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22 Ottobre 2021
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Editoriale – Coelum n.152 – 2011

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La Relatività non funziona più. Anzi va riscritta. No, va benissimo così. Dopo il terremoto, per fortuna solo scientifico, di qualche giorno fa proveniente dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, tutto il mondo della Fisica si interroga e si confronta sui sorprendenti risultati che sembrano attribuire ai neutrini, o almeno a una certa “famiglia” di essi, una velocità di propagazione superiore a quella della luce nel vuoto; con un’apparente violazione alle equazioni che stanno alla base della teoria di Einstein e che non consentono ad alcunché di muoversi a velocità superiori a quelle della luce.
C’è però da dire che nonostante il clamore mediatico sollevato a livello planetario, più di qualche addetto ai lavori non è rimasto affatto sorpreso dalla notizia, e anzi
si aspettava che prima o poi la cosa si sarebbe verificata. E non da qualche mese, ma addirittura dal lontano 1932.
Fu infatti in quell’anno che un geniale fisico italiano, Ettore Majorana, elaborò una elegante teoria sulle particelle elementari nella quale ipotizzava che in particolari condizioni queste potessero assumere una massa “immaginaria”. Una insolita proprietà in grado però di liberare le particelle dai limiti imposti dalle equazioni della Relatività e di permettergli di viaggiare più veloci della luce.
A riprendere questa idea e a ribadirne la sua estrema attualità e validità è un articolo scritto da Fabrizio Tamburini e Marco Laveder, ricercatori dell’Università di Padova, recentemente pubblicato sul sito arxiv.org.
“Rileggendo gli appunti di quasi ottanta anni fa scritti da Majorana mi sono convinto che quella sua teoria dava delle predizioni che erano in ottimo accordo con i risultati dell’esperimento OPERA – ha commentato Tamburini – È l’interpretazione che noi diamo al lavoro del fisico italiano è a nostro avviso del tutto ragionevole”. I neutrini potrebbero infatti diventare “tachionici”, cioè viaggiare oltre la velocità della luce, se costretti ad attraversare un materiale molto denso. E questo è proprio il caso di quello che è avvenuto nell’esperimento italo-svizzero, dove i neutrini lanciati da Ginevra hanno percorso tutti gli oltre 730 km nel sottosuolo.
Certo, anche questa teoria andrà verificata e confermata dalla pratica. Ma sarebbe davvero rilevante se, sulla questione dei neutrini superluminali, a mettere oggi
d’accordo tutti fossero i calcoli fatti 80 anni fa da un giovane e promettente fisico italiano poi scomparso nel nulla nel 1938.

Istituto Nazionale di Astrofisica
www.media.inaf.it

Editoriale pubblicato su Coelum n.152 - 2011.

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