Addio galattico all’estate. E non solo…

di salvatorecerruto inserita il 16 Settembre 2026

Addio galattico all’estate. E non solo…

Nella notte tra l’11 e il 12 settembre, insieme al caro amico Filippo, compagno di mille avventure astrofotografiche, pianifichiamo un’escursione fotografica notturna per salutare la Via Lattea estiva. Le condizioni climatiche finalmente più fresche rispetto ai mesi precedenti e il tramonto del centro galattico già nelle prime ore della sera ci hanno incoraggiato ad ambientare i nostri scatti presso una località costiera vicina. Finalmente, con un cielo privo dell’eccessiva umidità estiva, avremmo potuto condurre test più significativi sui nostri sensori modificati UV/IR cut ed esplorare le meraviglie del cosmo in maniera più accurata e dettagliata. Poi l’ambientazione unica offerta dalle nostre coste avrebbe contribuito a impreziosire ulteriormente lo spettacolo già maestoso del cielo notturno. Con le migliori intenzioni scattiamo per ore, cercando di catturare quanta più luce possibile proveniente da stelle lontane nello spazio e nel tempo. Durante gli scatti, e poi nei giorni successivi, pensavo già a come avrei dovuto affrontare la post-produzione per ottenere il risultato che avevo in mente. Avevo pianificato a grandi linee il workflow da seguire: allineamento, calibrazione e stacking con Siril, poi rifinitura e blending con il paesaggio in Photoshop. Un workflow che ho imparato negli anni, con tante ore di studio, tanti tentativi e anche interi progetti buttati nel cestino dopo ore trascorse davanti al computer. Un processo ormai abbastanza riproducibile, ma che può richiedere ogni volta tempi diversi, perché le condizioni di partenza cambiano e quello che sulla carta sembra semplice può complicarsi parecchio. E qui arriva il secondo addio… Ebbene, dopo anni e anni di ore trascorse dietro alla post-produzione al computer, questa volta decido di sperimentare e mettere alla prova il nuovo modello di frontiera di OpenAI: ChatGPT Astra. Scarico i file dalla scheda SD, li organizzo giusto in un paio di cartelle e gli dico, più o meno: “Pensaci tu. Questi sono i miei RAW, questi sono i light, questi sono i dark, questo è il paesaggio. Usa Siril e Photoshop e consegnami la foto.” Il cursore del mouse comincia ad animarsi da solo. Dopo circa dieci minuti mi consegna una Via Lattea che difficilmente avrei potuto ottenere meglio da solo, e certamente non in dieci minuti. Ma soprattutto non si tratta di un’immagine generata artificialmente. Quello che vedo era già lì, dentro i miei file. È il segnale che avevo realmente catturato qualche sera prima sul sensore della mia macchina fotografica. È luce proveniente dal cielo, arrivata sulla Terra e registrata durante quelle ore trascorse davanti al mare. L’intelligenza artificiale non ha inventato quella Via Lattea: ha lavorato sul segnale realmente presente nei miei RAW, cercando di estrarne il massimo. Dopo pochi ritocchi di stile eseguiti manualmente, il lavoro era praticamente concluso. Direi che circa il 90% del risultato finale era già pronto. Ed è stato da quel momento che sono iniziati una serie di pensieri contrastanti, alcuni positivi e altri decisamente meno. Da una parte, finalmente, potrei dedicarmi maggiormente alla parte più bella e appagante dell’astrofotografia: la contemplazione del cielo notturno durante le sessioni di scatto e la scoperta di luoghi dove si è ospiti del buio e del silenzio, dove poter rallentare e riconnettersi con il cosmo. Un’esperienza che l’uomo moderno sta progressivamente perdendo. Dall’altro lato, però, resta una sensazione difficile da ignorare. Un oggetto capisce le mie intenzioni e svolge il lavoro meglio, o comunque più velocemente, di quanto potessi farlo io. La parte creativa di estrarre lentamente la scultura da un blocco di marmo grezzo, quella che per anni aveva fatto parte integrante del processo, per la prima volta sembra non avere più necessariamente bisogno di me. C’è l’entusiasmo di aver raggiunto una nuova frontiera, ma anche l’amarezza di aver lasciato indietro qualcosa. La parte più entusiasta di me dice che un nuovo viaggio è possibile solo quando si lascia qualcosa alle proprie spalle. L’altra, più prudente, mi dice invece che tutto questo potrebbe impigrirmi e impedirmi di continuare quel percorso di studio, fatto di tentativi, errori e ore di lavoro, che negli anni mi ha portato fino a qui. Probabilmente sarà il tempo a far convergere questi pensieri ancora disordinati in una nuova sintesi. Ma una cosa è certa: il mondo, quello della fotografia e non solo, sta cambiando a un ritmo senza precedenti. Dati tecnici: Nikon D800 astro + Sigma ART 35mm f/1.4 – 60 scatti astroinseguiti a f/4, ISO-1250, 45 s – 8 scatti per il paesaggio a f/4, ISO-800, 60 s Postproduzione: Siril + Photoshop + ChatGPT