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Primi passi verso la Radioastronomia

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A completamento dell’articolo “introduzione all’astronomia amatoriale”, pubblicato nel numero di gennaio 2004, ecco una selezione di emissioni radio provenienti da stelle Pulsar, alcune delle quali è possibile ricevere anche con strumentazioni autocostruite (cortesia Thierry LOMBRY).

Pulsar
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Una pulsar normale, PSR 0329+54, con periodo di rotazione vicino a 0.715 sec o 1.4 rotazioni/sec. Registrata al Jodrell Bank

real 155 KB La pulsar Vela PSR 0833-45, resto di una supernova, con periodo di rotazione di 89.3 millisecondi o 11 rotazioni al secondo. Registrata al Jodrell Bank
logo-hpred1 294 KB Tracciato di un impulso individuale (89.3ms) della PSR 0833-45. Segnale elaborato da Thierry Lombry
real 165 KB La famosa Crab pulsar, PSR B0531+21, con periodo di rotazione di 1/30 di secondo o 30 rotazioni al secondo. E’ ciò che rimane di una supernova che esplose nel 1054. La pulsar è ancora visibile come una debole stella al centro della nebulosa M1. Registrato al Jodrell Bank
real 162 KB Una pulsar, PSR J0437-4715 con periodo di rotazione di 5.75 millisecondi o 174 rotazioni al secondo ! S tratta di una vecchia pulsar che si è costituita grazie al materiale sottratto dalla compagna binaria mentre si espandeva nella sua fase di gigante rossa. Registrato al Jodrell Bank
real 212 KB La pulsar più veloce, PSR 1937+21 con periodo di rotazione di 1.56 millisecondi o 642 rotazioni al secondo. La superficie dei questa pulsar si muove alla velocità di circa 1/7 della velocità della luce! Registrato al Jodrell Bank
logo-hpred1 314 KB Tracciato di un impulso individuale (1.56ms) di PSR 1937+21. Segnale elaborato da Thierry Lombry
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16 tra le 22 pulsar con periodo di rotazione di millisecondi scoperte nell’ammasso globulare 47 Tucanae. Il loro periodo varia tra 2 e 8 millisecondi. Registrato al Jodrell Bank

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Una sequenza di suoni di pulsar scoperte in 47 Tuc come suonano a causa della variazione di intensità causata dalla scintillazione. Registrato al Jodrell Bank

HESSDALEN 2003 – Luci misteriose in Norvegia

la luce anomala
La luce anomala


Report del viaggio

gruppo
Gruppo

Tutto nasce dalla lettura di un articolo di Flavio Gori e Simona Righini, pubblicato sul n° 56 di Coelum ( Ottobre 2002 ), in cui vengono descritte le fenomenologie luminose anomale osservate da anni nella valle norvegese di Hessdalen e i risultati delle missioni italiane EMBLA del CNR, svoltesi dal 2000 al 2002.
Gli studiosi, nonostante diverse indicazioni interessanti, non sono però in grado di dare una risposta certa alla natura delle enigmatiche “luci”e tengono banco le più svariate ipotesi: dai fulmini globulari, alla fisica del plasma, dai fenomeni piezoelettrici, ai monopoli magnetici e ai mini buchi neri. Una cosa comunque è sicura, i dati e gli avvistamenti raccolti sono veramente molti, confermati anche dalla stazione di rilevamento automatica Blue Box e ciò fa ritenere, che il fenomeno esista, ma che sfugga per ora ad una classificazione.
Partecipando, qualche mese dopo, ad un simposio a Gabicce organizzato da Gianfranco Lollino, presidente del Gruppo Astrofili N.Copernicus, veniamo a conoscenza di fenomeni analoghi anche in altre località del mondo, tra cui proprio l’Adriatico, al largo di Gabicce. Al simposio partecipano anche l’astrofisico Massimo Teodorani e l’ingegnere elettronico dell’Istituto di radioastronomia di Medicina Jader Monari, che ci raccontano le loro esperienze norvegesi, nell’ambito del progetto EMBLA mostrando le immagini di numerosi avvistamenti. Viene voglia di saperne di più e con un occhio all’Adriatico che è opportuno di tanto in tanto monitorare, il Gruppo Astrofili Columbia di Ferrara organizza assieme a Coelum, l’agenzia viaggi CTM Robintur e la Coop Camelot, un viaggio in Norvegia dal 23 al 29 Settembre 2003.
Il viaggio diviene un’occasione per osservare anche lo splendido fenomeno delle aurore boreali e un’opportunità per compiere escursioni tra i fiordi e gli emozionanti paesaggi nordici. Durante l’estate, facciamo poi la conoscenza con il disponibilissimo Renzo Cabassi presidente del CIPH ( Comitato Italiano Progetto Hessdalen ), a cui illustriamo gli scopi turistico-scientifici del nostro viaggio. Cabassi ci offre tutta una serie di utili riferimenti logistici, sui punti di osservazione nella valle di Hessdalen e non ultimo la possibilità di incontrarci poco prima della nostra partenza, con Jader Monari direttamente al radiotelescopio di Medicina. Jader, appena tornato da una missione in Norvegia ci fornisce ulteriore materiale e ci mette in guardia da facili entusiasmi ( non è detto di essere così fortunati da vedere qualche “luce” in così poco tempo) e ci esorta, assieme a Cabassi, ad analizzare gli eventuali avvistamenti nel modo più critico e rigoroso possibile, poiché ogni dato significativo raccolto, potrà essere utile alla comunità scientifica.
La spedizione conta ben 19 partecipanti: oltre al sottoscritto, Ferruccio Zanotti e Davide Andreani del Columbia, si uniscono all’avventura l’immancabile Claudio Balella, la delegazione di S.Giovanni in Persiceto (BO) composta da Romano Serra, Marco Cocchi, Adriano Furlani, Valentino Luppi e Valerio Monteguti, Marco Rinaldi, con noi all’eclisse di Antigua del ’98, Gloria Ruju ed Esther Dembitzer, con noi in Zambia nel 2001, Paolo Minafra vedi Leonidi 2002 in Arizona, Piero Cavina e Rita Ronchetti ( vedi Tunisia 2002) e le nuove entrate Lara Rosaverde, Feliciana Cenerini, Germano Dalfra e Valeria Deconti.

aurora verde smeraldo
Aurora verde smeraldo

La mattina del 23 Settembre l’aereo per Copenhagen è puntuale e dopo un breve e comodo viaggio atterriamo nella capitale danese in cui attendiamo il successivo volo per la città norvegese di Trondheim. L’aeroporto tuttavia è stranamente buio, i tabelloni con i voli sono spenti ed i passeggeri si aggirano disorientati. Si tratta purtroppo di un black out generale ( ormai una moda di questi tempi) e dobbiamo attendere alcune ore prima che la situazione si ristabilisca e sia disponibile un volo che faccia al caso nostro. Arriviamo a Trondheim dopo uno scalo a Oslo, sotto un cielo piovigginoso ed una temperatura rigida, quando sono ormai le 22.30, e solo dopo altre 2 ore recuperiamo i bagagli dati ormai per dispersi. Stanchi e trafelati, procediamo sotto la pioggia con le auto a noleggio alla ricerca della Valle di Hessdalen, situata 120 km più a sud. Quando sono circa le 2.30, a nord-ovest, si apre uno squarcio tra le nubi e un’impressionante aurora verde smeraldo, in velocissima evoluzione, compare tra le cime degli alberi. “ Fermati Claudio!”. L’ordine è perentorio e una volta scesi dall’auto ci appare uno spettacolo pirotecnico: lunghe bande verdi verticali, si innalzano e si abbassano dall’orizzonte Nord, spingendosi a volte fin quasi allo zenit ed anche ad Est sono visibili chiazze biancastre e strani lampi temporaleschi. Rimaniamo un’ora a contemplare lo straordinario spettacolo della natura, sotto un cielo limpidissimo, ringraziando il black out, che ci ha fatto trovare nel posto giusto al momento giusto, rammentando inoltre che le previsioni meteo per il resto della settimana sono estremamente incerte. Infatti poco dopo il cielo si copre nuovamente e ci rimettiamo in marcia. Alzandoci di quota, entriamo nella regione di Holtalen e alle 4.00 ci scorre a fianco il piccolo paesino di Alen. Comincia a nevicare, la temperatura si sta abbassando bruscamente, dove sarà il nostro albergo e soprattutto ci sarà qualcuno ad attenderci a quest’ora?

Bjorgasen Fjellstue
Bjorgasen Fjellstue

Dopo qualche Km finalmente l’indicazione che cerchiamo: Bjorgasen Fjellstue, la neve ormai fa presa sul terreno, il buio è totale, l’atmosfera è tetra e continuiamo a salire nel fitto del bosco. Dopo 6 Km siamo in vista dell’Hotel, o meglio del rifugio che ci ospiterà e farà da campo base per i prossimi giorni, ma la neve è alta e le auto slittano sul fondo ghiacciato. Superiamo anche quest’ultima difficoltà e con grande sollievo notiamo che l’albergatore ci ha lasciato la porta aperta e le chiavi appoggiate sul bancone. Un ultimo sguardo al cielo prima del meritato riposo ed ecco che nuove aurore bianco azzurre fanno capolino tra le nubi. Un’aurora particolarmente impressionante rimarrà per sempre nella mia memoria: una splendente banda percorsa in tutta la sua lunghezza da ondate luminose lampeggianti, incredibile! Come primo giorno non c’è male. Il mattino dopo, mentre facciamo colazione osserviamo il panorama selvaggio e innevato che circonda l’albergo, con una fitta foresta di abeti larici e betulle, che si estende a perdita d’occhio fino all’orizzonte, in cui si scorgono svariate renne. Il programma della giornata prevede innanzitutto una visita diurna alla famigerata valle di Hessdalen, che evoca in tutti noi il mistero e l’imperscrutabilità di fenomeni luminosi al limite tra scienza e ufologia.

La strada si inerpica nuovamente e il Sole lascia il posto ad una vera e propria bufera di neve quando siamo nei pressi del paesino di Hessdalen che consiste in 4 case ed una chiesetta con ai piedi le lapidi di un cimitero. A poca distanza, prendendo una strada secondaria si giunge al Vista Point, uno dei luoghi di osservazione dei ricercatori del CNR, che offre una buona visuale sulla vallata. Siamo tutti veramente ansiosi di tornare sul luogo alla sera, ma prima deviamo verso Roros, un paese minerario che conserva ancora molte case in legno dal tetto coperto di torba. La strada principale ospita svariati negozietti di artigianato locale e veramente numerosi sono i riferimenti alle saghe nordiche con tanto di Troll, Elfi ecc. Curioso il proprietario di uno di questi, Bjorn, con barba e capelli lunghissimi, che ci racconta di svariati avvistamenti di luci, fra cui quello del vecchio sindaco del paese, avvenuto nel 1930, testimone di sfere luminose che entravano ed uscivano dal lago Ojungen, non lontano da Hessdalen. Dopo una cena a base di salmone affumicato, giunge il momento tanto atteso, prepariamo la strumentazione e ci vestiamo a dovere. Il tempo è pessimo, coperto e piovigginoso, ma non dovrebbe influire sulla visibilità delle “luci”, che spesso si manifestano a bassa quota o anche al livello del suolo. Giungiamo al Vista Point e con un po’ di inquietudine iniziamo le osservazioni. Nulla. E poi ancora nulla. Ma ecco una luce che si accende all’orizzonte, vicino al paese…anzi no, sono i fari di un’auto lontana, falso allarme. Scendiamo dalle auto che finora ci hanno protetto dalla pioggia, poiché si sta aprendo qualche squarcio e puntualmente verso nord compaiono le aurore, anche se meno intense della notte precedente. Improvvisamente verso sud, in direzione della valle, a pochi gradi sull’orizzonte, una piccola nuvoletta diventa improvvisamente luminosa, si allarga si restringe, diventa una sorgente puntiforme luminosissima. Ci siamo, è una luce! Fuori i cavalletti, le telecamere…un attimo…una domanda sorge sibillina. A che altezza dovrebbe trovarsi Marte a quest’ora in Norvegia? .
Anche stavolta, niente da fare! Rimaniamo fino alle 2.00, poi un ulteriore peggioramento climatico unito alla stanchezza accumulata nel giorno precedente ci induce a tornare in albergo. Tutti si ritirano nelle camere eccetto Romano, che si aggira nella hall pensieroso. Mi vede e mi prende in disparte:” Penso…penso di aver visto qualcosa stasera al Vista Point…” Si guarda intorno poi riprende “…una bolla viola fosforescente…molto debole, in mezzo agli alberi. Si è gonfiata e ristretta due volte, prima di scomparire…”Gli rispondo che la cosa merita un approfondimento e l’indomani notte controlleremo sicuramente il bosco. Il giorno dopo, 25 Settembre, al mattino visitiamo Trondheim, la terza città della Norvegia e importante porto del Mare del Nord, sotto l’ombrello ( pioverà l’intera giornata), ammirando la splendida cattedrale gotica di Nidaros e alcune pittoresche case a palafitta. Nel pomeriggio ci arrampichiamo poi su un colle boscoso nei pressi di Hegra, alla scoperta di interessantissime pitture rupestri di epoca vichinga. Al nostro ritorno in hotel ci attende Peder Skogaas, un anziano giornalista-scrittore, figura carismatica della valle, che abbiamo preventivamente contattato su consiglio di Cabassi, ed invitato a cena. Ci presentiamo, esponendogli il nostro programma di ricerca e gli chiediamo qualche informazione. “Mr. Peder, lei ha mai visto queste luci?”. Peder, si liscia la barba bianca, e si aggiusta gli occhiali . “Ebbene, queste luci hanno avuto un vero e proprio exploit nel 1982 e per i primi anni ’80, con fenomeni molto numerosi e molto evidenti e dall’84 l’ingegnere Erling Strand ha avviato una missione di studio scientifico.” Capiamo che non è facile avere informazioni troppo personali, d’altronde Cabassi ci ha avvertito di una certa prudenza nei confronti degli stranieri da parte dei valligiani e solo alla fine della cena e dopo che Romano lo incuriosisce col suo racconto della luce viola, ritorniamo sull’argomento. “Quindi Mr Peder, personalmente, ha mai visto qualche luce?”. Peder sorseggia il caffè preparato da Valentino con la moca. “Anni fa, un mio vicino mentre tornava a casa, ha visto una di queste luci attraversargli la strada.” Lo guardiamo incuriositi. “Questa sera, verrò con voi al vista point!”

