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21 Settembre 2018
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    Analizzando due immagini di archivio del telescopio spaziale Hubble, risalenti al 2009 e al 2010, un team di astronomi guidato da Csaba Kiss, del Konkoly Observatory di Budapest, ha individuato un satellite da qualche centinaio di km attorno al terzo pianeta nano più grande. Lo studio su ApJ

    La luna scoperta attorno a 2007 OR10, indicata dalle frecce, nelle due immagini ottenute con la Wide Field Camera 3 di Hubble nel 2009 e nel 2010. Crediti: Nasa, Esa, C. Kiss (Konkoly Observatory), e J. Stansberry (Stsci)

    A insospettirli è stata la lentezza. Il grosso oggetto transnettuniano (225088) 2007 OR10 – ma si può dare un nome così al terzo più grande pianeta nano conosciuto? – impiega 45 ore per ruotare su se stesso. Troppe per un abitante della fascia di Kuiper: là da quelle parti – la distanza di 2007 OR10 dal Sole oscilla tra i 5 e i 15 miliardi di km – i giorni di solito corrono molto più in fretta. Più o meno come qui sulla Terra. «I periodi di rotazione caratteristici degli oggetti della fascia di Kuiper sono inferiori alle 24 ore», spiega il primo autore dello studio, Csaba Kiss, del Konkoly Observatory di Budapest. «Pensando che la lentezza potesse essere dovuta all’attrazione gravitazionale di una luna, ci siamo messi a guardare nell’archivio delle immagini di Hubble».

    E ci hanno visto giusto. In due immagini raccolte, rispettivamente, il 6 novembre 2009 e il 18 settembre 2010, così deboli da essere sfuggite ai controlli effettuati all’epoca, ecco le tracce inequivocabili di un secondo corpo gravitazionalmente legato a 2007 OR10.

    Per stimare le dimensioni dei due corpi celesti le sole immagini della Wide Field Camera 3 di Hubble non erano però adeguate. Kiss e colleghi sono stati costretti a fare ricorso a un altro telescopio spaziale, quello dell’Esa Herschel, le cui immagini nel lontano infrarosso hanno permesso di stabilire che 2007 OR10 ha un diametro superiore a 1500 km, mentre quello della luna dovrebbe essere compreso tra i 240 e i 400 km (237 stando alle sole misure di albedo).

    I risultati, non del tutto inediti (la notizia era già circolata lo scorso anno) ma certo preziosi per ricostruire la dinamica delle collisioni in quella regione remotissima del Sistema solare, saranno pubblicati su The Astrophysical Journal Letters.

    Per saperne di più:


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