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Il Nuovo Planetario di Roma

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Zeiss Jena modello II

L’appuntamento è al Museo della Civiltà Romana all’EUR, un imponente palazzo che ora ospita anche il nuovo Planetario di Roma. Nel luminoso atrio di ingresso fa bella mostra di sé il glorioso proiettore Zeiss Jena modello II. Unico superstite tra gli esemplari installati nei planetari di tutto il mondo, esso originariamente mostrava il cielo stellato nel vecchio planetario della capitale, chiuso da vent’anni, nella Sala della Minerva alle Terme di Diocleziano.

Il nuovo planetario, tanto atteso dai romani, è composto in realtà da tre strutture, oltre al planetario vero e proprio è infatti presente un bel Museo mentre è in corso di realizzazione un Centro documentale di scienze astronomiche.

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Ferri e Vomero

Qui incontriamo il Dott. Vincenzo Vomero, Direttore dei Musei Scientifici della Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma. Persona indubbiamente oberata da impegni, Vincenzo Vomero ha acconsentito con piacere ad essere intervistato per i lettori di Coelum.

Iniziamo la nostra visita proprio dal museo.
Come si colloca questa nuova struttura nel contesto della divulgazione scientifica della Capitale?

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Museo Geode

“Planetario, museo astronomico e piccolo centro di documentazione che stiamo mettendo in piedi, fanno di questa struttura un nucleo a Roma importante per la comunicazione dell’astronomia.
Questo museo io lo chiamo “teatro astronomico”: a Roma già abbiamo il museo di M. Mario (presso l’omonima sede storica dell’Osservatorio Astronomico di Roma – OAR ) che contiene importantissimi strumenti antichi, lo “science center” di Monte Porzio Catone (nella sede presso Frascati dell’OAR esiste una mostra/laboratorio interattiva, Astrolab), mentre questo occupa una nicchia tutta particolare dove si vuole innanzitutto colpire l’animo del visitatore.

museo osservatorio virtuale
Museo Osservatorio Virtuale

Teatro astronomico nel senso che tutte le persone che entrano devono essere colpite profondamente nell’animo. Lo scopo è suscitare la curiosità delle persone, fare in modo che si sviluppi un interesse verso la scienza in genere e l’astronomia in particolare. Non vogliamo dare l’idea che la scienza risponde a tutto, noi stimoliamo tanti perché e vogliamo che chiunque venga a visitare questo museo, ad ogni perché che gli balena davanti e per il quale trova una prima risposta, aggiunga 10000 altri perché; è bello procedere in questo modo perché la conoscenza è una reazione a catena. Queste tre strutture lavorano in sinergia per aumentare la conoscenza dell’astronomia.”
Il percorso della visita, partendo dalla Terra fa un viaggio ideale nel sistema solare, per arrivare alla galassia ed ancora oltre; c’è un tema comune di fondo oltre alla semplice descrizione dei corpi celesti?

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Museo Sala Cielo Profondo

“Noi abbiamo 3 parole chiave in questo museo: tempo, spazio ed origine degli elementi. Dare al pubblico una nozione corretta di tempo e spazio è tra le cose più difficili, noi siamo legati al metro delle cose umane, mentre il tempo e le dimensioni reali dell’universo sono assolutamente fuori dalla nostra comprensione e dalla sensazione umana di ogni giorno. Inoltre è importante far capire che ogni pezzettino di noi stessi, del nostro vestito, del nostro orologio è fatto di elementi che (quasi tutti) si sono formati nel nucleo di una stella di grosse dimensioni.

Il messaggio fondamentale è la piccolezza dell’uomo di fronte alla grandezza dell’universo, che può suscitare nel visitatore anche delle riflessioni più profonde.”