Il cielo è nuvoloso, come di consueto, ed io insieme a Ferruccio, Lara, Davide ed Esther decidiamo di incamminarci nel bosco, proprio dove la sera prima Romano ha fatto il suo avvistamento. Peder e gli altri rimangono nei pressi delle auto e ci guardano con apprensione. L’atmosfera è lugubre e la fioca torcia di Davide illumina a fatica gli arbusti davanti a noi senza togliere un vago senso di inquietudine che aumenta ad ogni passo. Siamo ormai nel fitto della boscaglia, spegniamo la torcia, buio completo. Da lontano, molto lontano, ci giunge l’eco della voce di Claudio, per il resto nessun rumore. Rimaniamo immobili e con gli occhi sgranati per diversi minuti, in attesa di qualcosa che purtroppo non si verifica, poi ,un po’ delusi, lentamente ritorniamo sui nostri passi. Anche questa notte, dopo qualche ora di osservazione, si conclude con un nulla di fatto, salutiamo Peder, che contiamo di rivedere domenica, prima della nostra partenza e facciamo in tempo, quando sono le 2.30 a vedere qualche aurora lampeggiante tra le nubi. Il giorno 26 ci alziamo di buon’ora, poiché è prevista un’escursione in Svezia, alla ricerca del cratere meteorico di Lockne. Dobbiamo coprire una distanza di 400 Km e solo attorno alle 14.00 giungiamo nei pressi della città di Ostersund, dopo aver attraversato splendide foreste dai colori autunnali. Un laghetto contornato da verdi prati è tutto ciò che rimane di un impatto avvenuto 400 milioni di anni fa, che ha prodotto un cratere di 7 km di diametro. Chiediamo a qualche locale se esiste una sorta di museo o una strada per avvicinarsi il più possibile al lago e una volta rintracciato il bordo del cratere, raccogliamo diversi campioni di breccia da impatto, ovvero un antico fondo marino deformato e sconvolto dall’urto cosmico. Ma il tempo è tiranno e siamo subito pronti per il lungo ritorno, che ci porterà nei pressi del Bjorgasen soltanto alle 22.30, con Tohr, il nostro albergatore, in paziente attesa. Quella notte, soltanto io, Ferruccio, Davide e Romano tentiamo una nuova osservazione al Vista Point, con risultati analoghi alle sere precedenti. Il 27, passiamo una rilassante giornata tra i fiordi di Trondheim, che ci offrono incantevoli panorami illuminati da un limpido Sole e assaporiamo da vicino il Mare del Nord con il suo vento gelido. Nel viaggio di ritorno ammiriamo numerosi arcobaleni dai colori estremamente vividi che si formano addirittura a pochi metri da noi! In serata, al Vista Point, il cielo è a tratti meraviglioso, con una Polare in posizione inconsueta, altissima sulle nostre teste, a 62° dall’orizzonte, ma stavolta niente aurore. Puntuali invece arrivano le nubi, la pioggia e addirittura la neve a testimonianza di un clima davvero variabilissimo. I fari di un’auto si avvicinano, è un cameraman olandese che sta realizzando un documentario sulle luci, guardo la mia telecamera in funzione su cavalletto sperando che entro la fine del viaggio riesca a registrare qualcosa di interessante. Il 28 è l’ultimo giorno, ultima chance, per cercare di essere testimone di un avvistamento. Dopo un rinfrancante riposo, raggiungo Romano, che sta raccogliendo piccoli tronchi d’albero, al Vista Point, per studiarne gli anelli di accrescimento. E’ convinto che gli alberi siano degli straordinari registratori, capaci di conservare negli anelli di accrescimento, le testimonianze di particolari mutamenti dell’ambiente , come gli è capitato di notare nei campioni da lui prelevati a Tunguska. Se negli anni passati a Hessdalen è capitato qualcosa di strano, gli alberi l’hanno probabilmente “visto”. Andiamo a mettere qualcosa sotto i denti ad Alen, all’UFO Center, un ristorante che raccoglie foto e testimonianze di svariati avvistamenti, un po’ come l’A’le’inn, visitato lo scorso anno in Nevada, nei pressi dell’Area 51 e nel pomeriggio ci incontriamo con Peder sulla strada per il misterioso lago Ojungen. Lo troviamo nella foresta intento a raccogliere legna per l’inverno assieme alla moglie e gli diamo una mano per completare il carico sul suo furgone. Ringraziandoci per l’aiuto, decide lui stesso di accompagnarci al lago, che ci appare dopo qualche Km in tutta la sua magia. Un posto incantevole, illuminato dalla luce radente del Sole al tramonto, con acque di un azzurro intensissimo, contornate da sterminate distese di boschi e dolci rilievi innevati.

Rapiti dalla pace e dal silenzio scattiamo numerose fotografie, e Peder, sorridendo compiaciuto, decide di mostrarci il suo personale paradiso. Lo seguiamo e poco dopo ci appare una casetta bassa in mezzo al nulla, la sua dimora estiva e ci invita tutti ad entrare e a scrivere un pensiero come ricordo su una piccola agenda. Assorti a meditare guardando il cielo blu cupo, di questo monumento al grande nord, prendiamo la solenne decisione di tornare sul posto dopo cena, per l’ultima notte di osservazioni in Norvegia. Salutiamo Peder, che ci fa gli in bocca al lupo, dicendosi sicuro che stavolta qualcosa vedremo e dopo una rapida cena a base di funghi porcini raccolti dal nostro Germano, siamo pronti per l’ultima avventura. Ancora una volta il clima cambia e il cielo si copre, fatta eccezione per una piccola striscia di sereno verso ovest, proprio in direzione del lago. Sono l’unico ad essere convinto di trovare il sereno, osservando il movimento delle nubi che si mantengono parallele all’orizzonte e alla fine si uniscono a me solo Ferruccio, Davide Lara ed Esther, mentre la maggior parte del gruppo preferisce fermarsi al Vista Point, dove purtroppo il cielo si manterrà coperto tutta notte. Al bivio per il lago Ojungen, ci appare una Via Lattea spettacolare e giunti alla meta il cielo è quasi interamente sgombro.

la luce anomala
La luce anomala

Sto armeggiando col cavalletto quando si ode un grido di Lara: “Una luce anomala, correte!” Mi precipito assieme agli altri e sulla riva opposta del lago, una forte luce rossa sta lampeggiando ritmicamente, poi improvvisamente svanisce. Anche se strano, non diamo troppo peso al fenomeno, troppo artificiale e troppo vicino all’unica abitazione illuminata di tutta la zona, per considerarla una “luce” autentica. A nord intanto, proprio sopra l’orizzonte, si nota da qualche minuto una costante luminosità azzurro verdastra e dato che non esiste inquinamento luminoso, è evidente che si tratta del cerchio aurorale, questa sera purtroppo a latitudini troppo elevate per dare spettacolo.

Volgiamo lo sguardo al lago oscuro ed ecco accendersi e spegnersi velocemente una piccola luce bianca, non troppo lontana da quella precedente. Dopo un’ora di osservazioni il freddo e la stanchezza si fanno sentire e ci accomodiamo nell’auto con riscaldamento acceso. Scrutando dai finestrini, Ferruccio vede qualcosa attorno all’1.18 nel Grande Carro. Una luce bianca, un flash della durata di un secondo e poco dopo ne avvista una molto intensa giallo-rossastra, di aspetto non proprio puntiforme. Passa qualche minuto e anch’io vedo una luce bianca accendersi nella Lira, poco sotto Vega.

gli avvistamenti
Gli avvistamenti

Scendo dall’auto e giro la telecamera verso nord e improvvisamente ne vedo una gialla molto luminosa ( mag. -2 ) sotto il timone del Grande Carro, avverto gli altri che però non fanno in tempo a vederla. Abbiamo subito escluso possano trattarsi di qualche stella che emerge dalle nubi di un cielo divenuto molto variabile, vista la peculiarità dell’apparizione, cosi come sono da escludere, aerei, satelliti artificiali ( iridium flare compresi. L’aspetto del fenomeno può ricordare una meteora puntiforme, ovvero quelle meteore che si muovono dal radiante in direzione dell’osservatore, ma sappiamo essere molto rare, e ancor più rara se non impossibile, l’attività di diversi sciami di meteore sconosciuti in grado di produrre meteore puntiformi nel giro di pochi minuti. Siamo abbastanza stupiti e poco dopo anche Esther ne vede un’altra presso Vega.

Gli avvistamenti
Gli avvistamenti
luci di Hessdalen
Luci di Hessdalen

Stiamo osservando le famose luci di Hessdalen? Nella letteratura si citano anche luci di durata brevissima (elettrificazione della valle), oltre le più note persistenti e semoventi, potremmo in effetti proprio l’ultima sera , aver fatto il colpo grosso , basterà attendere l’analisi delle ore di filmati registrati, per fugare ogni dubbio su sensazioni o abbagli.

Verso le 3.00, smontiamo tutto e abbandoniamo quel luogo incredibile, rituffandoci nelle nubi della vallata e del nostro Bjorgasen.

Abbiamo tempo per due ore di riposo, poi la sveglia suona inesorabile, ci attende il lungo ritorno a casa.

Quattro Sentieri per il Lago

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Quattro Sentieri per il Lago

Quattro Sentieri per il LagoLo spicchio di luna che sta tramontando illumina debolmente i quattro amici appena giunti al posto di osservazione.
Ora gli strumenti sono pronti, e il cielo è diventato completamente nero.
Andrea dice: “Il cielo è abbastanza buio, vedrai come te la prendo al volo…”
Consulta un voluminoso atlante del cielo, porta l’occhio all’oculare e: “…tre stelle allineate… un gruppetto a forma di seggiolino… un aquilone… Ed eccola là, proprio sulla punta! “
– La vedi? – dice facendo posto a Dario. E Dario: “Io non vedo niente!”
Andrea: “Certo che no, muovi leggermente lo strumento ed osserva con la visione distolta…”
Dario: “con la visione che…?”
Andrea: “Distolta… Insomma guarda di traverso!”
Dario: “Ecco… mi pare… Una leggera nebulosità, ma non si distingue altro…”
Andrea: “E che vuoi vedere di più… Togliti che ne proviamo un’altra”.
Andrea ha una grande abilità nel trasformare le stelline di un atlante nei piccoli punti luminosi che si osservano negli oculari. La sua vera soddisfazione è quella di riuscire a puntare gli oggetti più difficili saltando di stella in stella, e nutre poco interesse per ciò che riesce ad inquadrare nel campo dell’oculare.
Bruno appena giunto sul posto di osservazione aveva intanto piazzato lo strumento e puntato la polare tenendo conto dell’ora e del giorno. Adesso fa le ultime correzioni, punta una stella, mette a segno l’ascensione retta, ed è finalmente pronto. Non ha nessun atlante, ha soltanto un catalogo NGC, fitto di colonne di numeri.
Bruno è in gamba, conosce a perfezione il proprio strumento; se è ben orientato, i suoi piccoli cerchi graduati sono in grado di puntare il telescopio con uno scarto massimo di 30 primi. Quasi sempre trova le piccole nebulose nel campo del grande oculare da due pollici.
È innamorato del proprio strumento. Guai se dovesse tradirlo.
Bruno: “Dario, vieni all’oculare, questa era dentro al primo colpo. Osserva con calma, cosa vedi?”.
Dario non ha il coraggio di dire che non vede niente. Finge di ammirare in silenzio, con la testa scuote leggermente il telescopio per far muovere l’immagine, guarda “per traverso” e finalmente la vede: una nuvoletta, identica a quella mostratagli da Andrea, in una zona di cielo completamente diversa.
Con un certo timore dice: “Mi pare di vederla in alto, vicino al bordo…” Bruno si riappropria in modo brusco dello strumento, poi osserva con calma e dice: “Ma no… è quasi al centro, leggermente in basso”. E poi aggiunge, sollevato: “Mi pareva strano un errore così grande…”.
Bruno è felice, il telescopio si comporta magnificamente e lui è bravissimo ad orientarne l’asse polare in modo che i piccoli cerchi graduati non sbaglino un colpo. È come Andrea, poco interessato alla natura delle cose, e molto alla precisione geometrica della ricerca.
La preparazione per Carlo è stata diversa. Dopo aver piazzato il cavalletto e la montatura ha inserito lo strumento, da cui esce una quantità incredibile di cavi elettrici.
Le parti terminali dei cavetti di collegamento sono “variopinti”. Rosso con rosso, verde con verde. “Dunque vediamo… i decoder, i motori… l’alimentazione, la pulsantiera, la centralina. Mi pare tutto a posto”.
Collega l’alimentazione e legge sul piccolo schermo. Risponde a tutte le domande con tranquillità e sicurezza. Punta una stella, ne punta una seconda, dà gli ultimi comandi alla centralina ed è pronto.
– “Adesso che ho aggiornato la libreria voglio proprio vedere… L’altra sera l’ho mancata, ma era un problema di coordinate sbagliate…”.
Risponde a tutte le domande della centralina, e poi preme l’enter.
Il tubo comincia a muoversi prendendo velocità, si avvicina alla zona richiesta, rallenta e si ferma.
Carlo osserva nell’oculare, fa una piccola correzione aggiorna il computer con la certezza che, d’ora in poi, l’oggetto richiesto sarà sempre al centro dell’oculare.
–“Vieni a vedere” – fa rivolto a Dario. E Dario la vede. Esattamente al centro dell’oculare, una piccola nuvoletta leggermente più chiara del cielo nero.
Carlo non ha nessun atlante, nessun catalogo, il computer è in grado di dargli tutte le informazioni necessarie. Si affida al computer come Andrea alla propria mappa mentale e Bruno ai principi della astronomia sferica.
E come loro, difficilmente si sofferma a ragionare su ciò che ha puntato. La serata si protrae fino alle due di notte. Andrea, Bruno e Carlo sono felici, ognuno di loro è contento della padronanza con la quale trovano facilmente ogni pur debole oggetto del cielo. Stasera tutti hanno avuto grandi soddisfazioni.
Stanno smontando i telescopi quando Carlo chiede: “Allora, Dario, quale strumento ti comprerai, qual è il migliore”?
E Dario, sconsolato, risponde: “Non ho trovato grandi differenze. Io vorrei un telescopio che, puntato verso una galassia, mi permettesse di osservarla nei dettagli più fini.
Guardare di sfuggita delle nuvolette evanescenti, una dopo l’altra, così velocemente… No, preferisco puntarne una sola, piuttosto, e passarci sopra una serata intera”!

