Ieri 12 gennaio 2026 a Firenze è scomparso il prof. Mario Rigutti, figura di riferimento dell’astrofisica italiana e protagonista del rinnovamento dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Aveva 99 anni.

Nato a Trieste nel 1926, Rigutti attraversò da giovanissimo gli anni difficili della guerra, mantenendo però intatta la passione per l’astronomia che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Dopo gli studi tra Trieste e Firenze, si formò all’Osservatorio di Arcetri sotto la guida di Giorgio Abetti e Guglielmo Righini, distinguendosi per le sue ricerche sulla fotosfera solare e sulle bande molecolari del cianogeno. Negli anni Sessanta il suo percorso scientifico si aprì alla dimensione internazionale: prima al Dominion Observatory di Ottawa in Canada, poi all’Università di Berkeley in California dove entrò in contatto con alcuni dei protagonisti della fisica e dell’astrofisica solare del tempo. Fu protagonista di numerose spedizioni per l’osservazione di eclissi totali di Sole, contribuendo in modo decisivo alla conoscenza della corona solare. Fu in Canada (1963), in Grecia (1966), in Brasile (1966) e in Mauritania (1973). Da quest’ultima spedizione trasse ispirazione per il volume La scomparsa del Sole (Gianinni 2014), un racconto di viaggio e di culture nuove e di scienza.
Nel 1969 approdò a Napoli come Professore Ordinario di Astronomia all’Università Federico II e direttore degli Osservatori di Capodimonte e di Teramo. A Napoli, la sua guida, durata fino al 1992, segnò una stagione di profonda trasformazione scientifica, culturale e infrastrutturale.
«A lui si deve una profonda trasformazione scientifica e infrastrutturale dell’istituto» – commenta l’attuale direttore dell’Osservatorio, Pietro Schipani – «l’introduzione dell’indirizzo astrofisico all’Università di Napoli, la modernizzazione della strumentazione, la creazione del planetario didattico, dell’Auditorium e, nel 1991, del Museo dell’Osservatorio. Anche gli attuali astronomi di Capodimonte devono qualcosa al prof. Rigutti».
Instancabile divulgatore, autore di oltre 150 pubblicazioni scientifiche, Rigutti seppe parlare al grande pubblico con chiarezza e passione. Il suo libro Cento miliardi di stelle rimane un punto di riferimento per generazioni di lettori. Negli ultimi anni si dedicò anche alla narrativa e alla poesia, ottenendo numerosi riconoscimenti.
Nel 2019 il Minor Planet Center gli ha dedicato il pianetino (33823) Mariorigutti, un tributo alla sua lunga vita spesa a osservare e raccontare l’Universo.
Accanto alla scienza, coltivava l’arte del disegno a matita e un profondo amore per la musica classica che considerava una forma di armonia affine a quella del cosmo.
Socio di numerose Società scientifiche, Rigutti è stato presidente dell’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche di Napoli nel 1991 e della Società Astronomica Italiana dal 1977 al 1981. È stato inoltre tra i fondatori e direttore del Giornale di Astronomia, contribuendo in modo decisivo alla crescita della cultura astronomica nel nostro Paese.
La comunità astronomica italiana perde oggi un protagonista appassionato e generoso, un uomo capace di unire rigore scientifico, visione culturale e un profondo impegno civile nella diffusione del sapere.
A cura di Mauro Gargano













