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11 Dicembre 2018
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    Lo scorso luglio è iniziata l’esplorazione di Vesta e questa è una fra le tante, strane ed affascinanti strutture del grande asteroide riprese dalla sonda Dawn.

    L’Uomo di Neve” è una catena di tre grossi crateri, che si staglia per un centinaio di chilometri sul globo di Vesta: chiamata così (Snowman) dai ricercatori della Dawn per via della fisionomia che ricorda il tipico profilo dei pupazzi di neve, costituisce una fra le tante, strane ed affascinanti, strutture che stanno emergendo dall’esplorazione dell’asteroide iniziata il 16 luglio, dopo l’ingresso in orbita della sonda.

    L’ultima immagine elaborata dal JPL, ottenuta il 6 agosto scorso con una risoluzione di 260 metri, mostra i tre crateri concatenati nell’emisfero nord di Vesta, che si sta rivelando sempre di più come un mondo alieno e peculiare. Il bacino più largo ha un diametro di 70 km e la terna si estende per circa 120 km; i crateri sono largamente diffusi su tutta la superficie e potrebbero, secondo l’opinione dei ricercatori della Dawn, avere anche un’origine comune: un intenso bombardamento meteorico, avvenuto subito dopo la condensazione dell’asteroide.

    Nel caso di Snowman, tuttavia, sembra più probabile il seguente scenario: un asteroide minore, del tipo a conglomerato roccioso friabile, sarebbe entrato in rotta di collisione in epoche primordiali con Vesta, venendo dapprima catturato dal suo campo gravitazionale. La gravità di Vesta avrebbe provocato la disgregazione dell’asteroide, disponendo i frammenti su orbite leggermente sfasate. Tre grossi pezzi sarebbero poi caduti in sequenza ravvicinata impattando la superficie, e creando la catena di crateri che oggi forma Snowman.

    È ancora troppo presto per poter dire qualcosa di conclusivo sulla fondatezza di questa ipotesi, così come sull’età della formazione: l’analisi della disposizione degli ejecta irradiati dai bordi, così come il conteggio dei crateri minori presenti sui bacini ed intorno ai crateri, verranno presto integrati dai primi dati del VIR, lo spettrometro multibanda in grado di fornire indicazioni sulla composizione mineralogica della superficie di Vesta. Solo allora si potrà forse chiarire uno fra i tanti enigmi che l’esplorazione di Vesta sta portando alla luce.


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