Viaggio in NORVEGIA

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Programma

1° giorno – martedì, 23 settembre 2003
Milano Malpensa/Copenaghen/Trondheim
Ritrovo dei partecipanti all’aeroporto di Milano Malpensa, operazioni di imbarco e partenza con volo di linea SAS delle ore 11.40 via Copenaghen per Trondheim. Arrivo previsto alle ore 16.25. Ritiro delle auto noleggiate e trasferimento nelle vicinanze di Hessdalen, sistemazione in residence. Cena libera e pernottamento.

Dal 2° giorno – mercoledì 24 settembre 2003 – al 6° giorno domenica 28 settembre 2003
HESSDALEN
Giornate a disposizione per effettuare escursioni turistiche facoltative di gruppo e per l’osservazione notturna, assieme ad esperti astrofili, delle misteriose luci di Hessdalen e delle Aurore Boreali. Trattamento di pernottamento e prima colazione in camere doppie in appartamento.

7° giorno – lunedì 29 settembre 2003
Trondheim/Copenaghen/Milano Malpensa
Trasferimento in tempo utile all’aeroporto di Trondheim. Partenza con volo di linea delle ore 12.10 via Copenaghen per Milano Malpensa. Arrivo previsto alle ore 18.15. Disbrigo delle formalità doganali e fine servizi.

Quota di Partecipazione

Quota individuale di partecipazione minimo 20 paganti € 1.200,00
Le prenotazioni devono essere eseguite entro il 28 Luglio
(Cambio dkk 0,13)

La Quota Comprende

• Volo di linea da Milano Malpensa via Copenaghen
• Noleggio auto tipo Toyota Previa 6/8 posti: chilometraggio illimitato, coperture assicurative obbligatorie richieste, tasse
• Sistemazioni in appartamenti 4/8 posti letto con uso cucina, in camere doppie con servizi privati in trattamento di pernottamento e prima colazione
• Gadget di viaggio
• Accompagnatori esperti astrofili


La Quota non Comprende

• Extra personali in genere e tutto quanto non specificato alla voce “La quota comprende”.


Documenti e Vaccinazioni

Documenti di viaggio:
Carta d’identità valida per l’espatrio , per il noleggio dell’autovettura in Norvegia è necessaria la patente emessa almeno 12 mesi prima della data di noleggio, con età minima di 25 anni.

Prenotazioni e Informazioni

Web: http://www.ferrara.com/columbia

Termine iscrizioni: 31 dicembre 2004

Per informazioni e prenotazioni:
Centro Turistico Modenese di Robintur spa
Via Bacchini, 15- 41100 Modena
Tel. 059/2133717
Fax 059/214809
E-mail: CTM.Bacchini@Robintour.it

Per informazioni astronomiche:
Massimiliano Di Giuseppe Tel. 338/5264372
Ferruccio Zanotti Tel. 338/4772550
E-mail: columbia@global.it >

Sogni

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Sogni

SogniBuonasera signora – dice Anna mostrando il fondo di una torcia – ha per caso delle pile come queste?
Il negozio della signora Maria è una tappa obbligata per chi vuole raggiungere il Passo.
Pane cotto con forno a legna, dice la piccola insegna. Ma in realtà vende di tutto.
– Aspetta… Ecco, prova questa, mi pare che vada bene…
E poi, alzando appena lo sguardo sul resto del gruppo, che aspetta davanti la piccola vetrina:
– Siete qui per campeggio?
– No, andiamo su, al Passo. Andiamo a guardare il cielo da lassù. È un bel posto. Ci sono sempre tante stelle.
– Ah, allora siete voi quelli che sentiamo spesso tornare in piena notte…
E Anna, sorpresa e un po’ intimorita…
– Davvero? Riusciamo a farci sentire? Ci disp…
– No, no… senti piuttosto… Ho un figlio piccolo, l’hai visto no? quello lì fuori… Che anche lui non fa altro che guardare per aria. E i pianeti, e le stelle… una testa così. Non so proprio da chi ha preso, né dove vada a prendere certe idee…
Noi qui non sappiamo i nomi delle stelle, e tutte quelle cose sul cielo che ci chiede… Perché non ve lo portate su? Lo fareste proprio contento…
Anna guarda in strada, e vede un ragazzino che seduto su un muretto se ne sta incantato a guardare i ragazzi che chiudono le macchine e sistemano gli strumenti negli zaini.
– Ma certo signora, stia tranquilla, lo faremo divertire, vedrà…
Matteo, nove anni, sorridente e sveglio, dopo pochi minuti è lì che cammina nel gruppo. Qualcuno brontola sottovoce, rimproverando Anna per la sua vocazione agli “asili d’infanzia”.
Arrivano sul Passo che il cielo è ancora chiaro. C’è il tempo di mangiare qualcosa e di preparare con cura gli strumenti.
Ci si corica sull’erba in attesa del buio. Anna e Matteo controllano il cielo. Da lì a poco sarebbe comparso Giove, ma prima ancora i telescopi avrebbero cercato Saturno, ormai prossimo a calare oltre la cresta nera che disegna l’orizzonte ovest.
Ed eccolo catturato in un cercatore – Saturno – e poi puntato con ingrandimenti sempre più alti…
Matteo passa da un oculare all’altro, spingendo per farsi strada tra le teste chine sui diagonali.
– Che bello! Gli anelli sono bellissimi! Come gira veloce!
Una girandola di punti esclamativi, che Anna tenta di arginare spiegando che la rotazione è lenta, che il pianeta non “gira” così velocemente, e che tutto è frutto della turbolenza.
Ma lui non l’ascolta, improvvisamente attratto dal meccanismo di messa a fuoco.
È la volta di Giove, che però Matteo liquida con un giudizio lapidario – Sembra un pallone da spiaggia! Provocando le reazioni risentite di qualcuno che su quel pianeta dice di aver speso parecchie notti insonni.
I rimbrotti inducono Matteo al broncio del bambino in cerca di attenzioni… Invece lui vuole Marte. L’unico pianeta, dice, che lo interessa davvero.
Tutti cercano allora di spiegare, in modo goffo, il motivo per cui il pianeta rosso non è ancora visibile.
Indicano le montagne a sud–est, dicono che dovrà spuntare da lì, molto più tardi. E che sarà inconfondibile.
Matteo non si scompone e intanto comincia a straparlare di marziani. Si ferma solo per lanciare un urlo altissimo, mentre indica una stella rossa che si mostra a tratti tra le cime scosse degli abeti lontani.
– Eccolo! – dice correndo verso un telescopio.
È molto complicato convincerlo del fatto che non si tratta di Marte, ma di Antares. Un’occhiata nell’oculare lo convince appena: in effetti scorge solo un puntino rosso traballante, e non un “palloncino” come si aspettava.
Deluso, si aggira ancora per un po’ con l’aria offesa tra gli strumenti, poi si siede vicino Anna, che intanto si è quasi appisolata in un sacco a pelo. La sveglia parlando ancora dei marziani, che vivono sottoterra, piccoli, testa grossa. Ma che non sono verdi. Viaggiano su navi senza motori, che si alzano con un soffio di vento.
– Lo sai? Sono già stati qui!
Anna non risponde, curiosa e divertita di tanta fantasia. Sorride nel buio e aspetta di sentire il resto.
– Vengono sempre a trovarci…
chissà, forse ora che siamo vicini…
Pause sempre più lunghe.
– …spero di capire la loro lingua…
Anche il piccolo si addormenta, così Anna riprende a sognare. E nel sogno vede se stessa bambina che guarda il cielo e dice:
– Non siamo soli nell’universo.
Chissà se un giorno potremo avere questa certezza. Basterebbe un cenno, un segnale…
Qualcuno li sveglia con uno scossone – Anna, è spuntato Marte… alzati…
Dai Matteo, vieni a vedere Marte che poi andiamo a casa…
Insieme si alzano e guardano nell’oculare, con poco entusiasmo. È notte fonda, e ciò che si vede nella turbolenza dell’orizzonte è solo un dischetto rosso, senza alcun particolare.
Matteo è assonnato, tira giù Anna per una manica e le bisbiglia d’un fiato – L’ho visto meglio poco fa, mooolto più grande… C’era il marziano, sai? Ho preso uno sgabello per farlo arrivare all’oculare.
Mi ha spiegato ogni cosa. Mi ha fatto vedere anche le due lune che hanno, e mi ha promesso che tornerà per fine agosto. Se vieni anche tu, te lo faccio conoscere. Anna ricambia con un abbraccio – Stai tranquillo Matteo, non mancherò.
Sulla strada del ritorno, Anna non può far a meno di pensare che era partita con l’idea di insegnare a Matteo tante cose di astronomia.
Si accorge invece di aver imparato una cosa importante. Aveva nuovamente ripreso a sognare. I suoi sogni di bambina, forse troppo precocemente annebbiati dalla conoscenza.
Per nulla al mondo sarebbe mancata all’appuntamento. Matteo le avrebbe insegnato ancora tante cose.

Perseo

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Perseo

PerseoAdesso sapeva di averla fatta grossa. Abbandonare gli umani è una colpa gravissima… Che stupido… sarebbe potuto risalire velocemente se solo avesse voluto. Ma se n’era rimasto lì, sorpreso da quel gioco improvviso a guardare l’auto che si allontanava veloce. E tutto grazie al suo solito orgoglio da lupo, che gli aveva fatto pensare: adesso non mi muovo finché qualcuno di loro non mi prega di tornare in macchina.
Nessuno l’aveva chiamato, e lui cominciava a sentirsi inquieto. L’asfalto dell’autostrada era ancora caldo quando, quella sera di fine luglio, s’incamminò seguendo la direzione presa dalla macchina.
Trotterellando ripensava a quando accettò di vivere con quel gruppo di umani, in una grande casa tutta lucida. Era arrivato una sera in cui tutti si facevano le feste, dentro una grande scatola con tanti buchi. Sembrava un branco molto bisognoso della sua compagnia, specialmente il piccolo, che l’aveva preso in braccio per primo. Era compito suo fare in modo che tutti dimenticassero per un momento i loro problemi, e lui si dava da fare con grande entusiasmo, riuscendo sempre nel suo intento.
Solo in questi ultimi giorni nessuno rideva più, forse a causa del gran caldo. Un colpetto di clacson lo richiamò al presente.
Forse sono tornati, si disse cercando di attraversare l’autostrada. Uno stridio di freni lo fece tornare sui suoi passi, e due auto si fermarono quasi di sbieco un poco più avanti… Degli umani scesero come se volessero fargli del male, e lasciando le portiere aperte correvano verso di lui.
Per fortuna – pensò – so bene come gestire certe situazioni, questi giovani umani me li gioco come voglio…
Un balzo ed il primo era ormai alle sue spalle, e così il secondo; scansò poi il piede del terzo, e a gran velocità infilò le gambe del quarto. Le due giovani femmine emettevano suoni, ma non tentarono nemmeno di fermarlo.
Favorito dal buio della sera raggiunse di nascosto le macchine, decidendo di salire sulla seconda.
Fece un balzo per raggiungere il bagagliaio, come faceva sempre, e cadde pesantemente sopra un tubo di lamiera. Si accovacciò in un piccolo spazio libero, posò il muso al fresco, sul tubo, e si addormentò. Venne svegliato improvvisamente da tramestii e grida di richiamo, mentre una luce fastidiosa illuminava completamente il suo rifugio. “Ecco dov’era finito” gridava qualcuno, e una delle femmine con voce stridula diceva “T’avevo detto di guardare in macchina!”.
Si accucciò sul sedile posteriore vicino l’altra femmina, che lo accolse allontanando gli “altri” con decisione. Si erano già scelti.
Fine del viaggio. Lui pensava di essere portato subito in uno dei loro soliti rifugi illuminati, ma tutto attorno adesso vedeva solo buio. Che strano – gli venne da pensare – siamo in piena notte e qua nessuno dorme. E poi, osservando il cielo: ci fosse almeno la Luna piena…
Si guardò in giro, e riuscì a scorgere gli umani che si agitavano attorno a strani bastoni fissati al terreno. Si trovavano in aperta campagna.
Qualcuno grida: “non accendete luci che faccio alcune fotografie prima che sorga la Luna”, un altro, con lo stesso tono di voce, risponde “hai tutto il tempo che vuoi la Luna sorge alle due”, mentre un terzo urla “Venite a vedere M57, si scorge la stellina centrale!”
Finalmente spuntò la Luna. Continuando ad urlare, i ragazzi misero via i bastoni, si salutarono ed ognuno salì sulla propria auto. Lui andò dietro, nel bagagliaio, dove gli avevano preparato un comodo giaciglio.
L’amico di Laura – così si chiamava la giovane femmina che aveva adottato – era alla guida dell’auto, mentre lei chiedeva sottovoce: “Come lo chiamiamo”?
Avrebbe voluto dormire ma l’argomento lo interessava direttamente. Dovea evitare che gli affibbiassero un nome poco serio, e anche se parlavano a voce bassa non si perse una parola.
Scartarono i nomi delle stelle ritenendoli – sbagliando – tutti femminili, così come quelli di galassie e nebulose.
Analizzarono i nomi delle costellazioni: Orione, Cefeo, Perseo…
Lui avrebbe voluto obiettare che fino a quella mattina accorreva al semplice comando di Bob!, ma proprio in quel momento Laura decise: “Visto che lo abbiamo trovato, è chiaro che si era perso; lo chiamiamo… Perseo!”
Lui non capì mai un simile ragionamento, comunque il suono di quel richiamo era di suo gradimento.
Tanto che si appisolò istantaneamente, cullato dai rumori della strada. Sognò di una grande luna piena, e di un cielo creato anche per lui.

