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Lanciata il 3 dicembre 2014 dal Centro spaziale di Tanegashima a bordo di un vettore H-IIA, la sonda Hayabusa2 dell’agenzia spaziale giapponese (JAXA) si appresta, nel prossimo luglio 2026, a sorvolare l’asteroide 98943 Torifune, il primo dei due oggetti celesti selezionati come obiettivo per l’estensione della missione.
La sonda è erede della missione Hayabusa (in giapponese “Falco Pellegrino”), la prima nella storia progettata per riportare a Terra campioni di un asteroide per consentire analisi chimiche, isotopiche e mineralogiche ad altissima precisione.
Hayabusa2 aveva come scopo principale il prelievo di materiale dalla superficie dell’asteroide (162173)Ryugu che con un diametro di circa 900 metri è un asteroide near-Earth di tipo C (carbonaceo) caratterizzato da una peculiare forma "a trottola". La capsula con i campioni raccolti è rientrata con successo il 6 dicembre 2020, atterrando nel deserto australiano.
L'asteroide (162173)Ryugu fotografato dalla sonda Hayabusa2. Image credit: JAXA, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, University of Aizu.
Arrivata a Ryugu il 27 giugno 2018, la sonda vi è rimasta in orbita per un anno e mezzo, studiandolo nel dettaglio grazie ai suoi strumenti di Remote Sensing. In particolare:
TIR (Thermal Infrared Imager): una termocamera che ha permesso di mappare con precisione le variazioni di temperatura sulla superficie di Ryugu. Con il suo contributo è stata determinata l'inerzia termica del suolo, ovvero la capacità del terreno di assorbire e rilasciare calore durante il ciclo giorno-notte (Ryugu ruota su se stesso in circa 7,6 ore). Grazie a queste misurazioni, è stato possibile stabilire che la struttura fisica dell'asteroide è composta prevalentemente da massi porosi e frammenti rocciosi piuttosto che da sabbia fine.
NIRS3 (Near Infrared Spectrometer): uno spettrometro, operante in una banda del vicino infrarosso (3 µm), è stato progettato con l'obiettivo specifico di individuare la distribuzione dei minerali idrati analizzando la luce solare riflessa dalla superficie dell’asteroide.
LIDAR (Light Detection and Ranging): un altimetro laser che ha misurato la distanza esatta tra la sonda e l'asteroide sparando impulsi laser. Oltre a essere fondamentale per la navigazione e l'atterraggio, il LIDAR ha aiutato a misurare la massa, la gravità e la forma tridimensionale di Ryugu.
A causa di una morfologia superficiale inaspettatamente impervia, il tempo trascorso in orbita ha permesso inoltre al gruppo della JAXA di valutare con cautela i siti di atterraggio per il lander MASCOT (Mobile Asteroid Surface SCOuT) e per i tre rover MINERVA (MIcro Nano Experimental Robot Vehicle for Asteroid). Questi ultimi, in particolare, hanno eseguito dimostrazioni di movimento tramite "balzi" generati da un sistema interno di masse oscillanti: una soluzione necessaria poiché, data la bassissima gravità e l’irregolarità del terreno, l’uso delle ruote sarebbe risultato del tutto inadeguato. Oltre a spostarsi, i rover hanno misurato la temperatura e scattato immagini ravvicinate grazie a diverse micro-camere. Anche il lander MASCOT - sviluppato in collaborazione con le agenzie spaziali tedesca (DLR) e francese (CNES) - è stato dotato di un sistema di riposizionamento simile, oltre a una suite di strumenti comprendente una camera, un radiometro, un magnetometro e uno spettrometro.
Per accedere agli strati sottostanti della superficie e raccogliere materiale incontaminato, Hayabusa2 ha rilasciato SCI (Small Carry-on Impactor), un dispositivo a carica esplosiva progettato per scagliare un proiettile di rame di 2 kg contro l'asteroide. Per proteggersi dai detriti sollevati dall'esplosione, la sonda si è posizionata dietro Ryugu, lasciando il compito di documentare l'evento alla DCAM3 (Deployable Camera 3) liberata in precedenza.
