MARGHERITA HACK ED IO – Il racconto di un’amicizia durata più di trent’anni – Terza e ultima parte

0
MARGHERITA HACK ED IO – Il racconto di un’amicizia durata più di trent’anni – Terza e ultima parte
Margherita Hack, qui a un convegno, era diventata un personaggio a tutto tondo: invitata ad esprimersi su questioni anche non strettamente scientifiche, amava confrontarsi con tutti, mettendo in luce una personalità forte e poliedrica.

Margherita Hack
Margherita Hack, qui a un convegno, era diventata un personaggio a tutto tondo: invitata ad esprimersi su questioni anche non strettamente scientifiche, amava confrontarsi con tutti, mettendo in luce una personalità forte e poliedrica.
Purtroppo, le serate triestine finivano presto, perché Margherita era solita ritirarsi con le galline, diceva lei, e alzarsi con il gallo. Io comunque passavo la notte in bianco. La mia camera, che era anche quella del loro cane Dick, che per l’occasione si trasferiva dai padroni, aveva le pareti occupate da cima a fondo da mensole di libri. Del resto, tutte le pareti della casa erano tappezzate di libri, circa trentamila in totale, tanto è vero che, quando i due lasciarono l’alloggio del direttore per la nuova casa in Via del Pratello, il trasferimento dei volumi durò sei mesi. Mi coricavo e gli occhi vagavano su titoli in italiano, ma più spesso in inglese o francese, di libri scientifici che mai avrei potuto consultare, se non forse nella biblioteca di qualche istituto di ricerca. Si poteva resistere alla tentazione? Certo che no. E la notte trascorreva così, a leggere questo o quel volume, a prendere nota di certi dati che difficilmente avrei trovato altrove.

Quanti ne avrò sfogliati? Duecento? Ebbene, ogni frontespizio riportava un breve riassunto del contenuto, vergato a matita dall’inconfondibile calligrafia di Aldo, o da quella quasi illeggibile di Margherita, nonché la segnalazione (anno, mese, pagina) di tutte le recensioni che il volume aveva ricevuto su riviste italiane, inglesi e francesi. Quei trentamila volumi evidentemente non erano lì a far tappezzeria: erano stati letti, studiati, compulsati in non so quante ore di lavoro. Lo stesso dicasi per i volumi di storia, di letteratura, per i saggi filosofici, per le raccolte di poesie: qui le note erano opera di Aldo. E quando mi stancavo con i libri, c’era una parete che ospitava le ultime annate delle riviste divulgative: fu così che conobbi le americane Astronomy, Discover, Omni, o la francese La Recherche, oltre che molte altre rivistine minori, una per tutte la deliziosa Griffith Observer, edita dall’omonimo Osservatorio posto sulle alture di Los Angeles. Avevano la collezione di Le Scienze, ma – forse per tema di perdersi qualcosa – anche quella di Scientific American, di cui la prima era l’edizione italiana. Trasferitisi in Via del Pratello, le riviste riempivano decine e decine di metri di scaffali metallici disposti in un ampio scantinato.