Viaggio in CILE

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Programma

1° giorno – venerdì 28 marzo 2003
Bologna/Madrid/Santiago del Cile
Ritrovo dei partecipanti all’aeroporto di Bologna in tempo utile per la partenza del volo Iberia diretto a Madrid . Disbrigo delle formalità di transito e partenza con volo Lan Chile diretto a Santiago del Cile. Pasti e pernottamento a bordo.

2° giorno – sabato 29 marzo 2003
Santiago del Cile/La Serena/Vicuna
Arrivo all’aeroporto di Santiago del Cile. Disbrigo delle formalità di transito e partenza con volo Lan Chile diretto a La Serena. Arrivo all’aeroporto di La Serena, disbrigo delle formalità di sbarco. Incontro con la guida parlante italiano e trasferimento riservato all’Hosteria Vicuna. Sistemazione nelle camere riservate pasti liberi e pernottamento.

3° giorno – domenica 30 marzo 2003
Vicuna/Tololo/Vicuna
Trasferimento riservato e guida parlante italiano all’osservatorio Cerro Tololo. Pasti liberi. Pernottamento presso l’Hosteria Vicuna. Osservazioni astronomiche facoltative in serata.

4° giorno – lunedì 31 marzo 2003
Vicuna/La Campana/La Silla/Vicuna
Trasferimento all’ osservatorio Las Campanas e La Silla. Pasti liberi. Pernottamento presso la Hosteria Vicuna. Osservazioni astronomiche facoltative in serata.

5° giorno – martedì 01 aprile 2003

Vicuna/La Serena/Vicuna
Trasferimento riservato e guida parlante italiano per la visita guidata di La Serena, antica città del Cile con belle chiese coloniali. Si visiterà la zona di Coquimbo con i suoi casinò e le spiagge. Rientro a Vicuna. Pasti liberi. Pernottamento all’Hosteria Vicuna. Osservazioni astronomiche facoltative in serata.

6° giorno – mercoledì 02 aprile 2003
Vicuna/La Serena/Antofagasta/Calama/San Pedro de Atacama
Trasferimento riservato e guida parlante italiano all’aeroporto di La Serena. Partenza con volo interno Lan Chile per Calama via Antofagasta . Arrivo all’aeroporto di Calama e disbrigo delle formalità di sbarco. Facciamo presente che la zona di San Pedro de Atacama è sconsigliata ai cardiopatici in quanto si raggiungono anche altezze oltre i 4300 metri. Incontro con la guida parlante italiano e trasferimento riservato a San Pedro de Atacama. Situata su 2.400 metri sul livello del mare, la città è circondata da geyser, deserti, saline, dune e vulcani. Assegnazione delle camere riservate presso l’Hosteria Casa Don Tomas. Pasti liberi. Pernottamento in hotel.

7° giorno – giovedì 03 aprile 2003
San Pedro de Atacama
Prima colazione in hotel. Trasferimento riservato e guida parlante italiano per la visita al villaggio di Toconao, noto per il tufo con cui sono state costruite le case. Proseguimento per le saline di Atacama dove il bianco sale si alterna ai rosa dei fenicotteri. Nel pomeriggio visita della città di San Pedro, culla delle popolazioni precolombiane. La città vanta bellissimi edifici coloniali e il museo famoso in tutto il mondo per la quantità e l’ottima conservazione delle mummie indie. Proseguimento per la Valle delle Luna, famosa per le stravaganti forme assunte dalle formazioni rocciose. Pasti liberi. Pernottamento alla Hosteria Don Tomas. Osservazioni astronomiche facoltative in serata.

8° giorno – venerdì 04 aprile 2003
San Pedro de Atacama
Prima colazione in hotel. Trasferimento riservato e guida parlante italiano alla lagune di Menique e Miscanti, situate al confine con la Bolivia. Sia il Menique che Miscanti sono alimentati dalle fonti d’acqua sotto la superficie della terra. Lo spettacolo naturale è straordinario per il contrasto tra il deserto dell’Atacama e le montagne dalle punte innevate. Pasti liberi. Pernottamento alla Hosteria Casa Don Tomas. Osservazioni astronomiche facoltative in serata.

9° giorno – sabato 05 aprile 2003
San Pedro de Atacama
In primissima mattinata trasferimento riservato e guida parlante italiano per la visita dei geyser di El Tatio, zona di acque termali, situati a 4.300 metri di altezza. L’intera zona è estremamente affascinante prima del sorgere del sole in quanto i getti di fumo si innalzano dal terreno. Rientro in hotel per la prima colazione. Proseguimento verso le acque termali di Puritana dove eventualmente sarà possibile fare il bagno nelle piscine di acqua termale. Pasti liberi. Pernottamento alla Hosteria Casa Don Tomas.

10° giorno – domenica 06 aprile 2003
San Pedro de Atacama/Antofagasta
Prima colazione in hotel. Trasferimento riservato e guida parlante italiano ad Antofagasta, la città più importante del Nord del Cile. Nel suo porto, il più attivo del Paese, sono stivati il rame e gli altri minerali estratti nella zona di Chuquicamata, situata alle spalle della città. Attività che conferiscono alla città un certo benessere, riscontrabile dall’animazione che pervade le sue strade al tramonto. Sistemazione nelle camere riservate presso l’Holiday Inn. Pasti liberi. Pernottamento in hotel.

11° giorno – lunedì 07 aprile 2003
Antofagasta
Prima colazione in hotel. Intera giornata a disposizione. Pasti liberi. Pernottamento in hotel. Escursione all’osservatorio VLT di Cerro Paranal e osservazioni astronomiche facoltative in serata.

12° giorno – martedì 08 aprile 2003
Antofagasta
Prima colazione in hotel ed intera giornata in escursione alla scogliera di Portada. Pasti liberi. Pernottamento in hotel.

13° giorno – mercoledì 09 aprile 2003
Antofagasta/Santiago del Cile/ Madrid
Prima colazione in hotel. Trasferimento riservato all’aeroporto di Antofagasta. Disbrigo delle formalità di imbarco con Lan Chile e partenza con volo diretto a Santiago. Arrivo all’aeroporto di Santiago, disbrigo delle formalità di transito e partenza con volo di linea Lan Chile diretto a Madrid.

14° giorno – giovedì 10 aprile 2003
Madrid/Bologna
Arrivo all’aeroporto di Madrid di prima mattina.. Disbrigo delle formalità di transito e partenza con volo Iberia diretto a Bologna. Arrivo all’aeroporto di Bologna. Disbrigo delle formalità di sbarco e ritiro dei bagagli. Termine del viaggio.

Quota di Partecipazione

Quota individuale di partecipazione minimo 20 paganti € 2.270,00
Supplemento camera singola € 150,00

Sono previste escursioni e osservazioni notturne proposte direttamente in loco e non incluse nelle quota di partecipazione.

Possibilità di prolungamento del viaggio con estensione all’ Isola di Pasqua da verificare al momento della richiesta.

La Quota Comprende

• Trasferimento aereo in classe economica con voli della compagnia aerea Iberia, Bologna/Madrid e viceversa

• Trasferimento aereo in classe economica con voli della compagnia aerea Lan Chile Madrid/Santiago del Cile e viceversa
• Trasferimenti aerei interni con Lan Chile come specificato nel programma
• Tasse sul biglietto intercontinentale (aggiornate alla data odierna pari a € 71,10 da aggiornare al momento dell’emissione della biglietteria aerea)
• Sistemazione negli hotels specificati nel programma – Prime colazioni dove specificato
• Trasferimenti riservati e guide parlanti italiano come specificato nel programma
• Escursioni come indicato nel programma
• Facchinaggio negli aeroporti e negli hotels
• Assicurazione sanitaria, bagaglio e annullamento
• Kit da viaggio
• Accompagnatori esperti astrofili


La Quota non Comprende

• Tasse aeroportuali (usd 8 per ogni volo nazionale e usd 26 per quelli internazionali)
• Pasti e bevande
• Escursioni facoltative diurne e notturne, ingressi agli osservatori
• Mance
• Facchinaggio in aeroporto
• Extra personali in genere e tutto quanto non specificato alla voce “La quota comprende”.


Documenti e Vaccinazioni

Documenti di viaggio:
passaporto valido, con scadenza non inferiore a 6 mesi dalla data di arrivo in Cile.

Prenotazioni e Informazioni

Termine iscrizioni: 31 dicembre 2004

Per informazioni e prenotazioni:
Centro Turistico Modenese di Robintur spa
Via Bacchini, 15- 41100 Modena
Tel. 059/2133717
Fax 059/214809
E-mail: CTM.Bacchini@Robintour.it

Per informazioni astronomiche:
Massimiliano Di Giuseppe Tel. 338/5264372
Ferruccio Zanotti Tel. 338/4772550
E-mail: columbia@global.it
Web: http://www.ferrara.com/columbia

Segnali Luminosi

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Segnali Luminosi

Segnali LuminosiL’aspettiamo con fiducia. Anche se l’alba sempre più anticipata della fine inverno ci nasconde il suo vagare tra le basse costellazioni visibili a sud-est nella tarda notte.
Il Sole del 6 marzo ci manda a dormire quando stiamo tentando l’ultima foto: Il pianeta si trova vicinissimo alla Laguna, ma è un piccolo disco di sei secondi d’arco, non più luminoso di Aldebaran.
Il 23 aprile è nel Capricorno, e le giornate continuano ad allungarsi rendendo inutile il trascorrere del tempo.
Il 10 giugno arriva nell’Acquario, e siamo finalmente al “giro di boa”.
Dopo il solstizio d’estate le giornate si accorciano. Inizialmente in modo impercettibile, ma alla fine di luglio è visibile per buona parte della notte. Marte è ormai un faro rosso tra le stelle dell’Acquario, con un disco che sembra riempire il campo dell’oculare. Forse accortosi di essere osservato, rallenta il suo continuo spostamento verso est sino a fermarsi, e come un attore di consumata esperienza inizia la sua “passerella”; quasi voglia portarsi ancora più vicino al “suo pubblico” mentre il movimento retrogrado ne rendeva favorevole l’osservazione in orari da “prima serata”.
Per tutto il mese di agosto si susseguono le osservazioni. Nessuna tempesta di sabbia in corso. Finalmente il pianeta raggiunge il suo massimo splendore, sprigionato da un disco davvero enorme.
Ventisette agosto. La serata è stupenda, non un filo di vento, la trasparenza del cielo è eccezionale.
Tutti gli strumenti del folto gruppo sono in postazione. Marco, con la sua imponente attrezzatura ha invaso quasi tutti gli spazi della grande piattaforma in cemento. Ed è proprio Marco a rompere il silenzio, in un modo davvero poco elegante.
“Accidenti, mi è partito un pixel nel CCD…”
Un puntino luminoso era infatti visibile sul monitor, in prossimità dell’equatore del pianeta.
Stizzito come se avesse subito un affronto personale, prova allora a riprendere nuovi “dark frame” per eliminare il fastidioso inconveniente. Nessun risultato, il puntino è sempre li. “Strano però, è proprio sempre lì, non scade mai. Possibile che lo stazionamento sia così perfetto?”
Si alza nervosamente e si avvicina al grosso rifrattore. “Fammi vedere” – dice scansando in malo modo il povero Giuseppe che si era appena avvicinato allo strumento.
“Ragazzi, venite un po’… qui la visione è capovolta, ma… “ E poi – “No, l’ho perso”. E rivolto a Giuseppe: “Aspetta un attimo!”. E poi con eccitazione: “Ma sì che c’è, anzi, sembra che aumenti”.
Tutti si mettono in coda, curiosi e pronti alla presa in giro, guardano di sbieco nell’oculare e sbattono gli occhi. Poi, si guardano accigliati in silenzio, ben attenti a non azzardare spiegazioni squalificanti. Giuseppe ingenuamente ci prova: “Forse sono segnali dei marziani”, e subito qualcuno lo zittisce: “Sì, fatti con una lampada da 500 watt”!
Marco abbandona lo strumento, subito preso d’assalto da tutto il gruppo, e si corica sul pavimento reso caldo dal sole del pomeriggio. Osserva il cielo per pochi secondi, e poi improvvisamente inizia a parlare a ruota libera.
“Si fa per dire, ma proviamo a immaginare che lassù vi siano esseri intelligenti… magari conoscono solo le frequenze visibili. Anche noi… fino a cento anni fa non potevamo immaginare la radio…
Ci osservano, magari con strumenti rudimentali, si accorgono delle nostre notti con le città illuminate… vedono sempre una falce quando siamo vicini, ma il nostro diametro è il doppio del loro… certamente ci vedono, sanno che esistiamo. Niente di più normale che pensare ad un segnale luminoso… Del resto, quell’astronomo viennese, come si chiamava… Dittrow, Littrow… non propose il secolo scorso di scavare enormi canali nel Sahara, da riempire di notte con del combustibile a cui dare fuoco? Voleva mandare segnali ai marziani… ed ecco che adesso…
Un’eccitazione illogica ha ormai contagiato tutti. Tanto che le teorie di Marco, palesemente in contrasto con decenni di ormai acquisite conoscenze marziane, complice la notte e l’incombente presenza di quel pianeta rosso nel cielo ottengono una sorta di sospensione dell’incredulità.
Giuseppe finalmente impadronitosi del proprio strumento continua a rilevare i segnali: “Sembrano segnalazioni fatte con l’alfabeto Morse, ma molto lentamente”.
E Marco, che sembra caduto in una trance mistica (li sta prendendo in giro?), continua: “…da loro è giorno pieno… sanno che questo è il momento migliore… la distanza che ci separa è ridotta al minimo”.
La suoneria di un cellulare lo interrompe.
“Pronto?” – dice Giuseppe nel silenzio generale.
Pausa.
“Sì, sì certo” – interrompe balbettando E sempre più concitato: “certo che l’abbiamo visto…”
E poi: “Cosa…? Ma va…”,
Pausa.
“Ah, questa è bella…”
Doppia pausa.
“Sì, vabbè, ci diamo da fare “.
“A dopo…sì.”
Ripone il telefono lentamente sotto lo sguardo attento di tutto il gruppo. Poi comincia a ridere a crepapelle fino a che le minacce dei compagni lo convincono a raccontare.
Con calma prende la parola: “Era Fabio, a casa con l’influenza ed il computer in navigazione.
Sembra che tutto il mondo abbia visto… i marziani che giocano con gli specchi.
Tutto questo è durato fino a che un astronomo si è inserito nella discussione dichiarando che a quanto pare la Nix Olimpica è entrata in attività, rendendosi visibile anche con strumenti amatoriali.
Pare che sia dovuto a tensioni interne messe in movimento dalla grande vicinanza della Terra.
Sarà meglio prendere tutte le foto possibili, non so se domani la superficie del pianeta sarà ancora visibile”.