Illustrazione che mostra gli elementi principali del payload di Hayabusa2. Credit: Tachibana S. et al. 2014.
In totale, la missione ha raccolto 5,4 grammi di campioni durante due complessi touchdown nel 2019. In questa manovra automatica la sonda si è avvicinata alla superficie alla velocità controllata di circa 10 cm/s estendendo il suo corno di campionamento, il Sampler Horn (SMP), lungo un metro. Per guidare la discesa, oltre all'altimetro laser, è stato impiegato un marcatore di posizione: una sfera riflettente sganciata preventivamente per fungere da punto di riferimento ottico vicino alla zona prescelta. Un istante prima del contatto, la sonda ha sparato un proiettile di tantalio da 5 grammi a 300 m/s per sollevare i frammenti da raccogliere, prima di riaccendere i motori per tornare ad una distanza di sicurezza di 20 km.
Nel 2020 è stata approvata l’estensione della missione rinominata Hayabusa2# o Hayabusa2-SHARP (Small Hazardous Asteroid Reconnaissance Probe) con lo scopo di studiare e caratterizzare altri due piccoli asteroidi del Sistema Solare classificati come NEO (Near Earth Object), anche nell’ambito del crescente interesse verso strategie di difesa planetaria (vedi missione DART della NASA).
I target selezionati sono 98943 Torifune, il cui sorvolo è previsto per luglio di quest’anno, e 1998 KY26 nel 2031 ed attorno al quale si prevede anche un inserimento in orbita della sonda.
Il profilo della missione Hayabusa2# prevede un così nominato Earth-Asteroid-Earth-Earth-Asteroid (EAEEA) scenario, il fly-by tra I due asteroidi è intervallato da una doppia manovra di fionda gravitazionale attorno alla Terra, traiettoria scelta per ottimizzare il carburante residuo che alimenta i motori a propulsione ionica (gas Xeno), e velocizzare il tempo di arrivo diminuendo il rischio di deterioramento delle componenti della sonda in ambiente spaziale.
In attesa che la sonda si approcci al suo nuovo obiettivo, i lavori proseguono anche sulla Terra. I prossimi due traguardi di Hayabusa2 vengono costantemente monitorati dai più potenti telescopi al mondo, grazie ai quali è stato possibile caratterizzare preliminarmente dimensioni e velocità di rotazione, oltre a ridefinirne con estrema precisione i parametri orbitali.
Dopo il recupero presso l’Extraterrestrial Sample Curation Center della JAXA, una parte dei campioni è stata analizzata anche in Italia. Un team guidato dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è stato selezionato per condurre studi sul materiale.
I campioni di Ryugu raccolti durante i due touchdown. Image: Yada et. al., Nat. Astron., 2021
Le analisi condotte fino a oggi rivelano una composizione chimica estremamente variegata e, per certi versi, inaspettata. I campioni presentano una sovrabbondanza di acqua intrappolata nei minerali rispetto alle previsioni, oltre che di gas nobili e idrocarburi. Particolarmente significativa è la presenza di molecole organiche: dalle più semplici fino alle basi azotate essenziali per la vita, come l'uracile (presente nell'RNA) e le basi del DNA (adenina, guanina, citosina e timina), oltre a diversi tipi di amminoacidi.
Ulteriori studi sulla composizione isotopica hanno portato gli scienziati a ipotizzare che Ryugu si sia formato nel Sistema Solare esterno. Questa firma chimica suggerisce infatti che l'asteroide abbia avuto origine in una regione molto fredda e distante dal Sole, per poi migrare verso la sua attuale orbita.