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Museo Sala Pianeti

Il percorso museale è molto curato scenograficamente, le sale vogliono dare l’idea del buio dello spazio. Ci sono bei modelli dei pianeti sospesi in questi alti spazi neri, “ mi piacerebbe pure che in questi ambienti ci fosse il gelo dello spazio” dice sorridendo Vomero, con al disotto di essi pannelli con brevi testi esplicativi sulla loro geologia, l’esplorazione, ma anche curiosità. Evidentemente non c’è la pretesa di spiegare tutto, ma di dare degli stimoli affinché il pubblico continui ad informarsi e magari senta il bisogno di approfondire. Alle sale dedicate alla Terra ed alla Luna seguono, senza trascurare i vari vettori usati dall’Uomo per esplorare lo spazio, quelle sui pianeti rocciosi ed i pianeti gassosi. Non mancano postazioni interattive e due diorami evocativi della superficie della Luna e di Europa, con una sezione dedicata alla ricerca di vita sul lontano satellite gioviano.

Museo Sala Pianeti
Museo Sala Pianeti

Infine in alto campeggia un pannello di ben 9 metri con lo schema orbitale completo del sistema solare. Usciti dal sistema planetario il visitatore incontra delle rappresentazioni della distribuzione delle stelle più vicine al nostro Sole, realizzate tramite piccole luci disposte in 3D. Allo stesso modo è rappresentato anche il gruppo locale e gli ammassi di galassie. Vomero ci dice che questi “alberelli di luce” colpiscono molto il visitatore e gli dischiudono la cognizione della scala dell’Universo. Simpatico l’allestimento di un piccolo osservatorio virtuale con tanto di cupola e telescopio che simula l’osservazione diretta del cielo. Tramite un computer, attraverso lo strumento è anche possibile conoscere l’aspetto che assumono i vari oggetti astronomici nelle varie regioni dello spettro elettromagnetico. Una saletta un po’ in disparte è riservata ad uno spettacolo di immagini e suoni dedicato al modo con cui l’Uomo ha guardato allo Spazio: è anche il momento della riunione della Scienza con l’Arte.

Museo sale Luna e Terra
Museo sale Luna e Terra

Scorrono su uno spettacolare geode-video dipinti e sculture ispirate al cielo e vari soggetti astronomici per finire con le splendide riprese di Hubble, il nostro ultimo “occhio nello spazio”. Presso il pannello dedicato ai buchi neri si lasciano le sale espositive e dalle lontane regioni dell’universo, tramite un corridoio con immagini del cielo profondo, possiamo tornare direttamente al punto di inizio della nostra visita.
Possiamo certamente dire che l’allestimento è di buon livello, molti i monitor con interessanti filmati, sufficientemente chiari i testi : l’obbiettivo di affascinare il visitatore ci pare raggiunto. Conoscendo un po’ come vanno le cose in Italia l’unica preoccupazione è la manutenzione di tutti gli apparati presenti, cosa di cui Vomero appare conscio. Ma è giunto finalmente il momento di visitare la struttura vera e propria che ospita il planetario.
Può descrivercelo?

planetario
Planetario

“Noi abbiamo ricavato questa cupola dentro uno spazio esistente. Questa grande sala ha 25 metri di lunghezza, 15 di larghezza e 16 di altezza . la cupola non poteva quindi essere più larga di 14 metri. Abbiamo lasciato a vista lo scheletro esterno della struttura e il visitatore è accolto da una luce soffusa, una rappresentazione del Globo Farnese dà il benvenuto prima di accedere nella sala di proiezione.

Nonostante il finanziamento non sia stato enorme, abbiamo cercato di ottimizzare in tutti i modi il prodotto in base alle risorse disponibili.

planetario
Planetario

Sotto la cupola abbiamo 100 posti, anche qui una scelta strategica, se ne potevano mettere molti di più ma il pubblico sarebbe stato scomodo, si è cercato il massimo confort nella visione del cielo proiettato, adottando poltrone da teatro opportunamente modificate.

