L’Astronomia di Gianni Rodari

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L’Astronomia di Gianni Rodari
Gianni Rodari nacque il 23 ottobre 1920 a Omegna, sul Lago d'Orta. Dapprima maestro, poi giornalista e scrittore, nel 1970, unico tra gli italiani, ricevette il prestigiosissimo Premio Hans Christian Andersen. Morì a Roma il 10 aprile 1980.
Gianni Rodari
Gianni Rodari nacque il 23 ottobre 1920 a Omegna, sul Lago d'Orta. Dapprima maestro, poi giornalista e scrittore, nel 1970, unico tra gli italiani, ricevette il prestigiosissimo Premio Hans Christian Andersen. Morì a Roma il 10 aprile 1980.

«Il cielo mi piace tanto, con la luna, le stelle e tutto il resto. Però mi piacerebbe di più se potessi cambiarlo ogni tanto a modo mio…»
Gianni Rodari è forse il più conosciuto autore italiano di libri per l’infanzia, “pioniere della grammatica della fantasia”, inventore di fiabe realistiche, racconti e filastrocche che parlano ai bambini con la stessa precisione con cui raggiungono il cuore degli adulti. Ma pochi forse sanno, o ricordano, che nella sua poetica numerosissimi sono i riferimenti alla matematica, alla fisica, alle scienze naturali, e soprattutto all’astronomia. Forse per aver vissuto l’apice della propria esperienza letteraria negli anni, quelle delle imprese spaziali, in cui la scienza contribuì a un’epoca di grandi cambiamenti sociali e tecnologici: un evento tra tutti, il lancio dello Sputnik, che tanto influenzò la fantasia di Rodari (e non solo la sua, basti pensare a Calvino). I pianeti, gli astronauti, le astronavi che popolano le filastrocche e i suoi racconti, sono da una parte un pretesto per raccontare agli adulti la società “terrestre”, mentre dall’altra permettono ai bambini di immaginare luoghi lontani in cui – “astronauti di domani” – possono ambientare le loro fantasie. E qui la scienza gioca per Rodari un ruolo fondamentale; proprio perché, come detto da lui stesso: «Occorre una grande fantasia, una forte immaginazione per essere un vero scienziato, per immaginare cose che non esistono ancora e scoprirle, per immaginare un mondo migliore di quello in cui viviamo e mettersi a lavorare per costruirlo».