Trajectory Design for the Hayabusa2 Extended Mission By Takanao SAIKI, Yuya MIMASU, Yuto TAKEI, Hiroshi TAKEUCHI, Kazutaka NISHIYAMA, Takaaki KATO, and Yuichi TSUDA
Koga, T., Oba, Y., Takano, Y. et al. A complete set of canonical nucleobases in the carbonaceous asteroid (162173) Ryugu. Nat Astron (2026)
Crediti immagine di copertina : Illustration by Akihiro Ikeshita (C) Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA)
Lanciata il 3 dicembre 2014 dal Centro spaziale di Tanegashima a bordo di un vettore H-IIA, la sonda Hayabusa2 dell’agenzia spaziale giapponese (JAXA) si appresta, nel prossimo luglio 2026, a sorvolare l’asteroide 98943 Torifune, il primo dei due oggetti celesti selezionati come obiettivo per l’estensione della missione.
La sonda è erede della missione Hayabusa (in giapponese “Falco Pellegrino”), la prima nella storia progettata per riportare a Terra campioni di un asteroide per consentire analisi chimiche, isotopiche e mineralogiche ad altissima precisione.
Hayabusa2 aveva come scopo principale il prelievo di materiale dalla superficie dell’asteroide (162173)Ryugu che con un diametro di circa 900 metri è un asteroide near-Earth di tipo C (carbonaceo) caratterizzato da una peculiare forma "a trottola". La capsula con i campioni raccolti è rientrata con successo il 6 dicembre 2020, atterrando nel deserto australiano.
L'asteroide (162173)Ryugu fotografato dalla sonda Hayabusa2. Image credit: JAXA, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, University of Aizu.
Arrivata a Ryugu il 27 giugno 2018, la sonda vi è rimasta in orbita per un anno e mezzo, studiandolo nel dettaglio grazie ai suoi strumenti di Remote Sensing. In particolare:
TIR (Thermal Infrared Imager): una termocamera che ha permesso di mappare con precisione le variazioni di temperatura sulla superficie di Ryugu. Con il suo contributo è stata determinata l'inerzia termica del suolo, ovvero la capacità del terreno di assorbire e rilasciare calore durante il ciclo giorno-notte (Ryugu ruota su se stesso in circa 7,6 ore). Grazie a queste misurazioni, è stato possibile stabilire che la struttura fisica dell'asteroide è composta prevalentemente da massi porosi e frammenti rocciosi piuttosto che da sabbia fine.
NIRS3 (Near Infrared Spectrometer): uno spettrometro, operante in una banda del vicino infrarosso (3 µm), è stato progettato con l'obiettivo specifico di individuare la distribuzione dei minerali idrati analizzando la luce solare riflessa dalla superficie dell’asteroide.
LIDAR (Light Detection and Ranging): un altimetro laser che ha misurato la distanza esatta tra la sonda e l'asteroide sparando impulsi laser. Oltre a essere fondamentale per la navigazione e l'atterraggio, il LIDAR ha aiutato a misurare la massa, la gravità e la forma tridimensionale di Ryugu.
A causa di una morfologia superficiale inaspettatamente impervia, il tempo trascorso in orbita ha permesso inoltre al gruppo della JAXA di valutare con cautela i siti di atterraggio per il lander MASCOT (Mobile Asteroid Surface SCOuT) e per i tre rover MINERVA (MIcro Nano Experimental Robot Vehicle for Asteroid). Questi ultimi, in particolare, hanno eseguito dimostrazioni di movimento tramite "balzi" generati da un sistema interno di masse oscillanti: una soluzione necessaria poiché, data la bassissima gravità e l’irregolarità del terreno, l’uso delle ruote sarebbe risultato del tutto inadeguato. Oltre a spostarsi, i rover hanno misurato la temperatura e scattato immagini ravvicinate grazie a diverse micro-camere. Anche il lander MASCOT - sviluppato in collaborazione con le agenzie spaziali tedesca (DLR) e francese (CNES) - è stato dotato di un sistema di riposizionamento simile, oltre a una suite di strumenti comprendente una camera, un radiometro, un magnetometro e uno spettrometro.
Per accedere agli strati sottostanti della superficie e raccogliere materiale incontaminato, Hayabusa2 ha rilasciato SCI (Small Carry-on Impactor), un dispositivo a carica esplosiva progettato per scagliare un proiettile di rame di 2 kg contro l'asteroide. Per proteggersi dai detriti sollevati dall'esplosione, la sonda si è posizionata dietro Ryugu, lasciando il compito di documentare l'evento alla DCAM3 (Deployable Camera 3) liberata in precedenza.
