Editoriale – Coelum n.119 – 2008

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Èarrivata l’estate e si fa un gran parlare dei ghiacci che si sciolgono al Polo.
I media hanno tutto l’interesse a dare fiato alla teoria catastrofista del cambiamento climatico, così come i sempre più numerosi (e sedicenti) istituti di ricerca che non perdono l’occasione per produrre documenti in cui l’unica cosa chiara è l’assoluto bisogno di mantenere alto il proprio budget amministrativo.
Insomma, tutto come al solito sulla vecchia Terra, ma la cosa veramente curiosa è che i ghiacci non si stanno sciogliendo solo da
noi, ma anche su Marte.
Al che (molto appropriatamente) qualcuno dirà: “bella forza, qui si scopre l’acqua calda!”
D’accordo, nell’emisfero nord del pianeta rosso in questo momento sta impazzando l’estate marziana, ed è quindi del tutto naturale
che la calotta polare si stia riducendo ai minimi termini…
Dove si è posata la sonda Phoenix si stanno infatti registrando temperature diurne massime di –30°C, ben oltre il punto di fusione
del ghiaccio di anidride carbonica, che alla pressione atmosferica marziana sublima già a –125°C.
Tutto chiaro… ma il fatto è che il ghiaccio a cui mi riferivo non è quello di CO2, ma il mitico ghiaccio d’acqua sulla cui esistenza
si discute ormai da decenni (c’è, non c’è, sicuramente c’è stato, l’abbiamo trovato, no, ci siamo sbagliati…), ma che questa volta
(in una sorta di “prima e dopo”) è stato addirittura fotografato e sorpreso nell’atto di sublimare e sparire dalla foto!
Intendiamoci, nel momento in cui scriviamo non è ancora arrivata la prova provata dell’analisi chimica, ma giustamente gli esperti
di missione dicono che quei piccoli granuli translucidi non possono essere altro che pezzetti di ghiaccio frammisti al terriccio scavato
dal braccio della Phoenix, che l’unica cosa che sulla superficie di Marte può sparire senza lasciare tracce è il ghiaccio, e che a quella
temperatura non può essere ghiaccio di anidride carbonica. Tertium non datur, e a questo punto sembra inutile sottolineare i possibili
scenari che si aprono a questa nuova prospettiva: dove c’è acqua ci deve essere la vita, seppure massacrata dalle radiazione ultraviolette
e costretta a languire in nicchie ambientali ferocemente ostili.
Almeno, così ci piace credere del tutto provvisoriamente, sempre pronti ad accettare un qualsiasi contrordine che venga dall’ordine naturale delle cose.
Ci si rivede in settembre; nel frattempo non mancate di seguire anche le vicende di casa nostra, perché tra eclissi di Sole e di Luna, congiunzioni planetarie e sciami di meteore non ci sarà sicuramente modo di annoiarsi…