Una nave spaziale per raggiungere un sogno

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Una nave spaziale per raggiungere un sogno

«Abbiamo deciso di andare sulla Luna. Abbiamo deciso di andare sulla Luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese, non perché sono semplici, ma perché sono ardue, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie e delle nostre capacità, perché accettiamo di buon grado questa sfida, non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre».

Con queste parole, il 12 settembre 1962, il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy descrisse l’impegno che l’America si accingeva a prendere: una sfida impegnativa, ardita e intrepida. Si trattava chiaramente di un salto verso l’ignoto e, sebbene l’obiettivo finale fosse ben noto all’essere umano, la Luna, riuscire a raggiungerla era qualcosa che fino ad allora era stato possibile solo nei sogni o nei racconti di fantascienza. Già, in un’epoca in cui da poco l’uomo aveva conquistato l’orbita terrestre, come si poteva pensare, in termini pratici e tecnici, di raggiungere e atterrare su un corpo celeste diverso dalla Terra? Per non parlare poi del fatto che, ovviamente, chiunque avesse posato piede sulla Luna, sarebbe dovuto tornare a casa, sulla Terra, sano e salvo…