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19 Febbraio 2020
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    Il telescopio spaziale ESA per la caratterizzazione degli esopianeti è finalmente in orbita, dopo un primo lancio rimandato.

    Crediti: ESA - S. Corvaja

    Il nuovo telescopio spaziale Cheops (Characterising ExoPlanets Satellite) dell’ESA, il “misuratore di pianeti”, è finalmente in viaggio verso la sua destinazione, in un’orbita terrestre bassa, a 700 km di quota.
    Doveva partire il 17 dicembre mattina, ma il conto alla rovescia era stato interrotto a un’ora e 18 minuti dal lancio, per un problema nella sequenza automatica dell’ultimo stadio della Soyuz.  Riprogrammato per le 9:54 (ora italiana) di mercoledì 18, è regolarmente partito dalla base di Kourou, nella Guyana francese, ed è stato possibile seguirlo in diretta streaming dal sito dell’ESA.

    Cheops in una impressione artistica. Crediti ESA

    Il ruolo di Cheops non sarà tanto quello di nuovo cacciatore di pianeti, ma avrà il compito di indagare la natura di esopianeti già scoperti da precedenti survey, determinandone le caratteristiche fisiche e facendo quindi fare un passo in avanti alla ricerca e conoscenza di mondi al di fuori del nostro Sistema Solare.

    La particolarità della sua orbita lo terrà sempre a cavallo del terminatore, quella linea in cui si passa dal giorno alla notte, in modo da avere sempre i pannelli solari illuminati dal Sole e la strumentazione puntata verso il cielo della notte.

    Di Cheops e della sua missione, ce ne ha parlato Roberto Ragazzoni, del team che ha progettato Cheops e Direttore dell’Osservatorio INAF di Padova, anche lui nella Guiana francese ad assistere al lancio, nell’articolo “Alla scoperta degli esopianeti vicini”, sul numero 236. La missione ha infatti un forte contributo italiano: è stato progettato dagli Osservatori INAF di Padova e Catania e costruito – sotto la supervisione congiunta di INAF e ASI – nei laboratori della Leonardo Spa con la collaborazione di Thales Alenia Space e Media Lario di Bosisio Parini.

    Prima di iniziare il suo lavoro vero e proprio, Cheops passerà attraverso due fasi: la Launch and Early Orbit Phase, in cui verificare l’operatività dell’apparecchiatura e calibrarne il funzionamento; e  la fase di In-Orbit Commissioning, in cui gli ingegneri monitoreranno le prestazioni di volo del telescopio spaziale. Potrebbe essere necessario infatti eseguire manovre di correzione dell’orbita. La prima fase richiederà i primi 5 giorni dopo il lancio, la seconda all’incirca un paio di mesi, dopo di ché Cheops sarà operativo.


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