J’ai deux amours, l’astronomie et Paris…

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J’ai deux amours, l’astronomie et Paris…

LostAndFoundAbbiamo trovato questa vecchia fotografia, e subito ci è tornata la voglia di tornare a parlare de “l’Astronomia di piazza”, quella sorta di servizio pubblico che, specialmente a Parigi, ebbe così tanto successo fino a quasi un secolo fa. Su questa rivista ne abbiamo parlato diverse volte. Prima ci fu un magistrale Hanc Marginis firmato da Rodolfo Calanca (Coelum 91), poi un editoriale di Emiliano Ricci (Coelum 139), che in piazza ci andò davvero per qualche tempo, come pure Nazzareno Terzaroli (Coelum 136), conosciutissimo a Roma per i suoi happening osservativi. A parte queste rare iniziative, fatte solo per puro spirito di divulgazione, è però curioso notare come ai nostri giorni nessuno tra gli appassionati di astronomia, nemmeno tra quelli più strambi e di spirito libero, abbia finora pensato di mettere a profitto la propria preparazione per guadagnarsi da vivere come “astronomo di piazza”1. Certo, per esercitare servirebbe una sorta di licenza municipale, ma crediamo che la novità sortirebbe l’interesse di larghi strati della popolazione. Chi si lascerebbe sfuggire l’occasione, tra i passeggiatori serali, di dare un’occhiata a Giove, alla Luna o alle Pleiadi? E di giorno, magari con lo strumento strategicamente appostato in un parco cittadino, chi resisterebbe al richiamo delle macchie solari?