Editoriale – Coelum n.29 – Aprile-Maggio 2000

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Leggiamo su “Il Gazzettino” del 5 aprile 2000:

“Questa volta è definitivo: al faro installato all’esterno della discoteca “Due Mori” di Camporovere di Roana, che disturbava le ricerche degli astronomi dell’Osservatorio di Asiago, per ordine del giudice civile di Bassano è stata staccata la spina. La sentenza è stata emanata alcune settimane fa dal dott. Davide Montini Trotti, e farà giurisprudenza, perché pare abbia un solo parziale precedente. Insomma, alla voce “inquinamento luminoso”, d’ora in poi, nei codici si troverà il caso dell’Altopiano di Asiago, e per tutti gli appassionati di astronomia il giudice Montini Trotti diventerà il “paladino degli astri”.
La vicenda andava avanti da quasi 4 anni: nell’estate del ’96, l’Osservatorio sporse denuncia contro il titolare della discoteca, il sig. Bruno Mosele, poiché il fascio di luce rotante, indirizzato verso l’alto a mo’ di richiamo pubblicitario sopra il locale, impediva la normale attività degli strumenti dell’Ekar e del Pennar. Mosele resistette, forte di un’autorizzazione del Comune di Roana…[omissis]… Scattarono ricorsi e controricorsi, e nell’aprile ’98 si aprì la causa civile, terminata con la conferma del provvedimento e la condanna del Mosele al pagamento delle spese. Il giudice ha stabilito che l’accensione del faro è incompatibile con l’attività di ricerca astronomica. “Durante le notti più limpide – spiega il giudice citando le conclusioni dei consulenti tecnici – il faro arrecava un disturbo inaccettabile per qualsiasi direzione di puntamento…[omissis]… Il gestore della discoteca avrebbe dovuto accertarsi degli inconvenienti cagionati dalla sua iniziativa”.

Si chiude così, finalmente a favore della comunità astronomica, la vicenda più emblematica tra quelle che ruotano intorno al problema dell’inquinamento luminoso. Non possiamo però fare a meno di sottolineare un aspetto davvero grottesco della sentenza: l’installazione del faro (che non era un impianto abusivo) era stata regolarmente autorizzata dal Comune di Roana, ed ora apprendiamo che l’unico a pagare sarà il Sig. Mosele, che a sentire il giudice avrebbe “dovuto accertarsi degli inconvenienti cagionati dalla sua iniziativa”; magari, aggiungiamo noi, laureandosi prima in astronomia ed effettuando una approfondita survey fotometrica sul fondo cielo dell’altopiano…
Ma andiamo!
E i tecnici del Comune? E il sindaco, che aveva firmato la concessione? Quelli non sono responsabili di niente?

Comunque sia, l’invito che rivolgiamo ai lettori, alla luce di questo favorevole precedente, è quello di avere sempre più fiducia nel diritto di pretendere una migliore qualità del cielo (della vita) e a moltiplicare iniziative locali e private contro impianti d’illuminazione che (nell’ordine):

• deturpano e corrompono l’ambiente, illuminando il cielo senza alcun beneficio per la collettività;
• sono di cattivo gusto;
• impediscono l’attività osservativa.

Tre requisiti pienamente soddisfatti dall’ultimo caso, propostoci da alcuni amici siciliani: quello del mostruoso Pilone dello Stretto di Messina, illuminato permanentemente a giorno. Leggete, meditate e fateci sapere.