Effetto Serra

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Effetto Serra

Effetto SerraFinalmente è tornato il Natale!

Da qualche giorno la città si è riempita di luci e le vetrine mostrano una miriade di colori e di oggetti – quasi tutti inutili – per invogliare gli indecisi ad acquistare regali.
Le strade del centro sono percorse in ogni senso da migliaia di persone, e nonostante l’isola pedonale che ha aumentato notevolmente gli spazi dedicati ai pedoni si cammina cercando continuamente di scansare pacchi di ogni dimensione.

Fa caldo! Le magliette di cotone aderiscono ai nostri corpi madide di sudore e gli odori si confondono: profumi fortissimi, odore di mare, di fritto, di dolci e di zucchero filato.
I negozi, quasi tutti muniti di condizionatori, sbuffano in faccia ai passanti ventate di aria calda che tolgono il respiro e, all’interno, i ventilatori girano vorticosamente creando pericolose correnti d’aria che trafiggono le schiene dei clienti.
I supermercati, aperti fino a tarda notte, offrono agli avventori il refrigerio dell’aria condizionata, e forniscono carrelli pieni di angurie, meloni, fragole e pesche, gelati e bibite in confezioni condominiali, bottiglie di spumante e cartoni di birra.
Le autorità hanno sconsigliato ai cittadini di uscire di casa nelle ore più calde a causa del buco nell’ozono che non è più in grado di proteggerci dalle pericolose radiazioni che arrivano dallo spazio. Il cielo, a causa dell’effetto serra, è continuamente velato di un colore bianco sporco e l’altissima umidità dell’aria aumenta la sensazione di disagio: si fa fatica anche a respirare.
La televisione, tra una pubblicità e l’altra – gelati, condizionatori, deumidificatori, bibite dissetanti, ed ogni sorta di regali natalizi – offre consigli sui modi di difendersi dalla calura: bere molta acqua, mangiare verdure a volontà per fornire al nostro corpo i sali minerali persi, evitare alimenti ricchi di grassi. Secondo gli scienziati l’effetto serra, causato dall’inquinamento atmosferico, fa aumentare la temperatura media del pianeta di mezzo grado ogni cento anni, procurando alla nostra Terra sconvolgimenti terrificanti.
Il disco infocato che ci ha riscaldato per tutto il giorno sta tramontando, ed io me ne torno a casa.

Il ronzio familiare del condizionatore mi garantisce una temperatura sopportabile. Attraverso le finestre, battute per tutto il giorno da un sole impietoso, gli ultimi raggi entrano in diagonale, illuminando la parete di destra. Preparo una cena frugale, spengo il condizionatore e vado sul terrazzino a cercare un po’ di frescura. La notte ha oscurato il cielo e, guardando verso est vedo la costellazione di Orione che risalta in un firmamento terso e scintillante. Sopra la cintura, la spada è chiaramente visibile con la sua nebulosità diffusa e piena di misteri, mentre ad ovest una minuscola fetta di Luna sta tramontando. Più in alto, Sirio splende di una luce vivissima.

Vado a letto. Ho prenotato per le vacanze natalizie un breve periodo in Europa, e domani mi attende un lungo viaggio aereo.
Nell’emisfero Nord in questo periodo è pieno inverno. Sarà divertente ed insolito passare un Natale con la neve.

Viaggio in Namibia

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Programma

29 novembre
ITALIA/FRANCOFORTE/JOHANNESBURG
Ritrovo dei partecipanti in aeroporto e partenza con voli di linea Lufthansa da tutte le città italiane collegate con Francoforte per Johannesburg. Arrivo e prosecuzione con volo di linea South African Airways per Johannesburg. Cena e pernottamento a bordo.

30 novembre
JOHANNESBURG/WINDHOEK
Arrivo a Johannesburg e prosecuzione per Windhoek. Arrivo e incontro con la guida. Trasferimento in pullman deluxe in città. Sistemazione al Safari Court Hotel ****. Giornata libera. Pernottamento e colazione.

1 dicembre
WINDHOEK/WATERBERG PLATEAU PARK
Dopo colazione, partenza verso nord per il Waterberg Plateau Park. Le cime di Okarakuvisa che dominano il Plateau ospitano l’unico insediamento di avvoltoi del Capo, della Namibia. Picnic lungo il tragitto. Sistemazione in rest camp. Cena e pernottamento. Osservazioni Astronomiche

2 dicembre
WATERBERG PLATEAU PARK/OKAVANGO RIVER
Dopo colazione, prosecuzione verso nord per raggiungere l’Omashare River Lodge. Pranzo in corso di viaggio. Cena, pernottamento all’Omashare River Lodge. Osservazioni Astronomiche

3 dicembre
OKAVANGO RIVER/ZAMBEZI LODGE
Dopo colazione, partenza per lo Zambezi Lodge attraverso il Dito di Caprivi fino a Katima Mulilo. Pranzo a picnic in corso d’escursione. Possibilità di una visita al mercato locale e al villaggio d’artigianato. Cena e pernottamento allo Zambezi Lodge.

4 dicembre
ZAMBEZI LODGE (Eclisse)
Giorno previsto per l’Eclisse. Dopo colazione partenza verso uno spazio aperto a ovest del lago Zambezi, dove le condizioni sono eccellenti per la migliore visione dell’evento. Pranzo, cena e pernottamento al Lodge. Osservazioni Astronomiche

5 dicembre
ZAMBEZI LODGE/OMASHARE RIVER LODGE
Dopo colazione, rientro a Omashare River Lodge. Escursione in barca sul fiume. Trattamento di pensione completa. Osservazioni Astronomiche

6 dicembre
OMASHARE RIVER LODGE/ETOSHA NATIONAL PARK
Dopo colazione, partenza per Etosha National Park. Arrivo al Gate orientale e sistemazione al caratteristico Namutoni Rest Camp. Pranzo a picnic in corso d’escursione. Tempo permettendo, nel tardo pomeriggio, game drive nel parco. Cena e pernottamento al Rest Camp. Osservazioni Astronomiche

7 dicembre
ETOSHA NATIONAL PARK
Dopo colazione, intera giornata di game drives all’interno del Parco. Pranzo in uno dei rest camp durante l’escursione. Cena e pernottamento al Namutoni Rest Camp. Osservazioni Astronomiche

8 dicembre
ETOSHA NATIONAL PARK
Dopo colazione, si riparte, attraversando il parco per arrivare al gate sud fino all’Okaukejo Rest Camp. Durante il tragitto possibilità di fare stop per le foto. Pensione completa al Camp. Osservazioni Astronomiche

9 dicembre
ETOSHA / DAMARALAND
Al mattino presto dopo colazione, si lascia il Parco Etosha per raggiungere la regione di Damaraland, visitando en route il Dito di Roccia e le Terrazze Ugab. Pranzo a picnic in corso di viaggio. Nel pomeriggio visita delle incisioni di Twifelfontein. Arrivo al Khorixas Rest Camp in serata e sistemazione nelle camere. Cena e pernottamento. Osservazioni Astronomiche

10 dicembre
DAMARALAND/SWAKOPMUND
Dopo colazione, prosecuzione del viaggio verso la costa atlantica fino ad arrivare a Swakopmund. Visita en route di Cape Cross (colonia di otarie). Sistemazione al Beach Lodge. Cena e pernottamento. Osservazioni Astronomiche

11 dicembre
SWAKOPMUND
Dopo colazione, al mattino visita alla Laguna di Walvis Bay. Cena, pernottamento e colazione al Lodge. Osservazioni Astronomiche

12 dicembre
SWAKOPMUND/NAMIB DESERT
Dopo colazione, partenza verso sud alla volta del mitico Deserto del Namib. Picnic lunch lungo il tragitto. Arrivo nella zona di Solitaire e sistemazione al Namib Rest Camp. Cena e pernottamento. Osservazioni Astronomiche

13 dicembre
NAMIB DESERT
Dopo colazione, partenza per Sossusvlei e visita alle dune. Al termine della visita rientro al Lodge e sosta per la visita del Sesriem Canyon. Pranzo a picnic in corso d’escursione. Cena e pernottamento al Rest Camp.

14 dicembre
NAMIB DESERT/WINDHOEK/JOHANNESBURG/FRANCOFORTE
Partenza per Windhoek con arrivo in tempo per il volo di linea per Johannesburg. Arrivo a Johannesburg e volo in coincidenza per Francoforte. Cena e pernottamento a bordo.

15 dicembre
FRANCOFORTE/ITALIA
Arrivo a Francoforte e prosecuzione con volo di linea per l’Italia e fine servizi.

Quota di Partecipazione

(minimo 16 partecipanti)
euro 3.000 (Lit 5.808.800)
suppl. singola e 200,00
Cambio applicato 1 Euro = 10,453 Rand

La Quota Comprende

• voli di linea LH e South African Airways
• tutti i trasferimenti e voli interni come da programma
• tour in pullman deluxe a/c con soft drinks a bordo
• guida/autista parlante italiano
• sistemazioni in hotel/lodges con trattamento come da programma
• pasti come da programma
• assicurazione sanitari, bagaglio e annullamento di gruppo
• gadget


La Quota non Comprende

• tasse aeroportuali
• facchinaggio e mance;
• bevande e i pasti non menzionati;
• extra di carattere personale e quanto non incluso alla voce “La quota comprende”


Documenti e Vaccinazioni

Documenti di viaggio:
passaporto in corso di validità con scadenza non inferiore ai 6 mesi dalla data di inizio del viaggio, unitamente al visto ottenibile in frontiera.

Vaccinazioni:
consigliata l’antimalarica

Prenotazioni e Informazioni

Per informazioni e prenotazioni:
Centro Turistico Modenese di Robintur spa
Via Bacchini, 15- 41100 Modena
Tel. 059/2133717
Fax 059/214809
E-mail: CTM.Bacchini@Robintour.it

Per informazioni astronomiche:
Massimiliano Di Giuseppe Tel. 338/5264372
Ferruccio Zanotti Tel. 338/4772550
E-mail: columbia@global.it
Web: http://www.ferrara.com/columbia

Viaggio negli Stati Uniti

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stati uniti

stati unitiChi ha osservato la pioggia di bolidi del 1998 e le 3500 meteore/ orarie del 1999 e del 2001( vedi nostre spedizioni alle Canarie e in Cina ), difficilmente potrà dimenticare l’emozione di quei momenti. Immaginate cosa può significare il cielo limpido del deserto dell’Arizona solcato dalle scie di migliaia di leonidi all’ora, uno spettacolo unico, forse irripetibile e invisibile in queste proporzioni dall’Italia.

Se le meteore saranno brillanti come nell’apparizione dello scorso anno, la presenza della Luna, comunque prossima al tramonto al momento del massimo, sarà ininfluente e anzi accrescerà la suggestione del fenomeno illuminando i Canyon e la Monument Valley da cui si effettueranno le osservazioni.

usa_leonidiIl 2002 potrebbe essere l’anno favorevole per l’osservazione della più grande tempesta di Leonidi degli ultimi anni. Gli astronomi Asher e Mc Naught, che hanno indicato con successo gli orari del picco massimo di attività delle Leonidi degli ultimi tre anni , prevedono per il 19 Novembre 2002 alle 10: 29 TU un picco di 10.000 meteore orarie!!!

Al momento del massimo saranno favoriti gli osservatori americani, con il radiante alto in cielo, mentre in Europa sarà ancora giorno . Da un’analisi delle condizioni meteorologiche di Novembre, l’Arizona si presenta favorevole all’osservazione dell’evento, con elevata probabilità di cielo sereno, unita ad un ridottissimo inquinamento luminoso. Per non perdere questo straordinario appuntamento con le polveri della cometa Temple-Tuttle, Coelum in collaborazione con il Gruppo Astrofili Columbia di Ferrara, la Coop. Camelot e l’agenzia viaggi CTM di Modena organizza questa spedizione astronomica in Arizona.

