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24 Gennaio 2020
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    Il 15 giugno l’ESA celebra il passaggio di testimone tra la sonda Giotto e la sonda Rosetta, entrambe con l’obiettivo di studiare una cometa. Il flyby di Giotto fu solo a 600 km da Halley, mentre dovremo attendere ancora tre anni prima di vedere Rosetta raggiungere il nucleo della Churyumov-Gerasimenko.

    Una festa per i 25 anni. È quanto accadrà al centro di controllo dell’ESA a Darmstadt in Germania il 15 giugno. I 25 anni sono quelli che ci separano dalla prima sonda europea dedicata allo studio delle comete, Giotto, capace di avvicinare la cometa di Halley fino a soli 600 km di distanza, la prima volta di un flyby così ravvicinato con un oggetto celeste di quella categoria.

    La sonda rischiò di rimanerne distrutta, ma le immagini e i dati che poté raccogliere in quell’occasione, modificarono per sempre la nostra visione delle comete. Corpi celesti risalenti al periodo di formazione del sistema solare, le comete rappresentano un formidabile colpo d’occhio sul processo di formazione del nostro sistema planetario.

    A raccogliere il testimone della sonda Giotto è stata la sonda Rosetta, che lanciata nel 2002, è in viaggio da quasi dieci anni. Nel luglio del 2010 ha stabilito un record, quello di essere la sonda ad energia solare più distante dalla sua fonte di energia.

    Una serie di immagini riprese dall'ESO (la prima) e dall'OSIRIS imaging system della sonda Rosetta tra il 25 e il 26 marzo 2011, mostrano in zoom successivi la cometa 67-P/Churyumov-Gerasimenko, target della missione Rosetta.

    Una fonte oggi troppo debole, a quasi un miliardo di chilometri di distanza, per cui è stata recentemente posta in letargo per poter affrontare l’ultima parte del suo lungo viaggio che nel 2014 la porterà a raggiungere la cometa P/67, Churyumov-Gerasimenko. Attorno alla quale orbiterà a lungo e, grazie al lander Philae che si collocherà sul nucleo della cometa, avrà la possibilità di effettuare analisi in situ.

    Particolarmente significativa la partecipazione italiana alla missione Rosetta. Consiste di tre strumenti scientifici dell’orbiter: VIRTIS (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer) il cui PI è Angioletta Coradini dell’INAF-IFSI Roma, GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator) il cui PI è Luigi Colangeli, già direttore dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte dell’INAF e ora all’ESA, e la WAC (Wide Angle Camera) di OSIRIS di Cesare Barbieri dell’università di Padova.

    A bordo del lander Philae, è italiano il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni (SD2), realizzato da Galileo Avionica ed il cui PI è Amalia Ercoli Finzi del Politecnico di Milano, ed il sottosistema dei pannelli solari (Politecnico di Milano).

    In attesa che Rosetta si svegli, così come si è svegliata la sonda Giotto, dando agli scienziati l’opportunità di raccogliere molti e significativi indizi su questi primordiali corpi celesti, l’ESA celebra i suoi 25 anni di ricerca spaziale sulle comete.

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