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23 Luglio 2019
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    La sonda Nasa SDO ha catturato le immagini di una pioggia di plasma avvenuta sul Sole, e più recentemente la creazione di una enorme macchia solare. Il plasma raffreddatosi si è condensato su i campi magnetici che avvolgono la stella, cosi da renderli visibili e gli scienziati ne hanno approfittato per poter studiare in modo approfondito il loro movimenti.

    L’immagine combina gli scatti di due strumenti NASA installati su Solar Dynamics Observatory (SDO): Helioseismic and Magnetic Imager (HMI)e l’ Advanced Imaging Assembly (AIA). CREDIT: NASA / SDO / AIA / HMI / Goddard Space Flight Center

    Che il Sole sia un astro turbolento lo sappiamo bene, ma gli eventi che si verificano sulla sua superficie possono essere molto diversi. Alcuni sono costituiti da un “semplice” brillamento solare; altri mostrano un’espulsione aggiuntiva di materiale solare e prendono il nome di espulsioni di massa coronale (CME Coronal Mass Ejections); altri ancora producono una pioggia coronale, dovuta a strutture messe in movimento dalle variazioni nei campi magnetici che circondano il Sole.

    Il 19 luglio 2012 (ma l’analisi dei dati relativi e il filmato che li rappresenta arrivano solo ora) un eruzione solare ha prodotto tutti e tre gli eventi, ed è stata catturata dalla sonda della NASA SDO (Solar Dynamics Observatory). Un brillamento solare moderatamente potente è esploso sulla parte in basso a destra del sole, provocando l’invio di luce e radiazioni; lo ha seguito un’espulsione di massa coronale diretta verso lo spazio esterno, con una conseguente pioggia coronale causata dai campi magnetici del Sole.

    Nel corso del giorno successivo all’eruzione, il plasma incandescente si è raffreddato e condensato lungo i forti campi magnetici della regione solare. Questi campi magnetici sono invisibili, ma il plasma raffreddatosi è costretto a muoversi lungo le loro linee, mostrandone brillantemente i contorni a una lunghezza d’onda ultravioletta di 304 Angstrom, che evidenzia un materiale ad una temperatura di circa 50.000 Kelvin. Quindi il plasma agisce come un tracciante, aiutando gli scienziati ad osservare e studiare “la danza” dei campi magnetici sul sole. In alcuni settori sembra che i campi rientrino lentamente verso la superficie solare.

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