Ray, Maestro – ARRIVEDERCI SU MARTE!

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Ray, Maestro – ARRIVEDERCI SU MARTE!

Ray BradburyTra me ed il Pianeta Rosso cominciò tutto una notte d’estate del 1930. Immaginate un bambino di quasi nove anni, che seduto sulla soglia spalancata di una notte estiva sparpaglia attorno a sé la sua raccolta di fumetti di Buck Rogers. Il ragazzo raccoglie e legge un altro capitolo degli “Dei di Marte” di Edgar Rice Burroughs. Forse non sul pavimento, ma lì attorno ci sono fotografie di quel mondo misterioso, scattate
dall’Osservatorio Lowell [NdR. era quello l’anno della scoperta di Plutone, che aveva reso l’osservatorio di Flagstaff celebre in tutto il mondo]. Lasciandosi questi tesori alle spalle il ragazzo affretta il passo e attraversa lo spiazzo erboso davanti a sé per scrutare il cielo notturno dell’Illinois. L’oscurità è illuminata da un ardente fuoco rosso. Dopo un lungo istante il ragazzo solleva in alto le braccia, le mani tese verso quel punto riverberante di luce purpurea. Ora spalanca gli occhi e le labbra muovono silenziose parole pronunciate in un sussurro: «Marte. Oh Marte, portami a casa!»