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5 Agosto 2020
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Una piccola Armageddon mancata

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Armageddon

Il percorso apparente dell’asteroide 2012 DA14 nel cielo di una località posta nei pressi di Roma. Dall’Italia il velocissimo transito (l’oggetto si muoverà al momento del massimo avvicinamento con una velocità angolare di circa 45 primi d’arco al minuto!) si potrà osservare a partire dalle 21:00. In quel momento l’asteroide disterà dall’osservatore circa 35350 km e la sua luminosità sarà prossima alla mag. +7,7, ancora alla portata di un buon binocolo. Alle 22:00 la distanza sarà salita a 48 000 km e la luminosità sarà scesa a +8,6. Ovviamente questa mappa non ha la risoluzione sufficiente per permettere all’osservatore visuale di identificare il pianetino in un cielo (speriamo) pieno di stelle di sfondo. Bisognerà dunque avvalersi di cartine a più grande scala, magari realizzate con un planetario software, oppure di precise coordinate equatoriali per programmare l’osservazione.

L’ASTEROIDE 2012 DA14 SFIORERÀ LETTERALMENTE LA TERRA IL PROSSIMO 15 FEBBRAIO

Nessun oggetto di queste dimensioni era mai stato visto passare così vicino al nostro pianeta

Sarà un incontro davvero ravvicinato quello che il prossimo 15 febbraio porterà un piccolo asteroide di 50 metri di diametro a sfiorare il nostro pianeta fino ad una distanza di 27 700 km dalla superficie! Il piccolo NEO (Near Earh Object), appartenente alla famiglia degli Apollo e designato con la sigla 2012 DA14 , sarebbe di per sé un sassolino abbastanza insignificante se non fosse che a suo modo batterà un record. Il suo incontro con la Terra sarà infatti il più ravvicinato mai previsto in anticipo per un oggetto di queste dimensioni, e produrrà un passaggio che, con una magnitudine visuale prossima a +8, sarà abbastanza facilmente osservabile dai nostri cieli (meteo permettendo) anche con un normale binocolo. DA14 – come lo chiameremo d’ora in poi, non essendogli ancora stato assegnato un nome proprio – è stato scoperto nella notte fra il 22 e il 23 febbraio 2012, dal riflettore di 0,45 m dell’osservatorio semi-amatoriale di La Sagra, in Andalusia, dedicato prevalentemente alla ricerca di corpi minori del Sistema Solare (comete e NEO) e operante automaticamente in controllo remoto. In quel momento l’oggetto presentava una magnitudine visuale di +18,8 ed erano passati pochi giorni dal suo massimo avvicinamento alla Terra, avvenuto il 16 febbraio a una distanza di 2,6 milioni di chilometri. L’asteroide è stato seguito fino al 12 maggio 2012 (ultima osservazione effettuata da Mauna Kea, a una debolissima magnitudine +23,8), e poi “riacciuffato” sette mesi dopo, il 9 gennaio scorso. Già all’inizio, dopo meno di una settimana di osservazioni era chiaro che l’asteroide avrebbe avuto un incontro ravvicinato con la Terra un anno dopo, nel febbraio 2013. La distanza geocentrica più probabile risultava essere di circa 60 000 km, ma con un intervallo di incertezza ampio circa 200 000 km. Un impatto con la Terra poteva tuttavia essere categoricamente escluso, e questo ci porta a una domanda intrigante: come mai, pur con un intervallo di incertezza così ampio, si poteva escludere l’impatto o quanto meno un avvicinamento molto pericoloso?

L'articolo completo è pubblicato su Coelum n.167 - 2013 alla pagina 30

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