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Rappresentazione artistica delle capacità scientifiche del telescopio spaziale James Webb della Nasa. Sia l’imaging che la spettroscopia saranno fondamentali per la missione. Crediti: Nasa, Esa e A. Feild (STScI)

Il nome in codice è Dd-Ers, e sta per Director’s Discretionary Early Release Science: è il programma di quelle che saranno le prime settimane di attività scientifica del James Webb Space Telescope, durante le quali è il direttore a scegliere come impiegarlo, dopo aver valutato le proposte giunte dalla comunità scientifica. In pratica, è il primo assaggio che l’erede dello Hubble Space Telescope offrirà alla comunità scientifica una volta giunto a destinazione (se tutto va secondo i programmi, arriverà in L2 entro la fine del 2019). Di proposte ne sono arrivate un centinaio, e l’elenco delle 13 selezionate da Ken Sembach, direttore dello Space Telescope Science Institute (Stsci) di Baltimora (Maryland, Usa), è ora disponibile in rete.

«Vogliamo che la comunità possa essere il più produttiva possibile dal punto di vista scientifico, e che questo avvenga prima possibile», ha detto Sembach, «per cui sono molto soddisfatto di poter dedicare quasi cinquecento ore del tempo discrezionale del direttore a queste osservazioni Ers».

Le ore, per la precisione, saranno 460, e i programmi scientifici sono i più disparati. Partendo dal più vicino a noi, dunque nel Sistema solare, c’è un obiettivo che avrebbe reso orgoglioso Galileo: l’osservazione per quasi dieci ore del sistema gioviano, in particolare le due lune Io e Ganimede. Seguono due programmi dedicati ai pianeti extrasolari, mondi come Wasp-39b and Wasp-43b, sui quali Jwst dispiegherà tutta la potenza dei suoi spettrografi infrarossi per caratterizzarne l’atmosfera e scoprire quanto sia o meno adatta a ospitare forme di vita. Le restanti ore si divideranno tra fisica stellarebuchi neri supermassiccigalassie remote, con le quali Jwst inizierà a esercitarsi puntando il suo enorme specchio composito da 6.5 metri di diametro verso la stessa regione del programma Frontier Fields di Hubble – tanto per far vedere subito di che pasta è.

«Tutti programmi osservativi che non solo produrranno una scienza eccellente, ma saranno anche una risorsa unica per dimostrare alla comunità scientifica mondiale le capacità d’indagine di questo straordinario osservatorio», sottolinea Sembach, mettendo in chiaro lo scopo del programma Dd-Ers.

Pensando alle caratteristiche di Jwst e della sua suite di strumenti, e non ultimo considerando quanto è costato, le attese della comunità scientifica sono un po’ come quella d’un cliente che varca la soglia d’un ristorante stellato – anzi, per qualche anno almeno, del più stellato di tutti. Senza contare che raccoglie il testimone non proprio comodissimo d’uno “chef” leggendario qual è Hubble. È dunque cruciale che già dall’antipasto Jwst riesca a dimostrare di essere all’altezza delle aspettative.


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