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23 Settembre 2018
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    Grazie a una campagna Kickstarter e alla citizen science promossa dal sito Planet Hunters, un gruppo di 200 scienziati guidati da Tabetha Boyajian ha scoperto che la variazione di luminosità della Stella di Tabby dipende dalla frequenza, indicando la presenza di polvere e non escludendo l’ipotesi delle esocomete.
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    Rappresentazione artistica della Stella di Tabby. Crediti: Danielle Futselaar/METI International

    Un team di oltre 200 ricercatori guidato da Tabetha Boyajian della Louisiana State University, prima autrice dell’articolo che nel 2015 ne ha annunciato la scoperta, è a un passo dal risolvere il mistero che si cela dietro la stella più misteriosa dell’Universo: KIC 8462852, denominata anche Stella di Tabby dalla stessa Boyajian. La Stella di Tabby è una normale stella, circa il 50 per cento più grande e mille gradi più calda del nostro Sole, che si trova a poco meno di 1.500 anni luce da noi in direzione della costellazione del Cigno. La sua peculiarità è che presenta insolite fluttuazioni di luminosità, con una variabilità aperiodica e abbassamenti repentini di luminosità che arrivavano fino al 20 percento. Sono state proposte diverse teorie per spiegare il comportamento anomalo della stella, tra cui quella di una megastruttura aliena che orbita attorno alla stella stessa.

    Il mistero della Stella di Tabby è così intrigante che più di 1.700 persone hanno donato oltre 100mila dollari attraverso una campagna Kickstarter, la piattaforma americana di crowdfunding, in sostegno a osservazioni mirate della stella usando una rete di telescopi presenti in tutto il mondo. I risultati ottenuti da Boyajian e colleghi, in collaborazione con l’Osservatorio di Las Cumbres, sono ora disponibili in un nuovo paper pubblicato su Astrophysical Journal Letters.

    «La nostra speranza era quella di osservare una variazione di luminosità della stella in tempo reale, a tutte le lunghezze d’onda. Un simile comportamento avrebbe indicato la presenza, attorno alla stella, di qualcosa di opaco, come un disco orbitante, un pianeta o una stella, o anche strutture di dimensioni maggiori», spiega Jason Wright, ricercatore al Penn State Department of Astronomy and Astrophysics.

    Invece il team ha scoperto che la luminosità della stella si è attenuata molto di più ad alcune lunghezze d’onda rispetto ad altre. «Molto probabilmente la causa di questa variazione di luminosità è da imputarsi alla polvere, che attenua in maniera diversa le varie lunghezze d’onda, non risultando mai completamente opaca, come ci si aspetterebbe da un pianeta o da una struttura aliena», osserva Boyajian.

    Gli scienziati hanno osservato in dettaglio la stella dall’Osservatorio Las Cumbres da marzo 2016 a dicembre 2017. A partire dal maggio 2017 hanno riscontrato quattro episodi nei quali la luminosità della stella è diminuita. A questi quattro episodi è stato dato un nome, proposto e votato dai sostenitori della campagna di crowdfunding. I primi due sono stati chiamati Elsie e Celeste. Gli ultimi due hanno preso il nome da due antiche città perdute: Scara Brae in Scozia e Angkor in Cambogia.

    Gli autori dell’articolo riportano che, per certi aspetti, ciò che sta accadendo alla stella in questione è simile a quello che è successo a queste città perdute. «Sono episodi antichi. Stiamo osservando cose accadute più di mille anni fa», scrivono. «Sono quasi certamente causati da un qualcosa di ordinario, almeno su scala cosmica, ma questo non li rende meno interessanti, anzi». E, come le antiche città, rimangono avvolti dal mistero.

    Il metodo con cui questa stella è stata studiata – raccogliendo e analizzando una grande mole di dati provenienti da un singolo target (la stella) – segna una nuova era dell’astronomia osservativa. Il gruppo di citizen scientists, attraverso il sito Planet Hunters, ha setacciato enormi quantità di dati raccolti dalla missione Kepler della NASA e sono stati loro a rilevare per la prima volta il comportamento insolito della stella.

    Il principale obiettivo della missione Kepler è quello di trovare pianeti, ricercando e rilevando l’attenuazione periodica della luminosità delle stelle, che può essere indotta da un pianeta che ruota attorno alla stella stessa, oscurandola periodicamente. Il sito di citizen science Planet Hunters è stato istituito per dare la possibilità ai cittadini volontari di tutto il mondo, di dare il loro contributo alla scienza, analizzando i dati di Kepler alla ricerca di pianeti extrasolari.

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    L’astronoma Tabetha Boyajian

    «Se non fosse stato per queste persone, che hanno uno sguardo imparziale sul nostro Universo, questa insolita stella sarebbe stata trascurata», sottoliena Boyajian. «E ancora, senza il supporto pubblico, non avremmo questa grande quantità di dati da analizzare ottenuti da questa lunga sessione di osservazione dedicata alla stella».

    «Quest’ultima ricerca esclude la presenza di megastrutture aliene ma rende plausibili altri fenomeni che potrebbero spiegare l’oscuramento della stella» ha detto Wright. «Ci sono modelli che coinvolgono materiale circumstellare – come le eso-comete, che erano state proposte originariamente dalla squadra della Boyajian – il cui comportamento sembrerebbe essere coerente con i dati che abbiamo». Wright sottolinea anche che «alcuni astronomi preferiscono l’idea che non ci sia nulla che sta bloccando la stella, la cui luminosità si starebbe attenuando da sola – e anche questo sarebbe coerente con i dati raccolti».

    «È emozionante» conclude Boyajian. «Sono molto riconoscente a tutte le persone che hanno contribuito a questo lavoro negli ultimi anni: il gruppo di citizen scientist e gli astronomi professionisti. Avere tutte queste persone che contribuiscono a raggiungere questi risultati in astronomia è un’esperienza di grande umiltà».

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