Editoriale – Coelum n.130 – Luglio-Agosto 2009

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L’avrete già trovata, immagino; praticamente identica per dimensioni e spessore all’originale che da 40 anni esatti se ne sta nel Mare della Tranquillità legata ad una zampa di ciò che resta del LEM.

È solo una riproduzione, ma anche l’idea da cui si è partiti per realizzarla ha una storia antica quanto l’Apollo 11 che, sia pur minima e del tutto personale, merita di essere raccontata.
Al tempo di cui stiamo parlando avevo 16 anni, e da ragazzetto infatuato di cielo e spazio quale ero mi ritrovai a vivere la lunga epopea delle missioni Apollo in un continuo stato di agitazione.
Il periodo di massima paranoia iniziò già nel Natale del 1968 con l’impresa dell’Apollo 8, e fino al luglio del 1969 fu per me una continua agonia, con lunghe pause tra una missione e l’altra (Apollo 9, Apollo 10) riempite cercando di leggere tutto quanto era possibile trovare sull’argomento.
Per fortuna a quei tempi l’esplorazione spaziale e la Scienza in genere erano avvertite ancora come un qualcosa di positivo e di socialmente coinvolgente, così che giornali, settimanali e mensili pullulavano di articoli, foto, inchieste e quant’altro poteva soddisfare la mia curiosità. Tra questi, “Epoca” spiccava per gli stupendi reportage fotografici e per la cura con cui si sforzava di spiegare i più minuti dettagli tecnici, e fu proprio tra le pagine di quel settimanale che tre giorni dopo la “notte famosissima” trovai quello che a me parve un regalo meraviglioso: la riproduzione in cartoncino dorato della stessa targa che adesso avete tra le mani.
Un cartoncino che mentre scrivo ho ancora qui davanti a me, incredibilmente sopravvissuto a 40 anni di traslochi, e di cui mi sono ricordato nel momento in cui durante le riunioni di redazione dovevamo decidere cosa allegare alla rivista per celebrare degnamente l’anniversario. Così, sul filo di quella nostalgia, la targa in cartoncino dorato (mi sono sempre chiesto per quale motivo Epoca decise di farla in quel colore) è diventata oggi una vera targa in metallo. E immagino che quel ragazzetto, a saperlo, ne sarebbe davvero felice.

Passando dalla storia minimale a quella con la esse maiuscola, anche l’originale che ci aspetta da 40 anni sulla Luna ha ovviamente qualcosa da dire in merito alla sua genesi.
Ci avete mai pensato? Chi fu a scrivere quelle parole così coinvolgenti? Chi ebbe l’idea di lasciare tra le polveri della Luna la testimonianza di quel fondamentale passaggio?
Ebbene, non fu qualche oscuro funzionario NASA; i documenti conservati presso la “Library Congress” di Washington dicono che l’iniziativa partì dallo stesso presidente Nixon, che su suggerimento del sotto segretario di Stato Alexis Johnson, nel febbraio 1969 incaricò il suo “speechwriter” James Humes, allora un brillante scrittore e storico 35enne (sapete che ogni uomo politico importante ha qualcuno che scrive per lui i discorsi che poi pronuncerà in pubblico), di pensare ad una frase da incidere su una lamina di metallo da lasciare nel punto del primo sbarco lunare.
Humes ne parlò con William Safire, un giornalista allora molto influente, e con il deputato al Congresso Patrick Buchanan, e dalla collaborazione si delineò un primo “draft” dove l’incipit suonava così: HERE MEN FROM EARTH FIRST LANDED ON THE MOON, che divenne presto HERE MEN FROM THE PLANET EARTH FIRST LANDED ON THE MOON.
Per rafforzare l’idea della “conquista”, Buchanan suggerì poi la modifica FIRST SET FOOT ON THE MOON. E il tutto venne completato dalla data (solo il mese e l’anno, per evitare che un qualche imprevisto potesse cambiare il giorno dell’allunaggio) e dalla geniale frase di chiusura di Humes: WE CAME IN PEACE FOR ALL MANKIND.
Qualcuno propose anche di introdurre le parole UNDER GOD, ma per ovvie ragioni di laicità, la protezione di Dio sulla missione venne espressa solo dalla sigla A. D. dopo la data (Anno Domini).

E adesso che le due storie (quella piccola e quella grande) sono state raccontate, cari lettori, non ci resta che sperare nella vostra soddisfazione per essere venuti in possesso di un oggetto tanto prezioso, e di darvi appuntamento alla fine di agosto con il numero di settembre.
Buone vacanze a tutti, e non dimenticate ogni tanto di alzare lo sguardo a quella Luna a cui stiamo per tornare.