Notiziario Astronomico

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La Croce del Sud, la Via Lattea e la Grande Nube di Magellano si stagliano nel cielo sopra le 16 antenne di ALMA, situate nel deserto dell’Atacama a 5000 metri di quota. Quando il sistema sarà stato completato, le 66 antenne occuperanno sul terreno una superficie di 100 chilometri quadrati.
Atacama
La Croce del Sud, la Via Lattea e la Grande Nube di Magellano si stagliano nel cielo sopra le 16 antenne di ALMA, situate nel deserto dell’Atacama a 5000 metri di quota. Quando il sistema sarà stato completato, le 66 antenne occuperanno sul terreno una superficie di 100 chilometri quadrati.

La cometa che punta verso Marte – L’incontro previsto nell’ottobre 2014

Si chiama C/2013 A1 la cometa scoperta il 5 gennaio di quest’anno e che gli esperti stanno tenendo d’occhio ormai da più di tre mesi. I calcoli fanno pensare che il 19 ottobre 2014 la cometa entrerà nell’orbita di Marte. L’avvicinamento massimo previsto finora è di 109 mila chilometri dal pianeta rosso, ma non è da escludersi un impatto.

Un anno movimentato questo 2013, tra asteroidi, meteore e comete. Parlando proprio di quest’ultime, alcuni astronomi ritengono ora ci sia una remota possibilità che una cometa colpisca o sfiori il pianeta Marte nel 2014. Gli esperti stanno ancora determinando la traiettoria della cometa chiamata C/2013 A1. Anche se non ci sarà un impatto, l’incontro con il pianeta rosso si potrà vedere abbastanza bene da Terra; su Marte invece probabilmente potrà essere osservata con una magnitudine di -4. Il corpo celeste ghiacciato è stato avvistato per la prima volta in Australia, all’Osservatorio Siding Spring, dal cometologo Robert McNaught. Non appena è stata individuata, gli astronomi del Catalina Sky Survey in Arizona hanno ricontrollato le loro osservazioni precedenti, trovando una prima immagine risalente all’8 dicembre 2012, il che ha permesso di ricostruire l’orbita con una certa precisione, e di prevedere che la sua traiettoria incrocerà l’orbita di Marte il 19 ottobre 2014.

Antiche e prolifiche come non mai – Galassie scatenate nel mirino di ALMA

Inaugurato ufficialmente il 13 marzo, l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array ha già messo a segno un’osservazione straordinaria: galassie antichissime con un tasso di formazione stellare impressionante. I risultati su Nature.Sfornavano stelle al ritmo di mille all’anno. Roba da far impallidire la nostra quieta Via Lattea, che nello stesso intervallo, di astri, ne dà alla luce sì e no uno soltanto. Sono le galassie primordiali osservate da ALMA, la distesa di radiotelescopi millimetrici e submillimetrici appena entrati in funzione nel deserto di Atacama, in Cile. Galassie che risalgono a quando l’Universo spegneva il suo primo miliardo di candeline, praticamente un neonato. Eppure già iperattive e prolifiche in modo prodigioso. Per ALMA non poteva esserci un battesimo più felice. I risultati dell’osservazione, in uscita con una serie di articoli su Nature e su The Astrophysical Journal, dimostrano in modo inequivocabile le enormi potenzialità delle sue antenne, che al momento sono “solo” 16 ma destinate a raggiungere nel giro di poco tempo quota 66.

Vulcano e Cerbero – Trovati i nomi per la quarta e la quinta luna di Plutone

Plutone, un tempo l’ultimo pianeta del nostro sistema solare e oggi declassato a pianeta nano, possiede 5 satelliti naturali che gli ruotano attorno, due dei quali scoperti nel corso del 2011 e del 2012. Inizialmente denominati P4 e P5, il SETI Institute ha indetto un sondaggio pubblico per dare un nome a questi corpi a cui ha partecipato tutto il mondo del web. Tra i 21 nomi messi a disposizione, tutti appartenenti alla mitologia grecoromana, ogni partecipante poteva indicare due preferenze: nonostante la vasta scelta, non c’è stata praticamente gara, visto che Vulcano e Cerbero hanno staccato tutti gli altri. Su un totale di 450 324 voti, infatti, ben 174 062 sono andati a Vulcano e 99 432 a Cerbero. I restanti 19 nomi si sono divisi gli altri 276 mila voti circa: terzo Stige, quarto Persefone, quinto Orfeo, ultimo Ortro, cane con due teste, fratello di Cerbero, della Chimera e dell’Idra, padre della Sfinge e del Leone di Nemea.

MESSIER 106 – Quando l’astronomia diventa arte

Grazie all’abilità di due famosi astrofotografi amatoriali come Robert Gendler e Jay Gabany, che hanno combinato le loro riprese con quelle prodotte dal telescopio spaziale Hubble, è stato possibile assemblare una delle più belle e affascinanti immagini mai realizzate della galassia M106, una galassia a spirale del nostro vicinato galattico distante dalla Terra venti milioni di anni luce. La parte centrale della galassia è stata mosaicata con immagini riprese da vari strumenti di Hubble: la Advanced Camera for Surveys, la Wide Field Camera 3 e la Wide Field Planetary Camera 2, mentre i bracci esterni sono stati resi così “vivi” dalla compositazione di riprese effettuate dai telescopi di Robert Gendler e Jay Gabany nel New Mexico. M106 (NGC 4258), situata nei Cani da Caccia, è un tipico esempio di galassia di Seyfert, dove l’emissione di onde radio e raggi X è il segno che parte della regione centrale sta precipitando in un buco nero di massa pari a 36 milioni di masse solari situato al centro del nucleo.