Home News di Astronomia Quasi sulla Luna. Beresheet, il lander israeliano, non ce l’ha fatta.

Quasi sulla Luna. Beresheet, il lander israeliano, non ce l’ha fatta.

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L'ultima immagine postata su twitter da SpaceIL (@TeamSpaceIL), poco prima che iniziassero i problemi. Berensheet è a 22 chilometri dalla Luna. Crediti: SpaceIL

Berensheet, il lander privato israeliano di SpaceIL, non ce l’ha fatta. Al momento dell’atterraggio l’imprevisto, e la sua corsa è finita si sulla Luna, ma non con l’atterraggio morbido che ci si aspettava.

La trasmissione in diretta di ieri sera, alle 21 circa italiane dell’11 aprile, ha seguito le manovre che avrebbero dovuto portare il lander nel mare della Serenità, sul lato visibile della Luna. In area spettatori, con i membri del team di Beresheet al lavoro in sala controllo, anche il neo rieletto primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

L'ultima immagine che sarebbe arrivata dalla Beresheet, prima di schiantarsi sul suolo lunare. Ancora non c'è la conferma dalla telemetria, ma l'immagine è stata ricevuta dal team controllo quando il lander era a circa 7,5 km dalla superficie.

Ma a pochi chilometri dalla meta, nella fase di riorientamento della sonda, i primi problemi. Un guasto al motore principale, …non funziona. Si tenta un riavvio dei sistemi, sembra quasi di farcela… ma no, niente. La telemetria segnala l’inevitabile. La sonda prende velocità e, a poco più di un centinaio di metri dalla superficie lunare, si interrompono le comunicazioni.

È la fine di un sogno, un sogno che comunque è arrivato lontano, più lontano di quanto si poteva immaginare: ha portato in orbita lunare Israele. Ed era già un successo.

Ma sarebbe dovuta essere ben di più per il paese: il primo lander israeliano e il primo gruppo privato non governativo ad arrivare sulla superficie lunare. Due primati che avrebbero inserito Israele nella ristretta cerchia dei paesi scesi sulla Luna: Stati Uniti, Unione Sovietica (Russia), Cina e India.

SpaceIL è infatti nata per partecipare al Lunar X Prize di Google che, nel 2007, ha lanciato una sfida alle compagnie private perché costruissero un veicolo spaziale che potesse atterrare sulla Luna. 30 milioni di dollari per il progetto vicente. La scadenza è stata prorogata più volte, in attesa di qualcuno che reclamasse il premio, fino al 5 aprile 2018, quando si sono arresi.

Il viaggio della Beresheet inizia a bordo del Falcon 9. Crediti: SpaceX

Il 21 febbraio 2019, Beresheet viene comunque lanciata verso il suo sogno a bordo di un Falcon 9 della SpaceX. A realizzarlo hanno contribuito 100 milioni di dollari raccolti da imprenditori e Istituti di ricerca, con l’appoggio delle Industrie Aerospaziali Israeliane (Iai) e dell’Agenzia Spaziale Israeliana (Isa). La NASA ha fornito la tecnologia per le comunicazioni, ma anche da altri paesi sono arrivati contributi, come dalla Swedish Space Corporation, mentre in Italia è stato il gruppo Leonardo a realizzare, in provincia di Milano, i pannelli solari.

«Non ce l’abbiamo fatta, ma ci abbiamo sicuramente provato, e il risultato di arrivare dove siamo arrivati è davvero eccezionale», ha detto Morris Khan, un imprenditore israeliano tra i grossi finanziatori di Beresheet. «Possiamo esserne orgogliosi!».

Ma SpaceIL non si arrende, il primo ministro israeliano annuncia, in ebraico, che «Un lander istraeliano atterrerà sulla Luna! È una promessa! Una promessa! Tra due o tre anni». Parliamo di un progetto privato e non governativo, ma è indubbio che il governo di Israele l’abbia fatto suo e gli si voglia dare anche un impatto (legittimamente) nel panorama politico internazionale del momento…

E le sue parole arrivano in contemporanea con il twit del presidente della X Prize Foundation, Peter Diamandis, che annuncia che 1 milione di dollari, del Moonshot Award, verranno comunque assegnati a SpaceIL, come contributo al notevole risultato raggiunto e per supportare un secondo tentativo.

…e Beresheet 2.0 sia!


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