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Comprendere l’origine delle stelle significa anche comprendere l’origine stessa dell’Universo.
Le prime stelle , Popolazione III, non sono mai state osservate in modo diretto. La loro esistenza è prevista in modo teorico e rappresenta uno dei grandi obiettivi dell’astrofisica moderna.
Adesso vi racconto della scoperta riguardante la stella SDSS J0715–7334, nella Grande Nube di Magellano che è stata descritta in un lavoro pubblicato su Nature Astronomy. Uno studio che rappresenta oggi il riferimento principale per l’analisi delle stelle ultra-povere di metalli. Insomma, le stelle “sempliciotte”. Gli autori hanno identificato una stella con metallicità pari a circa 0,005% di quella solare, estrema povertà sia di ferro che di carbonio, caratteristiche compatibili con una formazione da gas quasi primordiale. Ricordiamo che dopo il Big Bang, l’Universo era composto quasi esclusivamente da idrogeno ed elio. Le prime stelle si formarono in questo ambiente semplice, ma estremamente instabile. Queste stelle erano molto massicce, vivevano pochi milioni di anni e in più esplodevano come supernove. Il loro ruolo è stato fondamentale perché hanno prodotto i primi elementi pesanti, dando inizio alla chimica cosmica. Come mostrato nei modelli teorici di formazione stellare primordiale (Bromm & Larson 2004; Bromm & Yoshida 2011), queste stelle erano profondamente diverse da quelle che osserviamo oggi.
Questa illustrazione mostra la Grande Nube di Magellano, la Via Lattea e la stellagigante rossa evoluta a bassa metallicità SDSS J0715–7334. Le sue caratteristiche ci aiutano a comprendere meglio come le stelle nell'Universo crescono e acquisiscono le loro proprietà attuali. ( Credit: Navid Marvi/Carnegie Science)
SDSS J0715–7334
SDSS J0715–7334 appartiene con ogni probabilità alla Popolazione II primitiva, ovvero una generazione successiva alle prime stelle. Sappiamo che la metallicità rappresenta un indicatore chiave nell’evoluzione cosmica. Studi precedenti (Beers & Christlieb 2005) hanno dimostrato che le stelle estremamente povere di metalli sono strumenti fondamentali per ricostruire la storia dell’Universo. Tuttavia, SDSS J0715–7334 si distingue perché, è povera non solo di ferro ma anche di carbonio (a differenza di molte altre stelle antiche), questo la rende una delle stelle più “pure” mai osservate.
Come già scritto, ma ci tengo a riprendere il concetto, la stella si trova nell’alone della Grande Nube di Magellano, una regione caratterizzata da stelle antiche e poco contaminate. La sua natura di gigante rossa ha reso possibile uno studio dettagliato del suo spettro, elemento fondamentale per determinarne la composizione chimica. Pertanto concludo, ma vorrei che siate voi ad approfondire lo studio, che SDSS J0715–7334 è una vera e propria capsula del tempo cosmica. Non osserviamo direttamente le prime stelle, ma attraverso questa scoperta possiamo ricostruire la loro esistenza, la loro evoluzione e il loro impatto sull’Universo.
Comprendere l’origine delle stelle significa anche comprendere l’origine stessa dell’Universo.
Le prime stelle , Popolazione III, non sono mai state osservate in modo diretto. La loro esistenza è prevista in modo teorico e rappresenta uno dei grandi obiettivi dell’astrofisica moderna.
Adesso vi racconto della scoperta riguardante la stella SDSS J0715–7334, nella Grande Nube di Magellano che è stata descritta in un lavoro pubblicato su Nature Astronomy. Uno studio che rappresenta oggi il riferimento principale per l’analisi delle stelle ultra-povere di metalli. Insomma, le stelle “sempliciotte”. Gli autori hanno identificato una stella con metallicità pari a circa 0,005% di quella solare, estrema povertà sia di ferro che di carbonio, caratteristiche compatibili con una formazione da gas quasi primordiale. Ricordiamo che dopo il Big Bang, l’Universo era composto quasi esclusivamente da idrogeno ed elio. Le prime stelle si formarono in questo ambiente semplice, ma estremamente instabile. Queste stelle erano molto massicce, vivevano pochi milioni di anni e in più esplodevano come supernove. Il loro ruolo è stato fondamentale perché hanno prodotto i primi elementi pesanti, dando inizio alla chimica cosmica. Come mostrato nei modelli teorici di formazione stellare primordiale (Bromm & Larson 2004; Bromm & Yoshida 2011), queste stelle erano profondamente diverse da quelle che osserviamo oggi.
Questa illustrazione mostra la Grande Nube di Magellano, la Via Lattea e la stellagigante rossa evoluta a bassa metallicità SDSS J0715–7334. Le sue caratteristiche ci aiutano a comprendere meglio come le stelle nell'Universo crescono e acquisiscono le loro proprietà attuali. ( Credit: Navid Marvi/Carnegie Science)
SDSS J0715–7334
SDSS J0715–7334 appartiene con ogni probabilità alla Popolazione II primitiva, ovvero una generazione successiva alle prime stelle. Sappiamo che la metallicità rappresenta un indicatore chiave nell’evoluzione cosmica. Studi precedenti (Beers & Christlieb 2005) hanno dimostrato che le stelle estremamente povere di metalli sono strumenti fondamentali per ricostruire la storia dell’Universo. Tuttavia, SDSS J0715–7334 si distingue perché, è povera non solo di ferro ma anche di carbonio (a differenza di molte altre stelle antiche), questo la rende una delle stelle più “pure” mai osservate.
Come già scritto, ma ci tengo a riprendere il concetto, la stella si trova nell’alone della Grande Nube di Magellano, una regione caratterizzata da stelle antiche e poco contaminate. La sua natura di gigante rossa ha reso possibile uno studio dettagliato del suo spettro, elemento fondamentale per determinarne la composizione chimica. Pertanto concludo, ma vorrei che siate voi ad approfondire lo studio, che SDSS J0715–7334 è una vera e propria capsula del tempo cosmica. Non osserviamo direttamente le prime stelle, ma attraverso questa scoperta possiamo ricostruire la loro esistenza, la loro evoluzione e il loro impatto sull’Universo.
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