Programma

1° giorno – venerdì 15 novembre
ITALIA/ATLANTA/PHOENIX/SCOTTSDALE
Ritrovo dei partecipanti all’aeroporto di Milano/Malpensa, secondo gli orari che verranno comunicati. Operazioni d’imbarco su volo di linea e partenza per Phoenix via Atlanta. Proseguimento per Scottsdale sistemazione in hotel nelle camere riservate e pernottamento.

2° giorno – sabato 16 novembre
SCOTTSDALE/METEOR CRATER/FLAGSTAFF
Intera giornata dedicata alla visita libera del Meteor Crater. Proseguimento alla volta di Flagstaff, sistemazione in hotel nelle camere riservate e pernottamento.

3° giorno – domenica 17 novembre
CANYON DE CHELLY
Escursione libera a Canyon de Chelly dove avrete modo di visitare l’omonimo Canyon. Si tratta di un gioiello naturale, ancora abitato dagli indiani. Sistemazione in hotel nelle camere riservate e pernottamento. Osservazioni astronomiche facoltative.

4° giorno – lunedì 18 novembre
MONUMENT VALLEY
Trasferimento libero alla Monument Valley. Si tratta del set naturale più usato al mondo dove la realtà è ancora più entusiasmante dei pur mitici film. Sistemazione in hotel a Kayenta e pernottamento. Osservazioni astronomiche facoltative.

5° giorno – martedì 19 novembre
LAKE POWELL/PAGE
Trasferimento libero al Lake Powell, magico lago artificiale dalle acque azzurre, dato dall’omonima diga che produce energia elettrica sufficiente a una città di un milione e mezzo di abitanti e sul quale si specchiano le rocce del Glen Canyon. Sistemazione in hotel a Page e pernottamento. Osservazioni astronomiche facoltative.

6° giorno – mercoledì 20 novembre
GRAND CANYON
Trasferimento libero al Grand Canyon, una delle mete fondamentali del Grand Circle, come viene chiamato il lungo itinerario. Si tratta di un’opera colossale scolpita in 10 milioni di anni dal fiume Colorado. Il South Rim è il versante che offre i punti di osservazione più spettacolari. I sentieri al suo interno sono opera delle tribù indiane, i cui discendenti abitano ancora in questa zone. Pernottamento in hotel.

7° giorno – giovedì 21 novembre
LAS VEGAS
Trasferimento libero a Las Vegas. Si potrà ammirare lo sfavillio di luci della pazza e trascinante mecca del gioco di azzardo e degli spettacoli. Sistemazione in hotel e pernottamento.

8° giorno – venerdi 22 novembre
LAS VEGAS/ATLANTA/MILANO MALPENSA
Trasferimento libero all’aeroporto, disbrigo delle formalità doganali e imbarco sul volo di linea per l’Italia via Atlanta, per l’aeroporto di Milano Malpensa.

Quota di Partecipazione

Quota di partecipazione individuale minimo 15 paganti € 1.350,00 SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA € 330,00 CAMBIO USD = € 1,08
SONO PREVISTE ESCURSIONI/OSSERVAZIONI NOTTURNE PER LA VISIONE DELLE LEONIDI , PROPOSTE DIRETTAMENTE IN LOCO E NON INCLUSE NELLE QUOTA DI PARTECIPAZIONE.

CAMBIO USD = € 1,08

La Quota Comprende

• voli di linea Delta in classe economica Milano/Atlanta/Phoenix – Las Vegas/Atlanta/Milano
• 8 notti in camere standard – hotel di categoria turistica: 1 notte a Scottsdale – 1 notte Flagstaff – 1 notte a Canyon de Chelly – 1 notte a Kayenta – 1 notte a Page – 1 notte a Grand Canyon – 1 notte a Las Vegas
• facchinaggio negli hotels
• assicurazione sanitaria, bagaglio e annullamento
• kit da viaggio e materiale illustrativo sulla destinazione
• accompagnatori esperti astrofili

La Quota non Comprende

• tasse aeroportuali (applicabili alla data odierna € 70,00 c.a.)
• tutti i trasferimenti in auto a noleggio, le escursioni e gli ingressi previsti nel programma
• prime colazioni, i pasti e le bevande
• mance (obbligatorie negli Stati Uniti)
• facchinaggio in aeroporto
• extra personali in genere e tutto quanto non specificato alla voce “La quota comprende”.

Documenti e Vaccinazioni

Documenti di viaggio:
passaporto valido, con scadenza oltre la data di rientro, nessun visto.
Il passeggero dovrà compilare il modulo che gli sarà fornito dalla compagnia aerea.

Prenotazioni e Informazioni

Per informazioni e prenotazioni:
Centro Turistico Modenese di Robintur spa
Via Bacchini, 15- 41100 Modena
Tel. 059/2133717
Fax 059/214809
E-mail: CTM.Bacchini@Robintour.it

Per informazioni astronomiche:
Massimiliano Di Giuseppe Tel. 338/5264372
Ferruccio Zanotti Tel. 338/4772550
E-mail: columbia@global.it
Web: http://www.ferrara.com/columbia

Passione

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Passione

PassioneMa certo, se vuole può iscriversi anche subito” – dice il segretario accomodandosi davanti al computer – “Nome?”
“Rossi, Giacomo Rossi”
“Professione?”
Il distinto signore seduto davanti alla scrivania non risponde, è intento ad osservare le foto che tappezzano l’ufficio. Improvvisamente si scuote, e voltandosi dice con un sorriso: “Pensionato”.
Poi approfitta di un piccolo problema del computer per guardare ancora in giro, come cercasse qualcosa di già conosciuto.

Quanto tempo era passato? Ricordava appena i nomi di qualcuno: Andrea, Stefano… Anna…
L’associazione, tra le prime in Italia, era nata sotto la spinta emotiva dei primi Sputnik. E Mino – così lo chiamavano gli altri – la sentiva quasi una sua creatura. Ma tutti loro si sentivano speciali, o forse lo erano davvero visto l’entusiasmo con cui trascinavano i nuovi iscritti verso ogni genere di avventure. Nelle numerose serate osservative erano seguiti da decine di appassionati anche nei periodi più freddi, e cominciavano allora i primi tentativi per portare l’astronomia nelle scuole…
Tempi così oscuri e felici, pensò – mentre intuiva vagamente che il computer non voleva ancora saperne di accettare il suo nome – solo che arrivò anche il momento di pensare al futuro…
Scelse la facoltà di Astronomia, naturalmente, anche se gli costò un lungo periodo di silenzio con suo padre.

Gli studi lo tenevano spesso lontano dalla propria città, ma, per le conferenze del venerdì, abbandonava tutto e rientrava in associazione. Almeno per i primi tempi… Perché ogni volta che tornava, ad intervalli sempre più lunghi, si diradavano i volti conosciuti, e cresceva la dolorosa impressione di un progressivo distacco .
Ancora anni per arrivare alla laurea. Festeggiata, come per un estremo e definitivo saluto, insieme con gli amici di un tempo, che già dispersi per mille strade si ritrovarono con lui proprio nella nuova sede dell’associazione. Il gruppo fondatore quasi al completo con una numerosa schiera di “nuovi” iscritti riempiva la sala delle conferenze. Solo Anna non c’era, e questo lo ricordava bene. Finalmente a casa pensava… ma rimase poco. Il mese seguente arrivò un’offerta di lavoro che non poteva rifiutare. Quasi agli antipodi, uno di quei grandi telescopi che nascono sulle alte montagne del sud America, per attività di ricerca. Il sogno della sua vita era ad un passo. “Due anni passano presto” si disse, e partì.
Per qualche tempo rimase in contatto con gli amici. Cartoline e fotografie con soggetti celesti, brevi saluti… poi altri pensieri più immediati gli riempirono la vita. La carriera, i trasferimenti, il matrimonio ed i figli, il lavoro sempre più stressante. E in qualche momento di stanchezza finì col pensare in modo meno assoluto al significato della ricerca, e a se stesso come ad un semplice tramite di dati e teorie da verificare per chi sarebbe venuto in seguito. “È forse troppo breve la vita di un essere umano per riuscire ad esprimere qualcosa di originale” – si diceva.

Così, dopo aver lavorato sodo per decenni, decise che quanto aveva fatto era più che sufficiente.
Aveva nostalgia della sua città, del suo mondo abbandonato per troppo tempo…

“Senta signor Rossi, per oggi niente da fare. Non capisco cosa… ma completeremo l’iscrizione con comodo”.
“Anzi” – aggiunge alzandosi dalla poltrona – “domani sera andiamo ad osservare, e se vuole unirsi al gruppo ne saremo lieti. Mi raccomando, è necessario coprirsi bene perché a star fermi si prende freddo. E se ha un binocolo tanto meglio, le sarà utile per seguire la descrizione del cielo”.
Rossi lo guarda per un momento con un’espressione assente e, riprendendosi risponde: “A casa dovrei avere un vecchio 114, porterò quello”.
“Ah, questo significa che in passato si era già avvicinato all’astronomia…” “Da ragazzo ne ero molto appassionato; poi, per motivi di lavoro ho lasciato, sa com’è… insomma, non mi sono più iscritto”.
“Iscritto? Ma lei è già stato iscritto qui da noi?”
“Sì, tanti anni fa. E non chiamarmi Giacomo… per tutti, da oggi, torno ad essere Mino”.

“Nonno, dov’è Plutone?”

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“Nonno, dov’è Plutone?”

“Nonno, dov’è Plutone?”Il progresso non si ferma. Questo lo aveva imparato sin da bambino.
La mamma raccontava spesso storie della propria gioventù, quando, la luce elettrica non esisteva. Tutta la città era illuminata dalle lampade a gas. Verso sera passava un omino che accendeva l’illuminazione pubblica, lampione per lampione segnalando la fine della giornata. Il lume a petrolio, invece, rischiarava la parte della casa dove si viveva, si mangiava, si parlava e si leggeva. Il nonno, padrone assoluto della luce di casa decideva il momento di andare a letto.
Lui, da ragazzo, ascoltava questi racconti di sua madre ritenendosi fortunato di essere nato in un periodo così bello. Una cosa impensabile che solo quarant’anni prima l’umanità fosse così arretrata. Era felice, con la sua piccola lampada sul comodino poteva leggere i libri di Salgari e di Verne, che regolarmente prendeva in prestito dalla biblioteca della scuola. Quanti meravigliosi viaggi fatti nei sogni che seguivano la lettura. Quale eccitazione quando, nelle sere d’estate, vedeva dalle finestre di casa la sagoma di una chiesa, formata da una serie di piccole lampade che giungevano sino alla punta del campanile. Li c’era la festa del rione, c’erano i dolci, la musica, le lotterie e tutti gli amici. Le feste duravano per tutta l’estate nei dintorni, una domenica per ogni parrocchia, le chiese erano tante. E le giostre che giravano gli davano un’ebbrezza mai dimenticata. E pensava: ”Come saranno state tristi le feste senza corrente elettrica”.
Il tempo passava, i tralicci aumentavano con sempre un maggior numero di cavi, gli isolanti di porcellana scintillavano nelle serate umide, le cabine ronzavano sempre più forte. La città diventava sempre più bella, i colori delle insegne, i nuovi lampioni. Una sera, un avvenimento raccolse tutti i cittadini nella piazza principale: il grande monumento ai caduti era illuminato a giorno.
Per gli altri monumenti fu questione di tempo, e poi i grandi palazzi, gli alberi del parco, ogni opera d’arte della città fu illuminata a dovere. Si continuò con tutte le chiese, le antiche mura, i vecchi muretti, l’antico ponte sul torrente, le vecchie costruzioni della periferia, le ville dei signori. Si accorse che la città si stava trasformando quando era ormai troppo tardi.
Il mondo sembrava alla disperata ricerca di avere oggetti da illuminare. In questa casa ha dormito per tre notti il grande condottiero “Amilcare Pranzetti”? Bene, mettiamoci quattro fari da 1000 watt!
E dopo le opere edili le opere d’arte, poi le opere e le operette. E quando la notte nelle città era stata rimossa come un qualcosa di cui vergognarsi, quasi un segno di povertà, si prese una decisione: illuminiamo ciò che la natura ci ha regalato.
E si pensò così di illuminare i Faraglioni.
Ricominciò una gara che sembrava conclusa.
Il promontorio di Portofino non doveva essere da meno, il Monviso ed il Cervino avevano già le cime illuminate, come le tre cime di Lavaredo. E come dimenticare le Tofane, che brillavano già da qualche anno. E le cascate delle Marmore, il Gran Sasso, il Vesuvio e l’Etna.
E fu la volta dei laghi, dopo il lago di Misurina toccò a quello di Braies ed in poco tempo ogni pozza d’acqua era illuminata come gli stadi delle grandi città.
E i tralicci crescevano, da ogni parte i grossi cavi portavano il loro carico di energia verso destinazioni ignote.
Una sera d’estate stava pensando alle antiche feste della parrocchia, quando, la voce del nipotino chiese: “Nonno, dov’è Plutone?”

Plutone? Ma che domanda per un bambino così piccolo… “Credo sia un pianeta, di quelli cosi lontani che… “E la stella polare?”
Ah, meno male, questo lo sapeva con certezza. Un vecchio marinaio glielo aveva insegnato. Gli aveva detto che era necessario saperlo per non perdersi mai. E lui lo aveva imparato benissimo, si cerca il carro dell’orsa… le ultime due stelle… Accompagnò il bimbo in una panchina lontano da fonti di luce, il bastone era pronto ad indicare la direzione. Le spalle, ricurve dagli anni, fecero fatica a guidare la testa verso il cielo. E forse per la prima volta, vide che le stelle non esistevano più. Era troppo tempo che non guardava il cielo.
Si accorse con rabbia che gli avevano rubato anche le stelle e, con esse la risposta alla domanda del piccolo. Quella notte la trascorse alla finestra, in una inutile ricerca di ciò che esisteva soltanto nella sua memoria.
Ripeteva con ossessione la fatidica frase: “Il progresso non si ferma”. E finalmente capì: si stava facendo una grande confusione. Questo non era certamente progresso. Era soltanto un grosso giro d’interessi.

