Editoriale – Coelum n.74 – 2004

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Non so nemmeno dire quante volte, nel corso delle disordinate letture giovanili di alcuni classici dell’astronomia, io mi sia imbattuto in quella specie di virtuale macchina del tempo rappresentata da quelle poche parole che di solito chiudono un intero capitolo e recitano quasi ammiccando: “…e per vedere il prossimo transito di Venere sul Sole dovremo addirittura attendere il 2004…”.

E naturalmente quelle pagine appartenevano, che so, a qualche immaginifico testo di Flammarion datato 1888, cosicché sempre mi vedevo costretto ad alzare gli occhi per perdermi dietro a indefinibili fantasticherie, sospeso tra il tentativo di percepire il sentimento del grande francese mentre scriveva di avvenimenti per lui più lontani di qualsiasi domani e la bizzarra visione di me stesso quasi vecchio arrivato a quel giorno fatidico. Un tranquillo signore che magari nel momento del transito avrebbe pensato al ragazzino di tanti anni prima chino sul libro di Flammarion, come in un continuo e circolare fluire del tempo.

Una vertigine temporale che nel corso della vita si è ripetuta ad intervalli regolari, perché in qualsiasi trattato di astronomia, anche tra le pagine di libercoli da biblioteca popolare, in qualche ricorrente articolo del vecchio Coelvm o nelle prime dispense universitarie, le strane e ipnotiche parole erano sempre in agguato. Sempre meno esotiche però, e sempre più simili alle prosaiche scadenze della vita di tutti i giorni.

Adesso finalmente ci siamo, e l’unica e possibile macchina del tempo, quella che ci conduce da un’epoca all’altra spostandoci esattamente di un’ora ogni ora, e di un giorno ogni giorno, ha aperto le porte sul remoto futuro del ragazzo che s’incantava a leggere Flammarion. Sul quadrante la data segna, 8 giugno 2004.

Scendo, e a quel ragazzo vorrei poter dire che il viaggio è stato buono, che non deve preoccuparsi. Ma che  ora – a dirla con Milosz – non so cosa fosse vero.

Giovanni Anselmi