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18 Febbraio 2020
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    La sonda europea, dopo due rinvii per il lancio ha finalmente iniziato il suo viaggio per aiutarci a comprendere quel che ancora ci sfugge del nostro Sole.

    Una suggestiva immagine del lancio dell'Atlas V 411, da Cape Canaveral, a bordo del quale viaggia la sonda europea per lo studio del Sole Solar Orbiter. Crediti: ESA - S. Corvaja

    Questa mattina all’alba la sonda europea per lo studio del Sole Solar Orbiter è finalmente partita per la sua missione. Dopo due rinvii, per le condizioni meteo e per un problema tecnico, a bordo di un Atlas V 411 della NASA, ha iniziato il suo viaggio partendo dal  Kennedy Space Center a Cape Canaveral, Florida, alle 05:03 ora italiana.

    Vi abbiamo parlato di questa missione e sugli enigmi ancora da risolvere del nostro Sole nell’ultimo numero, il 241 di febbraio, della nostra rivista (basta cliccare qui a destra sull’immagine per accedre gratuitamente all’approfondimento).

    SolO, così viene abbreviato il nome, riuscirà per la prima volta ad osservare le uniche zone del Sole che ancora non conosciamo come le sue regioni polari. Osservando zone inacessibili ai telescopi da Terra o alle sonde in orbite sul piano dell’eclittica, dal suo particolare punto di vista la Solar Orbiter potrà anche seguire in tempo reale e in modo continuo nel tempo quelle manifestazioni della sua superficie, come le espulsioni di massa coronali, che sarebbero all’origine del vento solare, per comprenderne meglio le dinamiche e affinare le previsioni di quello che viene chiamato Space weather, il meteo spaziale, importanti per il loro effetto su sonde e satelliti, ma anche in caso di viaggi umani interplanetari.

    «Come esseri umani, abbiamo sempre avuto familiarità con l’importanza del Sole per la vita sulla Terra, osservandolo e indagando su come funziona in dettaglio, ma sappiamo anche da tempo che ha il potenziale per interrompere la nostra vita di tutti i giorni se dovessimo trovarci nella linea di fuoco di una potente tempesta solare», speiga Günther Hasinger, direttore scientifico dell’ESA. «Entro la fine della  missione Solar Orbiter, sapremo più di quanto abbiamo mai saputo sia sulla forza nascosta responsabile del comportamento mutevole del Sole sia della sua influenza sul nostro pianeta natale».

    Grazie all’assist gravitazionale di Venere, e in un caso della Terra, SolO si troverà in orbite sempre più inclinate rispetto all’eclittica e vicina al Sole, per poter così osservare la nostra stella da un punto di vista privilegiato, che nessun’altra sonda solare ha mai raggiunto prima. Nel punto più vicino al Sole della sia orbita, SolO si troverà a circa 42 milioni di chilometri dalla superficie solare (un po’ più vicino di Mercurio). La tecnologia all’avanguardia dei suoi scudi garantirà la protezione degli strumenti scientifici del veicolo spaziale per temperature fino a 500 ° C, ovvero fino a 13 volte il calore percepito dai satelliti in orbita terrestre.

    «Dopo una ventina di anni dall’inizio, sei di costruzione e più di un anno di test, insieme ai nostri partner industriali abbiamo creato nuove tecnologie ad alta temperatura e vinto la sfida di costruire un veicolo spaziale pronto ad affrontare il Sole per studiarlo da vicino», aggiunge César García Marirrodriga, responsabile del progetto Solar Orbiter dell’ESA.

    In poco meno di due anni, Solar Orbiter raggiungerà la sua orbita operativa, nel corso della missione raggiungerà un’orbita dall’inclinazione di 17° sopra e sotto l’equatore solare e, se tutto andrà bene, in unam issione estesa potrà raggiungere un’inclinazione fino a 33°.

    La missione gode anche di un importante cotributo NASA, non solo per il lancio ma entrando a far parte dell’Heliophysics System Observatory della NASA , andando a completare lo studio del Sole dallo spazio già cominciato con la Solar Parker Probe, della quale è complementare.

    «Solar Orbiter farà cose straordinarie. In combinazione con le altre missioni della NASA lanciate di recente per studiare il Sole, stiamo acquisendo nuove conoscenze senza precedenti sulla nostra stella», ha affermato Thomas Zurbuchen (NASA). «Insieme ai nostri partner europei, stiamo entrando in una nuova era per la Fisica solare, che trasformerà lo studio del Sole e contribuirà a rendere più sicuri gli astronauti che viaggeranno nelle missioni del programma Artemis sulla Luna».


    Un viaggio alla scoperta dei segreti del SOLE

    50 anni di fisica solare e il nuovo Solar Orbiter europeo

    Coelum Astronomia di Febbraio 2020
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