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    Nome in codice Grb 190114C, è il primo gamma ray burst mai rilevato con telescopi Cherenkov, dunque alle energie del TeV. Particolarmente brillante, è stato osservato da numerosi telescopi spaziali e terrestri, e fornirà agli astrofisici informazioni cruciali sull’origine di questi fenomeni – i più energetici dell’universo dopo il Big Bang

    Rappresentazione artistica di un Grb. Crediti: Nasa / Swift / Mary Pat Hrybyk-Keith e John Jones. Fonte: Wikimedia Commons

    «Ka-boooom! We got it». Un tweet che non poteva passare inosservato, quello postato mercoledì scorso, 15 gennaio, sul canale Magic Telescopes. Cos’è mai rimasto impigliato, questa volta, nei due specchi Cherenkov da 17 metri di diametro ciascuno che formano i telescopi di Magic, uno fra i più grandi osservatori per raggi gamma al mondo?

    Per scoprirlo basta andare sull’omonima pagina Facebook, dove un post delle 06:11 del 15 gennaio annuncia trionfante, con tanto di refuso e cuoricino: «Hello! We dedected our first GRB!». Refuso e cuoricino dettati da una comprensibile emozione: se davvero i telescopi Magic hanno visto un Grb — vale a dire, un lampo di raggio gamma — si tratta di una scoperta eccezionale. È da anni che gli astrofisici sperano di riuscirci, perché la tecnica impiegata dalla coppia Magic per rivelare i raggi gamma consente di arrivare a energie elevatissime, il cosiddetto “dominio del TeV”. Un territorio inesplorato, al quale nessuno degli attuali telescopi spaziali per raggi gamma ha accesso.

    Dunque Magic ha visto il primo lampo gamma della storia mai rivelato tramite l’effetto Cherenkov” — la luce bluastra prodotta da una particella quando viaggia nell’atmosfera a velocità superiore a quella che ha la luce stessa nell’atmosfera? A dirlo non sono solo i post più o meno ufficiali che si susseguono in queste ore sui social network: basta dare un’occhiata alla pagina che raccoglie, in ordine cronologico, le “circolari” — con tanto di coordinate — che si scambiano gli astrofisici della comunità mondiale dei lampi di raggi gamma quando vedono qualche segnale, e subito balza agli occhi che negli ultimi giorni è accaduto qualcosa. Qualcosa di grosso. Qualcosa che ha un nome: Grb 190114C.

    Partiamo dalla sigla. “Grb” sta per gamma ray burst, lampo di raggio gamma, appunto. “190114″ è la data in cui è stato osservato per la prima volta: il 14 gennaio 2019. E la lettera “C” sta a indicare che si tratta del terzo Grb visto quel giorno. Già di per sé questo è un fatto curioso: non capita spesso che vengano rilevati tre lampi gamma in un giorno solo.

    Ma torniamo alla lista. Scorrendola a ritroso si scopre che il primo avvistamento di Grb 190114C è dovuto al rapidissimo Swift, il cacciatore di lampi gamma della Nasa con a bordo specchi per raggi X made in Italy (progettati e costruiti all’Inaf di Brera). Alle 22:17 ora italiana del 14 gennaio J. D. Groipp e colleghi della Pennsylvania State University riferiscono che venti minuti prima, alle 20:57:03 Gmt (21:57:03 ora italiana), Swift ha rivelato un lampo gamma molto luminoso con una controparte ottica, «a very bright burst with a bright optical counterpart». E ne fornisce le coordinate: 3h 38m di ascensione retta, –26 gradi e 56 primi di declinazione. Grosso modo in direzione della costellazione della Fornace – nel cielo australe, dunque, ma non di tanto: è una regione di cielo visibile anche dalle Canarie, per esempio. Dove si trovano, fra i tanti ospitati sull’Isola di La Palma, anche i due telescopi di Magic.

    Avute le coordinate, ecco che subito tutti i maggiori telescopi dallo spazio e da terra puntano quella zona di cielo per vedere cosa mai stia accadendo — d’altronde è proprio a questo che servono le circolari della rete Gcn. E le conferme fioccano.

    Lo vede dalle Canarie il telescopio robotico russo Master-Iac. Lo vede, sempre dalla Canarie, il Nordic Optical Telescope, che riesce a fornire una prima stima della distanza della sorgente: il lampo gamma ha un redshift di z = 0,42, che nel gergo degli astronomi sta a significare qualche miliardo di anni luce.
    E lo vedono, a cascata, tutti gli habitué del piccolo mondo dei Grb: Fermi della Nasa, Integral dell’Esa, l’italiano Agile, il Very Large Telescope dell’Eso, il piccolo Rem dell’Inaf…

    Ma nella lista degli “avvistatori” c’è anche qualcuno che habitué non lo è affatto: Magic, appunto. I cui rivelatori per luce Cherenkov, circa 50 secondi dopo l’alert di Swift, osservano «un evidente eccesso di eventi gamma con significatività superiore a 20 sigma» a energie superiori a 300 GeV. È il primo lampo di raggio gamma mai registrato nel “dominio del TeV”. Là dove l’energia si misura in migliaia di miliardi di elettronvolt. Là dove nessun Grb era stato visto mai.

    La scoperta, se verrà confermata, è importante per almeno tre motivi. Anzitutto, potrà fornire agli astrofisici dati inediti e preziosi su uno dei fenomeni più misteriosi dell’universo — i lampi di raggi gamma, dei quali ancora non sono del tutto chiari i meccanismi di produzione. Secondo, sarebbe il coronamento di un periodo d’oro per i telescopi Magic, già fra i protagonisti — il 22 settembre 2017 — della rilevazione del primo segnale elettromagnetico conosciuto associato a un neutrino cosmico. Infine, aprirebbe la strada a un ambito di ricerca particolarmente ghiotto per Cta, il futuro Cherenkov Telescope Array. Insomma, una notizia che continueremo a seguire su queste pagine, e sulla quale contiamo di poter tornare al più presto, per approfondirla come merita insieme agli scienziati protagonisti della scoperta.

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