CHICO

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Chico

ChicoVenne in associazione nell’autunno dell’anno scorso. Il colore della sua pelle e le marcate caratteristiche del volto, non lasciavano dubbi.
Chico, questo era il suo nome, era certamente sudamericano, e poiché nei suoi lineamenti non si intravedeva alcuna influenza di antichi colonizzatori europei , probabilmente era originario delle Ande. La sua statura, notevolmente inferiore alla media, non gli creava alcun problema nel rapporto con tutti noi.
In poco tempo era diventato la nostra mascotte, tutti scherzavamo con lui, con l’atteggiamento bonario degli “anziani” che si prendono gioco di un nuovo arrivato .
Il sorriso sempre pronto, i piccoli occhi neri che mostravano continua curiosità per tutto ciò che lo circondava e l’elevata capacità di apprendere lo resero in poco tempo un astrofilo modello.
Alla domanda: “Ehi Chico, ma da dove vieni?”, con l’indice teso rispondeva: “Da molto lontano” mentre il sorriso gli illuminava il volto. A poco a poco tutti imparammo che non ci avrebbe mai confessato il nome del paese di provenienza.
Alle conferenze che si tengono settimanalmente nella sede dell’associazione era sempre presente, seduto in prima fila, che ascoltava con attenzione i discorsi dei relatori.
Era morbosamente attratto da tutto ciò che riguarda le costellazioni, la figura rappresentata, le leggende dei vari personaggi, i nomi delle stelle e tutto ciò che la storia ha regalato all’astronomia. Ricordava perfettamente ogni cosa, era in grado di ripetere una intera lezione senza fatica alcuna.

Il sistema solare lo incuriosiva notevolmente, le lunghe e noiose relazioni ricche di dati che riguardano tutto ciò che orbita attorno alla nostra stella, erano seguite in silenzio, e, al termine, una raffica di domande, perfettamente pertinenti, restituivano il sorriso al “grande” Chico. Era grande, certo.
Nelle serate dedicate all’osservazione del cielo, si impadroniva dello strumento maggiore con il quale puntava, con facilità, i più strampalati oggetti del cielo profondo, che ci mostrava con orgoglio.
“E questo come si chiama?” ci chiedeva con un candido sorriso. Una domanda che avrebbe messo in crisi qualsiasi astronomo… E ai nostri “forse… potrebbe essere… credo…”, prendeva in mano l’atlante ed in poco tempo ci indicava sulla pagina l’oggetto puntato. Le lezioni di cosmologia lo divertivano molto. Il big-bang, i primi tre minuti, l’espansione dell’universo, le singolarità, le stringhe, l’orizzonte degli eventi…
Forse non ne comprendeva il significato.
Spesso faceva domande sciocche che rivelavano una cattiva conoscenza delle ultime teorie sulla nascita dell’universo.
Alcuni di noi sarebbero pronti a giurare che, durante queste lezioni, Chico, con la mano contro la bocca, tratteneva a stento qualche sonora risata. Certo, si pensava, per capire queste cose è necessario avere la mente libera da pregiudizi.
Nelle fredde serate invernali si copriva in modo esagerato, e nonostante i suoi “quasi 50 chili” sembrava una botticella semovente, che correva a destra e a sinistra, armeggiando con gli strumenti.
Passò l’inverno, la primavera, e finalmente arrivò l’estate. Chico era ormai una istituzione, era impensabile l’associazione senza di lui, purtroppo però, alla fine di luglio, la notizia raggiunse tutti noi: “Doveva tornare a casa”. Era inutile chiederne il motivo, il misterioso Chico concludeva così la sua permanenza tra noi.
Forse, nonostante non ne avesse mai parlato, il cielo delle Ande è decisamente più bello e pulito del nostro.
Alcuni lo invidiavano, altri non si davano pace per la perdita di un grande amico, tutti chiedevano un indirizzo a cui scrivere.
All’ultimo incontro, ci abbracciò tutti con un sorriso stampato sulle labbra mentre gli occhi lucidi non riuscivano a nascondere i suoi sentimenti. Si accomiatò dicendo: ”Mi farò vivo io”. Due giorni dopo, il 5 agosto, ricevemmo una e-mail:
”Ciao a tutti e grazie ancora bacioni Chico.
P.S. Quando, l’undici di agosto, andrete ad osservare le stelle cadenti, alle ore 23,45 fotografate Alfa Persei con cinque minuti di posa…”.
La parete della sede è ora abbellita da una grande foto su cui risalta, accanto ad una stella luminosa, una brillante nebulosa circolare formata da tre anelli concentrici colorati: azzurro all’esterno, rosso in posizione intermedia, ed il bianco al centro: i tre colori che formano il logo dell’associazione.
Una luminosa meteora caduta al centro del radiante? Oppure un oggetto che si sta allontanando dalla Terra?
Nell’angolo in basso a destra della foto, qualcuno ha scritto: Addio Chico.

Una Serata Perfetta

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Una Serata Perfetta

Una Serata PerfettaE’la serata della sua vita, la notte perfetta, un cielo incredibile.
Sta per raggiungere la specola lontana pochi chilometri dal centro, dove già lo aspettano gli amici. Forse la prima supernova del gruppo, manca solo una foto di conferma.
Che esaltazione, si sente come parte di un disegno mentre guida lentamente tra le ultime case della periferia. La velocità non si addice ai momenti solenni, gli viene da pensare mentre si ferma ad un passaggio a livello.
Si sente importante, telefona agli amici per avvisare del leggero ritardo, si concede all’attesa. Treno, treno… Eccolo, un treno merci lentissimo.
Davanti sfilano vagoni, sagome di container, impalcature di metallo telonate, altri vagoni. Quasi si ferma, benedetto treno che vuole ritardare il suo momento. Ma sì…
E quei lamenti da dove vengono? Che strano… in una notte così perfetta…
Animali gli sembra… sì, mucche e vitelli che sporgono il muso dalle inferriate, si accalcano alle feritoie… Ma dove vanno – pensa – dove le portano, perché si lamentano in una notte così perfetta…
Un’automobile arriva dall’altro lato della ferrovia, e i suoi fari rendono la scena ancora più irreale.
Sagome nere di povere creature in controluce scorrono come su uno schermo luminoso, mentre i vagoni riprendono a scorrere.
Adesso è nervoso. Perché non ho preso il cavalcavia, pensa quasi con stizza ripartendo, avrei evitato il passaggio a livello.
Raggiunge la specola proprio mentre gli altri la stanno aprendo.
Il tetto della piccola costruzione scorre su due guide di acciaio, un sistema realizzato da lui, di cui è orgoglioso. Basta una piccola spinta, e il rumore delle ruote sui binari, che ha sempre identificato con la ricerca astronomica facendolo tremare di passione, stasera suona diverso.
Binari… Chissà dove portavano quegli animali si chiede ancora, fingendo di non sapere.
Quasi meccanicamente prepara tutta l’attrezzatura, si fida poco degli altri e le cose importanti sono di sua competenza. La sua indubbia capacità tecnica, la conoscenza degli strumenti, la noiosa puntigliosità nella preparazione di ogni attività, lo rendono particolarmente affidabile. A sua insaputa, gli altri lo chiamano “il boss”.
La galassia è quasi al meridiano quando iniziano le riprese. Un paio d’ore di lavoro in silenzio, con molte pause per un cielo che ora si è stranamente velato. Gli altri malignano tra loro: “Il boss oggi ha litigato con la moglie…”
Ma finalmente arriva la conferma: il puntino dell’altra sera è ancora lì, è proprio una debole supernova in uno dei bracci esterni della galassia.
Allegria? Sì, davvero molta allegria. E uno dice, solenne e beffardo: “Ancora un po’ di metalli pesanti per il nostro universo”. E poi: “Ma ci pensate? Carbonio e metalli per nuove stelle, pianeti… Forse adesso lassù vi sono esseri intelligenti evolutisi grazie alla morte di questa stella. E che non sanno che noi abbiamo visto il loro lontano passato, il momento in cui gli atomi di cui sono formati venivano creati e dispersi in una spaventosa esplosione”.
Lui partecipa solo svogliatamente alla conversazione, forse vorrebbe parlare di altro. Riesce solo a rendersi antipatico dicendo: “Non allargarti troppo, quella galassia è lontana solo 50 milioni di anni luce, e in questo momento lassù c’è solo vento, un grande vento”.
Poi abbraccia tutti e se ne va, con la scusa del messaggio al CBAT. Sono le tre del mattino.
I pensieri ormai lontani da quel piccolo momento di gloria, sulla strada di casa decide di attraversare nuovamente il passaggio a livello. Ripensa a quanto andava blaterando poco prima Cristiano, reso logorroico dall’entusiasmo. Parlava di nuova vita, trasformazione… Anche tutta la vita di questo pianeta è il frutto di una tremenda esplosione. Noi, le piante, gli animali i cavalli, le mucche avviate al macello… Ma la sofferenza espressa da quei lamenti era davvero necessaria, faceva parte del gioco? E il nostro vagone, dove ci porta? Questo minuscolo pianeta che ci tiene in gabbia, dove sta andando? E noi, non osserviamo forse lo spazio esterno, con la stessa espressione sperduta di quei poveri animali che mi sono sfilati davanti? Chissà se altri stanno osservando in questo momento l’esplosione che ha permesso la nostra esistenza…
Chissà per quanto tempo, sul nostro pianeta, durerà la vita, se altri prenderanno il nostro posto, magari con più consapevolezza e meno arroganza verso le creature ultime…

Il passaggio a livello è chiuso. Un altro merci, altri vagoni lager?
No, passa veloce un rapido per la capitale, con molti distinti viaggiatori che leggono, parlano, guardano fuori.
E non può fare a meno di chiedersi con un sorriso: ma dove vanno, dove li stanno portando…

Recensione: “Alla scoperta dello Spazio” di William Harwood

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Alla scoperta dello Spazio
Alla scoperta dello Spazio

Alla scoperta dello Spazio

White Star S.r.l.
in collaborazione con National Geographic, 2002
formato: 34×26 cm, pp. 226
prezzo: 48,00 euro

Pubblicato dalla White Star S.r.l. in collaborazione con National Geographic, nell’ambito di un progetto editoriale che prevede la realizzazione annuale di un volume di grande formato dedicato alle tematiche dell’Astronomia, “Alla scoperta dello Spazio” va ben oltre le caratteristiche di un classico atlante fotografico dello Spazio, peraltro di pregevolissima fattura.
L’autore dell’opera, William Harwood, è di per sé garanzia di grande competenza e professionalità: appassionato astrofilo, Harwood è consulente astronautico per CBS News e per il Washington Post, oltreché collaboratore di Astronomy Now, ed ex-presidente dell’ufficio stampa internazionale di Cape Canaveral.
Reporter di cronache spaziali a tempo pieno, Harwood ha realizzato un volume che parte da una survey sullo stato attuale delle conoscenze nel campo astronomico e dell’esplorazione del Sistema Solare, per delineare i possibili sviluppi futuri di Astronomia e Astronautica nell’arco dei prossimi decenni.
Progettato secondo lo schema ormai collaudato nelle opere di divulgazione, a partire dai dintorni del nostro pianeta per proiettarsi ai confini del Sistema Solare e di qui alle profondità dello spazio esterno, il volume di Harwood introduce gradualmente il lettore alla scoperta delle meraviglie del cosmo, avvalendosi di una collezione di straordinarie immagini astronomiche, riprese dai più sofisticati telescopi e satelliti.
Il grande formato da atlante fotografico consente infatti di riprodurre e far conoscere al grande pubblico alcune tra le più suggestive (e famose) fotografie mai realizzate in campo astronomico.
Se infatti le immagini di nebulose, galassie, stelle e superficie planetarie realizzate dai grandi telescopi o dalle sonde automatiche risultano sempre di assoluto interesse scientifico, il loro valore estetico è spesso in grado di richiamare l’attenzione anche dei non “addetti ai lavori”, rendendo accessibile a un più vasto pubblico il senso di meraviglia e mistero che la contemplazione dell’Universo è in grado di suscitare nell’animo umano.
Ben vengano dunque le opere di carattere divulgativo che mostrano anche la “bellezza” delle scienze astronomiche, sempre comunque nel rispetto puntuale dell’attendibilità scientifica dell’offerta, ed evitando la ricerca ad ogni costo di “effetti speciali”.
Il rischio, infatti, insito nella spettacolarizzazione a se stante dell’astronomia, è e che questa vada a discapito dell’efficacia divulgativa del contenuto scientifico; un problema che Harwood ha saputo risolvere corredando le bellissime immagini riprodotte con testi e note equilibrati ed incisivi, contenuti in modo da non soffocare le immagini ed esaurienti dal punto di vista informativo.
Il volume è diviso in tre sezioni principali: una prima parte di carattere soprattutto “astronomico”, dedicata all’esposizione delle nostre conoscenze attuali sull’Universo, suddivisa in capitoli specifici. Una sezione centrale più attenta alle tematiche dell’astronautica, relativa alle prossime missioni esplorative del nostro Sistema Solare e allo sviluppo dei futuri grandi telescopi, terrestri e spaziali. Infine, l’ultima parte è dedicata ai possibili sviluppi della tecnologia spaziale nel nuovo secolo, proiettata alla conquista del Sistema Solare e, forse, alla sua colonizzazione. Non mancano paragrafi dedicati al progetto SETI e alla speculazione sulla possibile esistenza di vita e civiltà al di fuori del nostro Sistema Solare. Ogni sezione è corredata, nel migliore stile National Geographic, da numerosissime e splendide immagini di coinvolgente effetto emotivo.
Un volume in veste molto elegante (ideale anche come omaggio di pregio) e di lettura davvero piacevole, con un apparato iconografico eccellente e di buon livello divulgativo, rivolto a un pubblico non specialista, ma che non mancherà di risultare gradevole anche agli astrofili più esigenti.

