resto è scienza».

    Così è stata salutata la sonda dal JPL della NASA, subito dopo l’arrivo, anzi… il “non arrivo” del segnale.

    L’ultimo segnale è infatti scomparso alle 13:55:46 (ora italiana), 30 secondi dopo il momento previsto, niente male: «prevedere la fine di Cassini in una atmosfera sconosciuta lontana un miliardo di miglia con uno scarto di 30 secondi, è abbastanza straordinario» ha infatti sottolineato Earl Maize, program manager della missione. E quei trenta secondi portano anche preziosi dati per il team missione.

    Il silenzio che ha seguito questi ultimi dati è stato il “non-segnale” che la sonda si era “nominalmente” disintegrata nell’atmosfera. Emily Lakdawalla, da twitter, ha fatto notare come fosse inevitabile che la sonda si disintegrasse nell’atmosfera, non c’era modo che questa ultima fase “andasse storta”, al massimo la sonda poteva disintegrarsi prima del previsto, ma ormai era lanciata verso l’atmosfera del pianeta, le cose non sarebbero potute andare altrimenti, ma gli ingegneri di missione, fino all’ultimo, hanno ripetuto seguendo le operazioni passo passo, il rituale mantra di quando in una missione “tutto va a meraviglia”: «everything is nominal».

    Encelado tramonta dietro a Saturno, in questa ultima immagine della luna attiva di Saturno, che sarà oggetto di prossime missioni. L'animazione è parte di una sequenza di 40 minuti, ripresa da Cassini il 13 settembre. Credit NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

    «Questo è il capitolo di chiusura di una missione straordinaria, ma è anche un nuovo inzio», le parole sono di Thomas Zurbuchen, a capo della direzione delle missioni scientifiche della Nasa. «La scoperta di Cassini di mondi ricoperti da oceani sotterranei, come Titano e Encelado, cambia tutto, stravolgendo quella che pensavamo sarebbe stata la ricerca di luoghi potenzialmente adatti a ospitare la vita al di fuori dalla Terra».

    E tutto è andato come doveva andare, i dati sono stati inviati fino all’ultimo byte, la telemetria è arrivata precisa e puntuale, con quell’ora e mezza di ritardo dovuto alle distanze, ma puntuale. La sonda si è immersa nell’atmosfera di Saturno lasciandoci anche delle straordinarie immagini all’infrarosso delle nubi in cui poi si è tuffata. Otto gli strumenti accesi che hanno inviato dati a Terra durante l’immersione, che vediamo nella grafica che segue e di cui non vediamo l’ora di conoscere il raccolto, che verrà analizzato nelle prossime settimane e che porterà nuovi indizi sulla formazione e sull’evoluzione del pianeta e sulle dinamiche della sua atmosfera.

    Eight of Cassini's science instruments are planned to be turned on during the final plunge, including the Ion and neutral Mass Spectrometer (INMS). Credit NASA/JPL-Caltech

    Per questo non è un vero addio… è solo un passaggio necessario. La missione continua perché, come detto da Thomas Zurbuchen: «anche questa è Cassini!» riferendosi a tutte le persone di 27 nazioni, riunite in 3 grandi agenzie spaziali, che hanno lavorato alla missione, e che continueranno a lavorare sui 625 GB di dati e le oltre 400mila immagini che la sonda Cassini ha inviato a Terra.

    "...e anche questo è Cassini! Questo è Cassini!" le parole di Thomas Zurbuchen, a capo della direzione delle missioni scientifiche della Nasa, nella diretta che ha seguito il finale della missione, celebrando tutte le persone che hanno lavorato e che continueranno a lavorare alla missione.

    La zona dell'immersione ripresa 10 ore prima dallo spettrometro VIMS, in luce visibile e infrarossa. Al momento della ripresa questo lato di Saturno era in piena notte. Nel cerchietto bianco il punto dove il team pensa si sia immersa Cassini ,a circa 9,4 gradi nord di latitudine e 53 gradi ovest di longitudine.Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

    Qui sopra e di seguito le ultime immagini di Saturno inviate dalla sonda, prima di tuffarsi nell’atmosfera del pianeta. Nelle versioni in bianco e nero e a colori, queste immagini sono state riprese dalla wide-angle camera della Cassini quando la zona di immersione si trovava nel lato buio del pianeta, illuminato solo dalla luce riflessa dagli anelli, nello stesso momento in cui sono state riprese le immagini a infrarosso. Cassini si è immersa però solo qualche ora dopo, quando il giorno su quella zona di Saturno è sorto,  (e quindi quel lato di Saturno era rivolto verso il Sole, e verso di noi) o non avremmo potuto seguire “in diretta” i suoi ultimi segnali. L’immagine è delle 1:59 (ora italiana) del 15 settembre, quando la sonda si trovava a 634 mila chilometri da Saturno.

    E chiudiamo con il gioco di parole di Linda Spilker, project scientist della missione al JPL , che riprendendo la promessa (che sappiamo essere ben più di una promessa) di Thomas Zurbuchen, chiude il suo intervento con: «Goodbye Cassini, thanks for the ringside at Saturn and, as Thomas said… we will back!»Addio Cassini, grazie per il posto in prima fila su Saturno — ringside significa “lato degli anelli”, ma indica anche la “prima fila” attorno alla pedana negli incontri di box – e, come ha detto Thomas, torneremo!») .

    Per sapere tutto sulla missione, non perdete l’ultimo numero di Coelum astronomia, con uno speciale dedicato alla missione, dal lancio a oggi, con tutte le più straordinarie immagini che la sonda ci ha inviato in questi anni.


    Rivivi con noi tutte le fasi di questa straordinaria missione

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