La musica dei pianeti

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La musica dei pianeti

Moebius harmonici liberI miei lettori sanno bene che il silenzio regna, eterno e incontrastato, negli spazi sconfinati che separano un pianeta dall’altro: nel vuoto cosmico, infatti, le onde sonore non possono propagarsi. Eppure, secondo uno dei concetti filosofici più antichi – la cosiddetta musica delle sfere, o musica universale – l’intero cosmo è una sorta di grande organo che suona grazie ai movimenti degli astri. L’idea di un universo musicale, d’altra parte, è ricorrente in molte culture. Alcune mitologie descrivono una genesi del mondo provocata da un canto o da un suono. Pitagora era convinto che tutto, nell’universo, fosse governato dalla matematica. Grazie al suo monocordo, osservò che facendo vibrare una corda si ottiene un suono che è tanto più grave quanto più lunga è la corda. Non solo, il filosofo di Samo comprese che l’orecchio umano percepisce come piacevole un insieme di note quando esse corrispondono a lunghezze legate insieme da rapporti aritmetici semplici. Pitagora immaginò che i cinque pianeti allora conosciuti, più il Sole e la Luna, si comportassero come immense corde di lunghezze diverse, che permeavano l’universo con le loro sette note. Secondo la leggenda, il filosofo entrava addirittura in stato di trance per poter percepire questi suoni cosmici.