Editoriale – Coelum n.131 – Settembre 2009

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Signor Presidente, desidero esprimerLe la più viva gratitudine per aver onorato con la Sua presenza la cerimonia odierna. La ringrazio anche a nome del Magnifico Rettore dell’Università di Padova, l’Università della Serenissima dove Galileo trascorse, usando le sue parole «li diciotto anni migliori di tutta la mia età». L’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti si associa nel renderLe omaggio.
Le è profondamente grata la comunità degli Astronomi italiani che ogni giorno, nel nome di Galileo, dedica le migliori energie alla ricerca, pur dibattendosi tra le molteplici difficoltà che, Signor Presidente, Le sono ben note.

A seguito dell’azione diplomatica intrapresa dall’Italia, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2009 Anno Internazionale dell’Astronomia con lo scopo di «aiutare i cittadini del mondo a riscoprire il loro posto nell’Universo mediante l’osservazione del cielo».
L’occasione è stata offerta dalla ricorrenza del quarto centenario delle prime osservazioni astronomiche col cannocchiale, iniziate da Galileo Galilei a Padova, nell’autunno del 1609, osservazioni che nel volgere di pochi mesi cambiarono radicalmente la visione del mondo.
La rugosità della Luna, i satelliti di Giove, le macchie solari, la particolare struttura di Saturno, le fasi di Venere e la composizione stellare della Via Lattea, oltre a rivelare una nuova fenomenologia del cielo, contribuirono a demolire la concezione aristotelico-tolemaica del mondo allora dominante.

Il cannocchiale fu una rielaborazione di strumenti dei quali Galileo aveva sentito parlare, che egli porta a un grado di perfezione tale da permettergli di vedere in cielo cose che nessun uomo prima aveva visto.
Non appena messo a punto il cannocchiale, Galileo si porta a Venezia dove il 21 agosto 1609, accompagnato dal Procuratore Antonio Priuli e da altri notabili, sale fino alla sommità di questo campanile per mostrare le meraviglie di quello strumento che avvicinava le cose lontane e permetteva di cogliere particolari che l’occhio nudo non riusciva a discernere. Tre giorni più tardi il cannocchiale veniva presentato al Doge Leonardo Donà.
L’evento che oggi ricordiamo, Signor Presidente, non rimane un fatto isolato del passato. Il retaggio galileiano è tuttora operante. Basti pensare che la più grande impresa astronomica di tutti i tempi, la realizzazione di un telescopio dotato di uno specchio di ben 42 metri di diametro, da parte dell’Organizzazione Europea per l’Astronomia, è diretta da uno scienziato italiano che ne è stato anche l’ideatore.
Inoltre, l’abilità di Galileo nel costruire i suoi cannocchiali trova oggi riscontro nella capacità dell’industria italiana nel produrre strumentazioni astronomiche d’avanguardia, utilizzanti tecnologie innovative, che vengono messe a disposizione della comunità internazionale. E a questo si aggiunge il ruolo di primo piano dell’Italia nella ricerca astronomica di base.

Tratto dal discorso tenuto a Venezia il 7 giugno scorso, in occasione della presentazione della lapide che posta nella cella campanaria del Campanile di San Marco ricorderà ai posteri che proprio da lì Galileo mostrò per la prima volta al mondo le straordinarie capacità del suo telescopio.