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2 Luglio 2020
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    La supergigante rossa che in queste ultime settimane aveva sorpreso astronomi e appassionati per il suo calo di luminosità importante e repentino, sembra essere in ripresa… per il momento niente “supernova galattica”.

    Solo qualche giorno fa, le immagini del VLT dell'ESO mostravano l'oscuramento di più della metà della superficie della stella, probabilmente per via dei gas e delle polveri emesse dalla stella morente, ma forse anche di macchie stellari particolarmente estese. Dopo la metà di febbraio sembra che la stella stia invece riacquistando luminosità. Crediti: ESO/M. Montargès et al.

    Dalle ultime misurazioni effettuate sulla sua luminosità, dopo un piccolo ulteriore calo, Betelgeuse sembra essersi ripresa… gli indizi indicano infatti un aumento in corso della sua luminosità. Niente supernova galattica quindi, almeno per il momento. La supergigante rossa infatti si avvia comunque verso quel destino, ma il “quando” resta ancora un terno al lotto.

    Lo annuncia l’ultimo bollettino, del 22 febbraio, pubblicato su astronomerstelegram.org, la piattaforma a disposizione degli astronomi per favorire la distribuzione veloce dei risultati delle osservazioni. I dati delle ultime due settimane dicono che la sua luminosità avrebbe raggiunto un minimo tra il 7 e il 13 febbraio, con una magnitudine attorno alla +1,6, e che ora sarebbe in ripresa. Solo qualche giorno fa, dall’ESO è arrivata la notizia delle immagini riprese da VISIR e SPHERE, montati su VLT, che mostravano la concentrazione di gas e polveri attorno alla stella e il forte oscuramento di più di metà della superficie della stella, in quel momento Betelgeuse brillava di magnitudine +1,3.

    La rossa Betelgeuse in tempi migliori di questi, nel marzo 2017, ripresa da Giorgia Hofer, nell'insieme della magnificenza della costellazione di cui fa parte, Orione. Nel numero di marzo 2020 di Coelum Astronomia, Giorgia ci offre qualche consiglio per seguire le sorti della stella, con un pizzico di speranza nel vederla, prima o poi, splendere come una supernova galattica. In basso a sinistra fa capolino M42, la nebulosa di Orione. Clicca sull

    Questo minimo ora rivelato, sarebbe consistente con il periodo di variabilità della stella, che è calcolato tra 420/430 giorni. Anche se il calo particolarmente repentino e profondo aveva stupito tutti gli osservatori, rientrebbe nella norma della turbolenta fase del fine vita di una stella di sequenza, com’è Betelgeuse, che si trova ormai verso il termine della sua vita.

    Un ulteriore bollettino, del 24 febbraio, ha poi rivelato come l’energia totale della stella, misurata negli infrarossi, non sia in realtà sostanzialmente cambiata negli utlimi 50 anni se non di molto poco (al netto degli errori della strumentazione utilizzata nelle diverse misurazioni), il calo repentino nella magnitudine visuale sarebbe dunque dovuto a fenomeni locali, probabilmente nella linea di vista. Come anche lo strumento VISIR del VLT indicava, quindi, a possibili nubi di gas e materiale espulso dalla stella, o a modifiche delle caratteristiche della sua superficie (temperatura e corrispondente aspetto, come possono essere le macchie solari). Potrebbe ancora esplodere domani come entro 100 mila anni, ma di sicuro questo piccolo deafult non indica l’imminente esplosione della stella.

    Ora si dovrà continuare a monitorare la stella con osservazioni possibilmente in tutte le lunghezze d’onda, non solo per comprendere la natura di questo calo, ma anche per capire cosa combinerà adesso… segretamente sperando sempre in una esplosione in supernova che sarebbe tanto strabiliante da osservare quanto importante per lo studio dell’evoluzione stellare.

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