Notiziario di Astronomia

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Notiziario di Astronomia
Una delle ultime fotografie dell’astronomo americano lo ritrae in compagnia dell’autore di questo articolo, Enrico Biava, che ebbe modo di frequentare l’astronomo americano per la pubblicazione dell’edizione italiana del libro Seeing Red.

Halton Arp
Una delle ultime fotografie dell’astronomo americano lo ritrae in compagnia dell’autore di questo articolo, Enrico Biava, che ebbe modo di frequentare l’astronomo americano per la pubblicazione dell’edizione italiana del libro Seeing Red.
La scomparsa di Halton Arp

Sabato 28 dicembre 2013, alle ore 6:15 del mattino, si è spento a Monaco di Baviera il grande astronomo americano. Lo ricorda in questo breve ritratto Enrico Biava, che di Arp ha preferito qui sottolineare gli sfavillanti esordi della carriera astronomica, piuttosto che addentrarsi ancora nella controversia cosmologica di cui è stato protagonista negli ultimi decenni.
Halton Christian Arp era nato a New York il 21 marzo 1927. Il padre era stato un artista, un paesaggista lontano parente del celebre pittore e scultore dadaista francotedesco Hans-Jean Arp. Ed è proprio nel quartiere degli artisti, il Greenwich Village, che Arp crebbe e passò un certo periodo della sua infanzia, cambiando in seguito più volte residenza. A ridosso della grande crisi del ‘29, la famiglia ebbe grosse difficoltà economiche a causa della precarietà lavorativa del padre. Purtroppo la fanciullezza e l’adolescenza di Arp risentirono del clima di insicurezza economica attraversato dall’America in quel periodo. Trascorsi i primi due anni di high school, riuscì ad ottenere una borsa di studio per frequentare la Tabor Academy (una scuola che preparava gli studenti ad entrare all’Accademia Navale), dove passò uno dei periodi più felici della sua vita; fu lì che Arp sbocciò, riuscendo ad esprimere il meglio di sé in tutte le discipline.

Acqua intorno a CERERE

Avvalendosi delle osservazioni del satellite Herschel, un team di ricercatori ha scoperto su Cerere, il più grande degli asteroidi diFascia, una debole ma continua emissione di vapore acqueo
L’annuncio segna il primo avvistamento di vapore acqueo su Cerere, che passa così immediatamente nella ristretta categoria deglioggetti più interessanti del Sistema solare, assieme ad altri mondi ghiacciati come Europa (la luna di Giove), e Encelado (la luna di Saturno), dove tracce di pennacchi d’acqua suggeriscono l’esistenza di acqua sotto la superficie ghiacciata e forse di vita. Il gruppo riferisce che le osservazioni fatte tra il 2011 e il 2013 all’Herschel Space Observatory dell’ESA hanno raccolto prove del fatto che Cerere stia rilasciando circa 500 tonnellate di acqua al giorno nello spazio circostante la sua superficie.

“Come fiocchi di neve in una palla di vetro”

COSÌ LA MIGRAZIONE DEI PIANETI SCOMPAGINÒ LA FASCIA DEGLI ASTEROIDI
Una nuova ricerca sugli oggetti che orbitano nella cintura principale degli asteroidi dimostra come questi non si siano formati in quella regione, ma provengano da zone diverse del Sistema solare, probabilmente più volte attratti e dispersi dal continuo transito dei pianeti gassosi in formazione.
Da uno studio di Francesca DeMeo (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics) e Benoit Carry (Osservatorio di Parigi), pubblicato recentemente su Nature, emerge che durante l’evoluzione del Sistema solare gli asteroidi della fascia principale potrebbero aver subito vari processi di rimescolamento, dovuti alle migrazioni dei pianeti giganti. Del resto, da ormai una decina di anni, diversi studi hanno smentito le precedenti ipotesi che volevano che gli oggetti celesti della fascia principale si fossero formati in loco e che fossero i resti di un pianeta mai nato, fallito a causa della forte gravità del vicino Giove. L’ampio spettro che emerge dalla mappatura realizzata dai due ricercatori ci dice anche che l’attuale distribuzione spaziale degli asteroidi è molto probabilmente il risultato della migrazione dei pianeti durante il primo miliardo di anni di vita del Sistema solare. Un periodo di grande agitazione, durante il quale – secondo i moderni modelli fisici – i pianeti giganti si sarebbero spostati un po’ ovunque prima di trovare pace e stabilirsi nelleattuali orbite. Proprio durante questi sommovimenti, i pianeti avrebbero scosso e movimentato gli asteroidi come (parole della stessa DeMeo) “fiocchi di neve in una palla di vetro”.

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