Terzo mondo

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Terzo Mondo

Terzo MondoL’Ultimo Natale del millennio. Tanti abeti dei nostri parchi, addobbati con luci variopinte, ricordano con allegria la festività più importante dell’anno, tradizione millenaria che ci è stata tramandata dai nostri avi.
Quando arriva il Natale, ci sentiamo tutti più buoni, siamo tutti più sorridenti e pazienti, e tutti desideriamo il bene del prossimo. Per questo motivo la Città è cosparsa di centri per la raccolta di indumenti usati ed alimenti da inviare nel Terzo Mondo.
La Città, inoltre, è attraversata in ogni senso da mezzi di trasporto che conducono nei centri commerciali dove ognuno può, a poco prezzo, comperare per se e per gli amici regali di ogni genere, tutti rigorosamente provenienti dal Terzo Mondo. Tutto arriva dal Terzo Mondo, alimenti, frutta e verdura, apparecchi di tutti i tipi, mezzi di trasporto e migliaia di altri prodotti.
I popoli del Terzo Mondo vivono in città con decine di milioni di abitanti e lavorano giorno e notte per avere la possibilità di alimentarsi, mentre i loro bambini evitano di perdere tempo a scuola e vanno subito a lavorare, per potersi mantenere e non pesare sulle spalle dei genitori.
Per tutti questi motivi, nonostante il notevole costo dei trasporti, la merce prodotta nel Terzo Mondo ha dei prezzi bassissimi e noi possiamo acquistarne a volontà; questo ci permette di dimostrare il nostro desiderio di aiutare questi popoli permettendo loro di trascorrere la loro breve vita in modo dignitoso.
I pochi lavori manuali di cui la Città ha bisogno, sono riservati agli abitanti del Terzo Mondo ai quali, a fine lavoro o in caso di cattiva salute, viene loro pagato il viaggio di ritorno, onde poter tornare ad abbracciare i loro cari. I popoli del Terzo Mondo hanno caratteristiche molto diverse dalle nostre: la pelle è molto più scura a causa del sole cocente che la colpisce in continuazione, hanno mani molto più grandi, enormi toraci, molti capelli, spesso ricci, e una notevole predisposizione per tutti i lavori faticosi.
Da tempo, in Città, poiché a nessuno viene richiesto alcun tipo di lavoro manuale, i cittadini, per mantenere il fisico in buone condizioni, si dedicano a estenuanti turni di ginnastica che vengono effettuati presso le numerose palestre del centro, dove si fanno giustamente anche minuziosi controlli del peso.
Le nubi di polvere rossa, che ci hanno nascosto il cielo per quasi due mesi, si stanno diradando e il Sole torna a scaldarci con i suoi pur deboli raggi.
Un breve tramonto, e la notte ci avvolge, mostrando, oltre la Cupola, una quantità infinita di stelle. La Galassia solca il cielo con la sua luce opalescente.
Guardando attraverso un piccolo telescopio, riconosco verso Est, il Quinto Mondo con i suoi quatto Satelliti che iniziano il loro viaggio sulla volta celeste mentre, poco lontano, il Sesto Mondo mostra i suoi superbi anelli. Ad Ovest, nel frattempo, il Primo Satellite sta sorgendo, e, stranamente vicini, stanno tramontando il Secondo ed il Terzo Mondo, accompagnato dal suo enorme Primo Satellite. La vista del cielo stellato fa pensare agli anni trascorsi…
Gli storici dicono che l’Uomo è nato nel Terzo Mondo e solo in un re c e nte passato ha colonizzato altri Mondi e Satelliti del Sistema Solare .
Pare che il Terzo Mondo si era rivelato inospitale a causa di alcuni esperimenti compiuti dai nostri avi. Noi del Quarto Mondo siamo i discendenti di un centinaio tra le persone più importanti che al momento del disastro si trasferirono qui, da dove hanno continuato a indirizzare i vari popoli per evitare che facciano errori .
Comunque pare che, in occasione dei festeggiamenti per la prossima nascita del quarto millennio, il Sistema Solare intero verrà illuminato da fuochi artificiali che saranno visibili anche da tutte le Colonie, per la gioia e lo stupore di tutti gli abitanti.
Uno splendido regalo per tutti gli uomini!

Stelle Cadenti

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Stelle Cadenti

Stelle CadentiLe previsioni meteo sono stupende, non devi mancare, vengo a prendervi alle dieci.
Queste sono state le ultime parole, pronunciate per telefono dal mio ragazzo, nel primo pomeriggio di quel undici agosto. Fabio, questo è il suo nome, è uno dei tanti ragazzi che si possono incontrare nei corridoi della facoltà di fisica, non molto alto, non particolarmente carino, spesso noioso, capelli lunghi e ricci, con una notevole capacità: qualsiasi argomento di conversazione, dalla politica ai fossili marini, viene da lui abilmente guidato e, dopo un quarto d’ora, ci si ritrova a parlare di astronomia. Fabio è astrofilo da sempre. Un po’ matto? Forse sì. Certo non è pericoloso.
La mia seconda passione (o forse la prima!) è Pluto. Il mio stupendo cane, non molto alto, non particolarmente carino, spesso noioso, pelo lungo e riccio, con una notevole capacità: il suo sguardo ed il modo di piegare la testa mentre mi guarda, gli permettono di fare qualsiasi cosa lui desideri. Ho sulle spalle uno zainetto con un asciugamano, una coperta e un thermos, mentre alle dieci e un quarto Pluto mi trascina al luogo dell’appuntamento.
Saliamo in macchina, una carezza, un bacetto e si parte. “È tanto che aspetti?” “Noo, sono appena arrivato” Mentiva. Pluto mi avvisa sempre quando sente il rumore della sua macchina, era arrivato alle dieci meno un quarto.
Mezz’ora di viaggio e raggiungiamo la meta: una spiaggia lontana dalle luci cittadine.
Uno spicchio di Luna che sta tramontando sul mare, ci permette di fare delle frettolose presentazioni con i suoi amici astrofili e, steso l’asciugamano, ci corichiamo sulla sabbia.
Pluto, del quale non ci eravamo preoccupati durante le presentazioni, gira per la spiaggia presentandosi da solo con improvvise e succulente leccate dei nasi, orientati verso lo zenit, dei convenuti stesi a terra, provocando urla, risate e commenti irripetibili. I bagliori della striscia luminosa, disegnata sul mare dalla Luna, improvvisamente scompaiono e il cielo si riempie di stelle. Pluto, finite le presentazioni, si è coricato sull’asciugamano dalla parte mia e, puntando le zampe sui miei fianchi, mi costringe a spostarmi sul bordo dell’asciugamano, per cui Fabio, rinunciando al giaciglio, si è steso sulla sabbia senza lamentarsi.
La voce di Fabio, stranamente sicura e profonda, comincia ad elencarmi le meraviglie del cielo stellato: la Via Lattea, il Cigno, Vega, interrotta da improvvise segnalazioni di stelle cadenti che io non vedo.
Si sta bene sulla spiaggia, la sabbia restituisce lentamente il calore accumulato durante il giorno, la schiena di Pluto mi riscalda il fianco destro e la voce di Fabio mi da serenità.
Improvvisamente la vedo. Una stella cadente luminosissima solca il cielo nero aumentando continuamente il suo splendore, rallenta, viene verso di noi, e, prima che tocchi terra, vedo interamente le sue forme: una bottiglia da spumante, di colore argenteo, alta almeno tre piani e con il collo che forma un’enorme punteruolo che si pianta, in posizione perfettamente verticale e senza alcun rumore, sulla morbida sabbia.
Nessuno del gruppo ha fiatato, solo Pluto si alza improvvisamente e, senza che possa trattenerlo, corre scodinzolando verso l’oggetto infisso a cento metri da noi.
Lentamente tutti ci avviciniamo, con circospezione, alla zona dell’atterraggio, quando, improvvisamente il cono che forma il restringimento del collo della “bottiglia” si apre come un ombrello rovesciato, e, inondando la spiaggia di luce, comincia a scendere, lungo il punteruolo, verso la spiaggia. Emettendo strani mugolii Pluto corre in tondo attorno alla punta infissa nella sabbia, con sempre maggiore velocità, insensibile ai miei richiami.
Gli alieni scendono dall’ombrello: sono cani, di tutte le razze, dimensioni e colori che gli si accalcano attorno. Non hanno degnato di uno sguardo il gruppo di astrofili che li ha circondati, mentre seguono con attenzione le evoluzioni e i mugolii di Pluto.
Che improvvisamente, si avvicina ad un alberello malandato, che era cresciuto sulla spiaggia, facendo ciò che ogni cane che si rispetti fa, in presenza di un albero.
Tutti gli altri cani formano una fila per soddisfare le proprie necessità e ad uno ad uno, terminata l’operazione, tornano sull’ombrello che li riporta velocemente all’interno dell’astronave. Pluto torna all’albero, annusa, porge un altro contributo e corre verso di me mentre l’astronave riparte verso il cielo stellato tra un lungo urlo dei ragazzi… Quell’urlo mi ha svegliato.
La pioggia di stelle cadenti è iniziata con un bolide luminosissimo che naturalmente ho perso.
La notte mi regalerà comunque un numero impressionante di scie colorate in un cielo stupendo.

Recensione: “L’Universo Vicino” di James Trefil

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L'Universo Vicino
L'Universo Vicino
L'Universo Vicino
L'Universo Vicino

National Geographic – Edizioni White Star srl 2001
Formato 26 x 33,5 cm – 260pp
Prezzo euro 46,48

Questo libro, un vero e proprio atlante dell’universo che descrive le conoscenze attuali dell’astronomia, inizia con una doppia prefazione di sicuro prestigio. La prima è di Umberto Guidoni, nello spazio due volte con le missioni STS-75 – quella del satellite italiano a filo Tethered – e la recente STS-100 svoltasi nell’aprile del 2001, che lo ha visto primo europeo ad entrare nella Stazione Spaziale Internazionale; la seconda è invece dell’astrofilo David Levy, divenuto famoso per aver scoperto insieme con Eugene Shoemaker la cometa che nel 1994 si andò a “schiantare” sul pianeta Giove.
Chi non ricorda l’emozionante sequenza degli impatti multipli osservata da Terra e dal telescopio spaziale Hubble? E proprio Hubble, in un certo senso, è il protagonista di questo libro di grande formato, illustrato per buona parte con le immagini riprese dall’osservatorio orbitante in oltre dieci anni di attività.
Anche nel descrivere il Sistema Solare l’opera si avvale della migliore documentazione fotografica, questa volta dovuta all’instancabile attività delle sonde automatiche. Esauriente il capitolo relativo al Sole, che l’autore descrive fornendo dati fisici e ricorrendo a paragoni familiari – quanto impiegherebbe, ad esempio, un aereo di linea per compiere un tragitto pari al suo diametro? E poi Mercurio, pianeta completamente ricoperto di crateri, Venere perennemente ricoperta di nubi e dall’atmosfera infernale, e la nostra cara vecchia Terra con la sua Luna, l’unico corpo celeste, finora, a essere stato esplorato direttamente dall’uomo.
Il viaggio prosegue con Marte, che in questo periodo è oggetto di numerose osservazioni per mezzo di sofisticate sonde in previsione di un futuro viaggio umano, fino alla fascia degli asteroidi, e ai giganti gassosi Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Mondi incredibili, di forme e colori bizzarri, esplorati dalle sonde Voyager 1 e 2 negli anni ‘80. La descrizione del nostro sistema solare si conclude con Plutone, l’unico pianeta non ancora esplorato da sonde. Lasciato il nostro Sistema, il viaggio prosegue verso lo spazio “esterno”, tra nebulose, galassie e buchi neri: uno scenario completamente diverso, che l’autore ci aiuta a comprendere descrivendolo come una matrioska (la famosa bambola russa che aperta rivela bambole via via più piccole) al contrario: dalla nostra culla cosmica all’infinito attraverso ambienti sempre più grandi e lontani nel tempo. L’originale raffigurazione consente al lettore di apprendere i primi rudimenti di cosmologia, e di riflettere alla fine sulle reali dimensioni, non solo fisiche, della nostra Terra: di una piccolezza disarmante, ma finora l’unico pianeta conosciuto ad ospitare la vita.

James Trefil è titolare della cattedra di Fisica Clarence Robinson all’Università George Mason e ha scritto già diversi libri di divulgazione scientifica come “The Moment of Creation”, “The Dark Side of the Univers”, “From Atom to Quarks”, e “Are We Alone?”. Trefil, inoltre, collabora con i periodici “Smithsonian” e “Science” ed al quotidiano “Usa Today”.

ASTROINIZIATIVE UAI – Unione Astrofili Italiani

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Aprile: II Meeting della Sezione di Ricerca Luna. Dopo un periodo di inattività, la Sezione di Ricerca Luna dell’Unione Astrofili Italiani riprende la propria funzionalità. Il secondo meeting della SdR Luna UAI vuole fare il punto della situazione sulla ricerca e sui programmi osservativi del nostro Satellite. Data e luogo da definire. http://luna.uai.it

14-15.04: Convegno dei Planetari Italiani a Brembate (BG). Associazione dei Planetari Italiani.
www.astrofilibresciani.it/Planetari/Planetari_News.htm

http://divulgazione.uai.it
www.astronomerswithoutborders.org/global-astronomy-month-2012.html
www.uai.it

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