Notiziario di Astronomia

0
Notiziario di Astronomia

Rosetta

Aggiornamento sull’attività di ROSETTA

La missione Rosetta (vedi l’articolo pubblicato a pag. 18 nel numero scorso) non si è certamente esaurita con la discesa di Philae sulla superficie della 67P/Churyumov-Gerasimenko. Nel corso dei prossimi mesi l’orbiter continuerà il suo viaggio verso il Sole insieme alla cometa, e gli strumenti di bordo effettueranno misure per monitorare l’attività e studiare i cambiamenti che l’emissione gassosa indurrà sulle strutture superficiali del nucleo.Possiamo dire che le vere sorprese devono ancora arrivare… Da agosto fino ad oggi, infatti, l’attività della cometa è cresciuta relativamente poco mentre per la data del perielio, la prossima estate, è previsto un aumento di un fattore 100 nell’emissione di gas e polveri! Intanto, cominciano a circolare le interpretazioni dei primi dati e le prime foto a colori.
Come ci ha spiegato anche Filippo Bonaventura nel suo editoriale del numero scorso, i protocolli ESA per ciò che riguarda la divulgazione di quanto viene acquisito dalle missioni spaziali sono alquanto macchinosi; ma qualcosa comincia a trapelare, sia pure di rimbalzo dal convegno autunnale dell’American Geophysical Union, dove sull’argomento sono stati presentati numerosi studi.

Altra importante scoperta di Rosetta – ACQUA DI COMETA, ACQUA SBAGLIATA

Il rapporto fra deuterio e idrogeno nel vapore acqueo della 67P/Churyumov–Gerasimenko è stato analizzato dallo spettrometro di Rosetta, ed è risultato tre volte più alto di quello degli oceani terrestri. Si rafforza così l’ipotesi che l’acqua sia giunta sul nostro pianeta non con le comete bensì con gli asteroidi.
Come c’è arrivata, l’acqua, sulla Terra? La risposta ancora non la sappiamo, ma da oggi possiamo (forse) escludere che a portarcela siano state comete come quella dov’è atterrato il lander Philae lo scorso novembre. Non che sia assente, lassù, l’acqua: per esserci c’è, ma è un’acqua strana, del tutto incompatibile con quella che riempie i nostri oceani e che esce dai nostri rubinetti. È un’acqua troppo pesante.

VACANZE SPAZIALI? Pericolose ma non troppo – Lo rivela una cavia di nome MATROSHKA

Una campagna di misure condotta a bordo della Stazione spaziale con un manichino pieno di rivelatori e di autentiche ossa umane, mostra che il rischio radioattivo da raggi cosmici è assai inferiore a quanto stimato fino a oggi.
Viaggiare nello spazio è un po’ meno rischioso di quanto si pensa. Almeno per quanto riguarda il rischio mutageno. Le dosi effettive di radiazioni assorbite dagli astronauti sono infatti significativamente inferiori – fino al 200% – rispetto a quelle rilevate dai dosimetri che comunemente indossano. È quanto emerge dai risultati dell’esperimento Matroshka, una serie di tre lunghissime campagne di misura – oltre un anno ciascuna – condotte fra il 2004 e il 2009 dentro e fuori dalla Stazione spaziale. A fare da cavia, un manichino hi-tech dalle sembianze vagamente antropomorfe, imbottito di rivelatori per raggi cosmici e di autentiche ossa umane.

MAVEN INIZIA A INDAGARE – Atmosfera in fuga da Marte

Arrivano i primi risultati delle misure raccolte dagli strumenti a bordo di MAVEN, l’ultima sonda in ordine di tempo a essersi immessa in orbita marziana; grazie alla quale comincia a delinearsi il complesso intreccio di interazioni tra il vento solare e la labile atmosfera del pianeta rosso.
Cominciano ad arrivare i primi risultati scientifici dalla sonda MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution), dedicata allo studio dell’atmosfera di Marte. Dopo essersi immessa nell’orbita del Pianeta rosso lo scorso settembre – avviata la fase di calibrazione dei suoi strumenti e superato senza problemi l’incontro ravvicinato con la cometa Siding Spring – MAVEN ha iniziato dal 16 novembre scorso a fare quello per cui è stata progettata: scienza di altissimo livello.

Lo strano mistero delle dune di Titano

Un nuovo studio sull’origine delle dune che su Titano occupano più del 10% della superficie: al SETI Institute hanno costruito una galleria del vento per scoprire se si comportano come le strutture mobili dei nostri deserti.
Titano è il più grande satellite di Saturno e il secondo nell’intero Sistema solare, più piccolo solo della luna di Giove Ganimede. La sua superficie estremamente variegata, coperta di laghi, oceani, isole, con un terreno di montagne e sorprendenti criovulcani, affascina da tempo scienziati e astronomi. La sonda Cassini è il nostro osservatorio privilegiato su questa luna lontana, ed è proprio l’orbiter NASA/ESA/ASI ad aver fotografato un ammasso di dune scolpite da forti raffiche di vento sulla superficie di Titano: centinaia di metri di altezza per centinaia di chilometri di lunghezza, situate nelle latitudini più basse della luna.

Il grande sigillo marziano – UNA SINGOLARE SCOPERTA IMPRESSA NELLA PIANURA LAVICA DELL’ATHABASCA VALLES

Utilizzando la straordinaria risoluzione della High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE), la camera fotografica a bordo della sonda Mars Reconnaissance Orbiter, i ricercatori della NASA hanno individuato una enigmatica formazione geologica nella Athabasca Valles.La singolare collina è larga circa 2 km e si presenta come «un’isola circolare circondata da un mare di colate laviche assolutamente piatto».