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Vi presento James Webb

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I team di integrazione guidano attentamente la sezione del telescopio di Webb sospeso al di sopra del suo elemento spaziale appena prima dell’integrazione. Credit: Nasa/Chris Gunn

Il più grande, potente e complesso telescopio spaziale mai realizzato, l’attesissimo James Webb, ha compiuto un passo fondamentale verso il suo completamento: negli stabilimenti della Northrop Grumman a Redondo Beach, in California (Usa) i tecnici hanno collegato per la prima volta con successo le due metà del telescopio infrarosso voluto dalla Nasa.

Il James Webb sarà uno dei telescopi che potranno fare la differenza nello studio degli esopianeti in particolare quelli più vicini a noi, vediamo allora con Roberto Ragazzoni lo stato della ricerca ad oggi e le prospettive future. Su Coelum astronomia 236, in formato digitale e gratuito (clicca sull'immagine e leggi!).

L’operazione è consistita nel sollevare e far coincidere il telescopio vero e proprio di Webb – che include gli specchi esagonali ripiegati e gli strumenti scientifici – con lo scudo termico ripiegato e il modulo di navigazione, questi ultimi già combinati precedentemente. Le due parti sono state connesse meccanicamente; i passaggi successivi prevedono di collegarle elettricamente e quindi testare che tutto funzioni a dovere.

Entrambi i componenti principali della sonda sono già stati individualmente sottoposti a “torture” e condizioni ambientali simili a quelle che incontreranno durante il lancio e lo svolgimento in orbita della missione. Ora che Webb è un osservatorio completamente assemblato, dovrà sottoporsi a ulteriori test ambientali e di corretta distribuzione del peso per garantire il successo della missione.

Il James Webb Space Telescope “tutto d’un pezzo”. Crediti: Nasa/Chris Gunn

Realizzato grazie a una collaborazione tra le agenzie spaziali di Stati Uniti, Europa e Canada, il sospirato fratello maggiore del telescopio spaziale Hubble dovrebbe essere lanciato nel 2021, ben quattordici anni dopo la prima data ipotizzata, con un razzo Ariane 5 dalla base europea di Kourou, nella Guyana Francese.

In realtà Webb ha ben poco in comune con Hubble, a partire dallo specchio segmentato 10 volte più grande e dalla predilezione per le osservazioni nell’infrarosso, mentre i 5 strumenti principali di Hubble osservano nel vicino ultravioletto, nel visibile e nel vicino infrarosso. Inoltre, mentre Hubble opera in orbita intorno alla Terra, Webb opererà a oltre un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, e non potrà quindi essere raggiunto dagli astronauti per eventuali missioni di riparazione.

Per saperne di più sul perché lo sviluppo del Webb ha richiesto molto tempo guarda questo esauriente video (in inglese) del canale Astrum:


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