Ricordando Chesley Bonestell Il seminatore di Sogni

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Ricordando Chesley Bonestell Il seminatore di Sogni
Una delle ultime foto di Bonestell, ripresa qualche mese prima della sua scomparsa. Sullo sfondo, uno dei suoi quadri più famosi: “Saturn as seen from Titan” (1944). Fin da bambino aveva preso a disegnare e a leggere libri di astronomia, ma fu un giorno preciso, come poi lasciò scritto, quello in cui sentì il definitivo richiamo dello spazio profondo: “Avevo 17 anni… e insieme a un amico presi al mattino un treno per San José e poi, a piedi, salimmo per quaranta chilometri fino alla cima del monte Hamilton, dove c’era l’osservatorio astronomico di Lick. Fu quella notte che vidi per la prima volta la Luna attraverso il rifrattore da 36 pollici, anche se quello che mi impressionò di più fu Saturno visto con la lente da dodici pollici. Non appena tornato a casa mi misi a dipingerlo”. Bonestell morì quasi centenario, e visse fino a vedere come apparivano realmente gli oggetti celesti che lui aveva solo immaginato in base alle conoscenze dell’epoca; e proprio come nei suoi quadri vide uomini camminare in scenari di “magnifiche desolazioni”.
Bonestell
Una delle ultime foto di Bonestell, ripresa qualche mese prima della sua scomparsa. Sullo sfondo, uno dei suoi quadri più famosi: “Saturn as seen from Titan” (1944). Fin da bambino aveva preso a disegnare e a leggere libri di astronomia, ma fu un giorno preciso, come poi lasciò scritto, quello in cui sentì il definitivo richiamo dello spazio profondo: “Avevo 17 anni… e insieme a un amico presi al mattino un treno per San José e poi, a piedi, salimmo per quaranta chilometri fino alla cima del monte Hamilton, dove c’era l’osservatorio astronomico di Lick. Fu quella notte che vidi per la prima volta la Luna attraverso il rifrattore da 36 pollici, anche se quello che mi impressionò di più fu Saturno visto con la lente da dodici pollici. Non appena tornato a casa mi misi a dipingerlo”. Bonestell morì quasi centenario, e visse fino a vedere come apparivano realmente gli oggetti celesti che lui aveva solo immaginato in base alle conoscenze dell’epoca; e proprio come nei suoi quadri vide uomini camminare in scenari di “magnifiche desolazioni”.

Venticinque anni fa moriva a Carmel (California), Chesley Bonestell, ritenuto il caposcuola della cosiddetta Space art. Formidabile cantore e sostenitore dell’esplorazione umana nello spazio, fu fonte di ispirazione per generazioni di appassionati che grazie alla inesprimibile suggestione dei suoi dipinti finirono con l’abbracciare professioni quali l’astronomia e l’ingegneria aerospaziale.
Come ha scritto Wyn Wachhorst nel libro The Dream of Spaceflight, il suo realismo fotografico ha regalato al mondo una nuova prospettiva del cielo notturno, convertendo puntini luminosi in luoghi reali da raggiungere e abitare.