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23 Settembre 2018
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    Una splendida immagine che mostra una rete di filamenti nella Nebulosa di Orione. Queste strutture appaiono di un rosso-fuoco incandescenti, di color rosso-fuoco in questo drammatico contesto, ma sono in realtà così fredde che gli astronomi per vederle devono usare telescopi come ALMA.

    Questa immagine spettacolare e insolita, dai colori intensi e drammatici, mostra parte della famosa Nebulosa di Orione, una regione di formazione stellare a circa 1350 anni luce dalla Terra.
    Si tratta di un mosaico, di cui potete vedere l’estensione originale nel riquadro dell’immagine qui sotto, che combina immagini a lunghezza d’onda millimetrica ottenute da ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) e dal telescopio IRAM da 30 metri (mostrate in rosso), con una veduta infrarossa più familiare dallo strumento HAWK-I sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO (mostrata in blu).

    Nel riquadro la zona completa coperta dal nuovo mosaico (cliccare per ingrandire). Si vede come le strutture filamentose vengano evidenziate dall'uso di immagini a lunghezza d'onda millimetrica, altrimenti invisibili a lunghezze d'onda nella luce visibile e nell'infrarosso (immagine di sfondo). Crediti: ESO/H. Drass/ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/A. Hacar

    Le strutture allungate, come una rossa e incandescente ragnatela, sono in realtà lunghi filamenti di gas freddo, talmente freddi da essere visibili solo con telescopi che operano nella banda di lunghezza d’onda millimetrica. Queste strutture sono infatti invisibili a lunghezze d’onda sia ottiche che, ovviamente, infrarosse, facendo di ALMA uno dei pochissimi strumenti che gli astronomi possano usare per studiarle. Grazie poi alla combinazione con i dati del telescopio IRAM, ecco che il dettaglio si affina e aumenta la risoluzione finale dell’immagine.

    Questa l'immagine più familiare della regione di formazione stellare nella Nebulosa di Orione ottenuta con una serie di pose della camera infrarossa HAWK-1 al telescopio VLT dell'ESO in Cile. Crediti:ESO/H. Drass et al.

    Il gruppo di stelle brillanti bianco-blu in alto a sinistra è l’ammasso del Trapezio – formato da stelle giovani e calde di appena pochi milioni di anni. La nebulosa sappiamo infatti essere una regione di formazione stellare, dove cioè il gas dà origine a nuove stelle collassando gradualmente sotto la propria forza di gravità finché non è sufficientemente compresso da formare una protostella, il precursore di una stella.

    Come sempre immagini anche esteticamente straordinarie provengono in realtà da immagini riprese con uno scopo scientifico, in questo caso gli scienziati stavano studiando questi filamenti per capire meglio la loro struttura e la loro composizione.

    Hanno usato ALMA per cercare l’impronta del diazenilio, una molecola composta da due atomi di azoto e da un protone (N2H+), elemento che forma parte di queste strutture. Attraverso questo studio, l’equipe è riuscita a identificare una rete di 55 filamenti.

    Il 30metri IRAM sopra le nuvole. Crediti: DiVertiCimes

    L’immagine è la combinazione di un totale di 296 set di dati da ALMA e IRAM: si tratta di uno dei mosaici ad alta risoluzione più grandi mai prodotti finora di una regione di formazione stellare a lunghezze d’onda millimetriche, proprio grazie alla combinazione dei segnali da molte antenne con un’ampia separazione dei due radiointerferometri ALMA e IRAM. Il primo formato da 66 radiotelescopi con diametro di 12 e 7 metri, che osservano alle lunghezze d’onda millimetriche e sub-millimetriche, che ascolta il cielo dal Llano de Chajnantor dell’altopiano Puna de Atacama, a 5000 metri di quota, in Cile. Il secondo, IRAM, è un istituto che gestisce due Osservatori per la radioastronomia ad onde lunghe millimetriche, aperte alla comunità astronomica internazionale: il telescopio da 30 metri localizzato al Pico Veleta (2850 m), che ha prodotto i dati utilizzati nell’immagine, nella Sierra Nevada spagnola in Andalusia e l’antenna-interferometro in Plateau de Bure (2550 m) nelle alpi francesi.

    Le antenne di ALMA sotto al cielo australe degli altopiani cileni. Crediti: ESO/B. Tafreshi (twanight.org)

    La nebulosa di Orione è la regione di formazione stellare più vicina alla Terra e perciò viene studiata in dettaglio dagli astronomi che vogliono capire meglio come si formano le stelle e come evolvono nei loro primi milioni di anni. I telescopi dell’ESO hanno osservato molte volte questa regione interessante, in coda il link a tutte le immagini rilasciate nel tempo.

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