Pur essendo solo un planetario con cupola di 14 metri ci siamo sforzati di offrire un ambiente gradevole. Abbiamo anche installato 12 proiettori di immagini statiche, posti lungo l’emisfero della cupola, che danno un unica immagine “all sky”, abbiamo poi 3 proiettori video che mandano immagini fruibili dai 3 settori di posti. Siamo anche in grado di visualizzare immagini che generiamo in diretta con un software di grafica 3D.

Planetario
Planetario

Aggiungo che questo planetario lavora molto anche col suono, quindi l’acustica è stata particolarmente curata e sono stati installati costosi diffusori direzionali. Da una piccola consolle, tramite un monitor ed una tastiera si comandano 3 personal computer, dedicati ai vari sottosistemi quali la grafica, la parte meccanica, ecc, interfacciati ad un elaboratore centrale.”
In effetti l’effetto è notevole, ci si trova immersi in una piacevole luce azzurrina, le poltroncine disposte in file concentriche sono comode, il proiettore è poco voluminoso, un bel contrasto col vecchio sistema. Vediamo di saperne di più:
Il cuore del planetario è l’apparato di proiezione. Quali sono le sue caratteristiche?

”Lo Zeiss glorioso e antico è stato rimontato e ne abbiamo fatto un’ icona, purtroppo non è stato possibile ripararlo. Non potendo utilizzare lo Zeiss con le sue ottiche strepitose, abbiamo acquistato questo nuovo strumento Automation RSA Cosmos che è un proiettore squisitamente opto meccanico. Esso ha una grossa lampada ad arco al centro ed è dotato di una gran quantità di servomotori che permettono tutti i movimenti possibili. Visualizza 4500 stelle, ha i proiettori dei pianeti indipendenti e lavora sui due emisferi. La scelta di questa giovane ditta francese è stata motivata dal rapporto qualità/prezzo molto favorevole. Questo esemplare di proiettore, in particolare, non esiste in commercio poiché si tratta di un modello integrato da ulteriori sistemi per le nostre specifiche necessità.“
Chi ha assicurato il finanziamento dell’opera?

proiettore
Proiettore

“Questo planetario è stato realizzato grazie ad un primo finanziamento della Regione Lazio, che è stato il più cospicuo ,ai fondi della legge per Roma Capitale ed a fondi della Sovrintendenza alla Cultura del Comune di Roma. L’insieme di questi ha fatto sì che con un budget veramente basso si sia riusciti a costruire tutta la struttura. Nel progetto iniziale non era compreso il museo, però ci è sembrata una cosa ottima farlo, in tal modo si realizza un vero sistema che comprende il planetario, il museo astronomico ed il centro di documentazione. Noi avremo qui un posto dove tutti possono trovare documentazione, libri, materiale multimediale per approfondire questi argomenti.”

Alla consolle di gestione del planetario incontriamo Stefano Giovanardi, uno dei giovani curatori scientifici, a lui chiediamo: Quali ritieni siano i punti di forza di questo planetario? Quale è la filosofia con cui lavorate?

Stefano Giovanardi
Stefano Giovanardi

“Di particolare qui c’è la parte digitale. Ciò aggiunge tutta una serie di potenzialità al tipo di divulgazione che si può fare in un planetario. Noi possiamo trattare gli argomenti classici come i moti della Terra, i moti dei pianeti, il mutare della volta celeste, però tutto questo lo vogliamo integrare con elementi di approfondimento verso l’astrofisica moderna. E lo possiamo fare soprattutto grazie alla componente digitale che aiuta il pubblico a capire come l’astronomia moderna studia l’Universo in grande profondità. E’ difficilissimo affrontare questi temi con un planetario classico, visto che si va a parlare fondamentalmente di oggetti che non si vedono nelle proiezione normale. In questo modo riusciamo a trattare sia in senso divulgativo che didattico anche argomenti di grande attualità e questo ci sembra molto importante.”