Illustrazione che mostra gli elementi principali del payload di Hayabusa2. Credit: Tachibana S. et al. 2014.
In totale, la missione ha raccolto 5,4 grammi di campioni durante due complessi touchdown nel 2019. In questa manovra automatica la sonda si è avvicinata alla superficie alla velocità controllata di circa 10 cm/s estendendo il suo corno di campionamento, il Sampler Horn (SMP), lungo un metro. Per guidare la discesa, oltre all'altimetro laser, è stato impiegato un marcatore di posizione: una sfera riflettente sganciata preventivamente per fungere da punto di riferimento ottico vicino alla zona prescelta. Un istante prima del contatto, la sonda ha sparato un proiettile di tantalio da 5 grammi a 300 m/s per sollevare i frammenti da raccogliere, prima di riaccendere i motori per tornare ad una distanza di sicurezza di 20 km.
Nel 2020 è stata approvata l’estensione della missione rinominata Hayabusa2# o Hayabusa2-SHARP (Small Hazardous Asteroid Reconnaissance Probe) con lo scopo di studiare e caratterizzare altri due piccoli asteroidi del Sistema Solare classificati come NEO (Near Earth Object), anche nell’ambito del crescente interesse verso strategie di difesa planetaria (vedi missione DART della NASA).
I target selezionati sono 98943 Torifune, il cui sorvolo è previsto per luglio di quest’anno, e 1998 KY26 nel 2031 ed attorno al quale si prevede anche un inserimento in orbita della sonda.
Il profilo della missione Hayabusa2# prevede un così nominato Earth-Asteroid-Earth-Earth-Asteroid (EAEEA) scenario, il fly-by tra I due asteroidi è intervallato da una doppia manovra di fionda gravitazionale attorno alla Terra, traiettoria scelta per ottimizzare il carburante residuo che alimenta i motori a propulsione ionica (gas Xeno), e velocizzare il tempo di arrivo diminuendo il rischio di deterioramento delle componenti della sonda in ambiente spaziale.
In attesa che la sonda si approcci al suo nuovo obiettivo, i lavori proseguono anche sulla Terra. I prossimi due traguardi di Hayabusa2 vengono costantemente monitorati dai più potenti telescopi al mondo, grazie ai quali è stato possibile caratterizzare preliminarmente dimensioni e velocità di rotazione, oltre a ridefinirne con estrema precisione i parametri orbitali.
Dopo il recupero presso l’Extraterrestrial Sample Curation Center della JAXA, una parte dei campioni è stata analizzata anche in Italia. Un team guidato dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è stato selezionato per condurre studi sul materiale.
I campioni di Ryugu raccolti durante i due touchdown. Image: Yada et. al., Nat. Astron., 2021
Le analisi condotte fino a oggi rivelano una composizione chimica estremamente variegata e, per certi versi, inaspettata. I campioni presentano una sovrabbondanza di acqua intrappolata nei minerali rispetto alle previsioni, oltre che di gas nobili e idrocarburi. Particolarmente significativa è la presenza di molecole organiche: dalle più semplici fino alle basi azotate essenziali per la vita, come l'uracile (presente nell'RNA) e le basi del DNA (adenina, guanina, citosina e timina), oltre a diversi tipi di amminoacidi.
Ulteriori studi sulla composizione isotopica hanno portato gli scienziati a ipotizzare che Ryugu si sia formato nel Sistema Solare esterno. Questa firma chimica suggerisce infatti che l'asteroide abbia avuto origine in una regione molto fredda e distante dal Sole, per poi migrare verso la sua attuale orbita.
Trajectory Design for the Hayabusa2 Extended Mission By Takanao SAIKI, Yuya MIMASU, Yuto TAKEI, Hiroshi TAKEUCHI, Kazutaka NISHIYAMA, Takaaki KATO, and Yuichi TSUDA
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