Un recente metodo per lo studio fotografico di oggetti molto deboli

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Un recente metodo per lo studio fotografico di oggetti molto deboli

Lost and Found
Vi siete mai chiesti a chi si deve, e a quale epoca risale, lo sviluppo del metodo che attraverso l’addizionamento di più immagini digitali (oggi) o di negativi fotografici (ieri) permette di ottenere straordinari miglioramenti nella fotografia astronomica di oggetti deboli? Ebbene, abbiamo ritrovato per voi un breve articolo dove se ne parla per la prima volta… ed era il 1940.
Mikhail Leontovsky (1906-1940 ?) in «Bulletin de l’Institut Astronomique” dell’U.R.S.S. espone i risultati ottenuti da uno studio fotografico delle parti esterne della Nebulosa di Andromeda, condotto con un metodo fotografico già usato da altri studiosi – ad es. Belopolski e Businnsky – per ricerche di altro genere, ma che costituisce una novità nel campo della fotometria delle nebulose. La ricerca è basata sui seguenti principi. È noto che la luminosità superficiale del cielo notturno limita la possibilità di fotografare oggetti molto deboli con pose convenientemente lunghe. Anche nelle più limpide notti illuni il cielo notturno presenta una molto debole, ma sensibile luminosità; essa è di circa 22 magnitudini per secondo d’arco quadrato ed è dovuta probabilmente all’azione combinata della luce zodiacale, di lontane e deboli aurore polari e, in parte minore, alla luce delle stelle che si proiettano sullo sfondo della sfera celeste.