A inizio anno è stata fatta un’importante simulazione sull’accrescimento del buco nero supermassiccio della galassia M60-UCD1.
Cos'è M60-UCD1?
M60-UCD1 è una galassia nana ultracompatta situata vicino a M60 nell’ammasso della Vergine, distante circa 54 milioni di anni luce da noi. Nonostante sia parte della classe delle galassie piccole, ospita un buco nero supermassiccio, pari a 20 milioni di volte la massa solare; una dimensione così enorme che il 15% della massa totale della galassia è dovuto solo al buco nero.
Cosa sono le galassie nane ultracompatte (UCD)?
Le UCD sono residui di galassie nane, spogliate delle stelle e del gas più esterni, a causa di interazioni mareali dovute allo scontro tra queste e galassie di dimensioni più grandi. Sono costituite, per la maggior parte, da popolazioni di stelle vecchie (nessuna stella giovane è stata osservata) e contengono una riserva di gas molto povera; sono talmente insolite che possono essere viste come grandi ammassi isolati di stelle. La peculiarità di essere carenti di gas, rende questi oggetti dei buoni laboratori per testare l’accrescimento del buco nero supermassiccio dovuto al solo vento stellare, prodotto dal cluster di stelle vicino al centro della galassia.
Perché è importante fare simulazioni su questa classe di galassie?
Capire come il gas arriva all’interno di un buco nero e se quest’ultimo può essere alimentato solo dalle stelle vicine sono misteri dell’astrofisica moderna e nelle galassie normali è ancora più difficile comprenderlo: il gas proviene dall'ammasso nucleare stellare, ma anche dal disco galattico, ovvero dalle zone più periferiche; dunque, diventa necessario anche capire come questo riesca a viaggiare da migliaia di anni luce fino al centro del buco nero. Le galassie nane ultracompatte eliminano il problema del gas proveniente dal disco galattico perché non ne hanno e rende possibile quantificare, intanto, il ruolo del cluster di stelle vicine al nucleo, nell’accrescimento del buco nero.
Cosa svela la simulazione?
Per questa simulazione è stata scelta M60-UCD1 perché, attraverso delle osservazioni precedenti, era stata confermata l’esistenza di un buco nero supermassiccio nel suo nucleo ed era stata osservata una sorgente ignota nelle lunghezze d’onda dei raggi X; quest’ultima potrebbe essere la firma dell’accrescimento debole oppure della radiazione emessa da stelle binarie a raggi X (due stelle che sono legate gravitazionalmente).
I risultati della simulazione mostrano che il modello di accrescimento di un buco nero attraverso i venti stellari è adeguato per la galassia in esame e la sorgente di raggi X potrebbe essere, con buona probabilità, dovuta a questo. Tuttavia, per poter escludere totalmente l’ipotesi delle binarie, saranno necessarie in futuro delle osservazioni nello spettro delle onde radio, combinate idealmente con quelle nei raggi X. Inoltre, ad oggi sono poche le galassie nane ultracompatte conosciute, con un buco nero supermassiccio al loro centro; questo rende ancora più una sfida confermare il modello di accrescimento attraverso venti solari, perché non è possibile applicarlo ad un numero sufficiente di questi oggetti.
Fonte: IOP SCIENCE
A inizio anno è stata fatta un’importante simulazione sull’accrescimento del buco nero supermassiccio della galassia M60-UCD1.
Cos'è M60-UCD1?
M60-UCD1 è una galassia nana ultracompatta situata vicino a M60 nell’ammasso della Vergine, distante circa 54 milioni di anni luce da noi. Nonostante sia parte della classe delle galassie piccole, ospita un buco nero supermassiccio, pari a 20 milioni di volte la massa solare; una dimensione così enorme che il 15% della massa totale della galassia è dovuto solo al buco nero.
Cosa sono le galassie nane ultracompatte (UCD)?
Le UCD sono residui di galassie nane, spogliate delle stelle e del gas più esterni, a causa di interazioni mareali dovute allo scontro tra queste e galassie di dimensioni più grandi. Sono costituite, per la maggior parte, da popolazioni di stelle vecchie (nessuna stella giovane è stata osservata) e contengono una riserva di gas molto povera; sono talmente insolite che possono essere viste come grandi ammassi isolati di stelle. La peculiarità di essere carenti di gas, rende questi oggetti dei buoni laboratori per testare l’accrescimento del buco nero supermassiccio dovuto al solo vento stellare, prodotto dal cluster di stelle vicino al centro della galassia.
Perché è importante fare simulazioni su questa classe di galassie?
Capire come il gas arriva all’interno di un buco nero e se quest’ultimo può essere alimentato solo dalle stelle vicine sono misteri dell’astrofisica moderna e nelle galassie normali è ancora più difficile comprenderlo: il gas proviene dall'ammasso nucleare stellare, ma anche dal disco galattico, ovvero dalle zone più periferiche; dunque, diventa necessario anche capire come questo riesca a viaggiare da migliaia di anni luce fino al centro del buco nero. Le galassie nane ultracompatte eliminano il problema del gas proveniente dal disco galattico perché non ne hanno e rende possibile quantificare, intanto, il ruolo del cluster di stelle vicine al nucleo, nell’accrescimento del buco nero.
Cosa svela la simulazione?
Per questa simulazione è stata scelta M60-UCD1 perché, attraverso delle osservazioni precedenti, era stata confermata l’esistenza di un buco nero supermassiccio nel suo nucleo ed era stata osservata una sorgente ignota nelle lunghezze d’onda dei raggi X; quest’ultima potrebbe essere la firma dell’accrescimento debole oppure della radiazione emessa da stelle binarie a raggi X (due stelle che sono legate gravitazionalmente).
I risultati della simulazione mostrano che il modello di accrescimento di un buco nero attraverso i venti stellari è adeguato per la galassia in esame e la sorgente di raggi X potrebbe essere, con buona probabilità, dovuta a questo. Tuttavia, per poter escludere totalmente l’ipotesi delle binarie, saranno necessarie in futuro delle osservazioni nello spettro delle onde radio, combinate idealmente con quelle nei raggi X. Inoltre, ad oggi sono poche le galassie nane ultracompatte conosciute, con un buco nero supermassiccio al loro centro; questo rende ancora più una sfida confermare il modello di accrescimento attraverso venti solari, perché non è possibile applicarlo ad un numero sufficiente di questi oggetti.
Fonte: IOP SCIENCE
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