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Planetario: consolle

“Tutti noi veniamo non solo da una formazione scientifica, astronomica in particolare, ma anche da una formazione in comunicazione della scienza, ad esempio io ho fatto il master della SISSA a Trieste. Combinando i due percorsi formativi in effetti ci rendiamo conto che nel planetario ci serve, più che la pedanteria sui contenuti, una grande attenzione a come veicolarli. Qui si ha a disposizione un ambiente interessante per l’atmosfera che crea e per le risorse di cui dispone e si può quindi proporre un discorso sull’universo combinando una serie di elementi che vanno dal cielo stellato stesso ad immagini, video e simulazioni tridimensionali che si possono fare in tempo reale, ad esempio una navigazione tra i pianeti, per ottenere non tanto di insegnare qualcosa a qualcuno, perché non siamo una scuola, ma di stimolare l’attenzione e la curiosità delle persone parlando di astronomia in modo scientifico”.
Credo che sia già possibile stilare un primo bilancio, siete soddisfatti? Che feedback avete dal pubblico?
“Il nostro obiettivo è riuscire ad interessare le persone e indurle a fare delle domande. E devo dire che questo succede abbastanza spesso, alla fine degli spettacoli molte persone vengono da noi a chiederci qualcosa. Se tu hai “acceso” la mente delle persone questo è un grandissimo risultato. Finora il feedback del pubblico è stato tanto ed è stato molto spontaneo. Sia direttamente alla fine degli spettacoli sia via email, sia per contatti vari che la gente ha piacere di prendere. Questo sicuramente significa che c’è un interesse e c’è una richiesta di astronomia a livello pubblico molto forte e noi stiamo riuscendo a stimolarla.
Certamente abbiamo molto ancora da lavorare su tanti aspetti ma tutto questo è incoraggiante.
Il tipo di pubblico che troviamo è sicuramente composto in buona parte da appassionati, oltre a molti astrofili ci sono anche i semplici curiosi e quelli che cercano un rapporto romantico con il cielo: già sono nati diversi amori sotto la cupola del planetario. Ma c’è anche una buona dose di persone esigenti che vogliono trattazioni più approfondite.”
Tenete conto delle richieste del pubblico per ottimizzare o avete un programma fisso, sempre quello?
“No, il programma è molto variegato, forse più di quanto accada in altri planetari perché spesso questi fanno a ripetizione sempre lo stesso spettacolo registrato, noi invece cerchiamo di avere un atteggiamento diverso inserendo tipologie di spettacoli che vanno da quelli di introduzione alla conoscenza del cielo, all’approfondimento astrofisico, agli spettacoli interattivi con i bambini, alle sperimentazioni tra musica e astronomia, agli sconfinamenti dell’astronomia verso altre discipline. Quindi in realtà la varietà di proposta è notevole, ci sono circa 20 titoli diversi che utilizziamo nella programmazione. Soprattutto la caratteristica di quasi tutti è che sono spettacoli fatti dal vivo, non registrati e devo dire che questo il pubblico lo apprezza tantissimo, c’è gente che è venuta a dirci: siamo contenti perché il vostro planetario non è “freddo” come potrebbe essere uno molto più grande e sofisticato che però ti fa vedere sempre lo stesso spettacolo.”
Idee nuove quindi e gente entusiasta del proprio lavoro. Ebbene questi ci sembrano i giusti requisiti per fare di questa struttura un punto di riferimento della divulgazione astronomica nel nostro Paese. Auguriamo al Planetario di Roma il pieno successo.

Planetario e Museo Astronomico
presso Museo della Civiltà Romana – Piazza G.Agnelli, 10 – 00144 Roma
Tel. 06/82077304
Apertura: lun-gio h 9-16; venerdì h 9-13
Web: www.comune.roma.it/planetario
E-mail: planetario@comune.roma.it

Fotografie di Maria Luisa Manai

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