ITALIA penalizzata dal CATTIVO SEEING? Una riflessione sulla qualità delle immagini in alta risoluzione

ITALIA penalizzata dal CATTIVO SEEING? Una riflessione sulla qualità delle immagini in alta risoluzione
cattivo seeing
Tiziano Olivetti e il suo Dall-Kirkham di 41 cm di diametro: ottiche Zen e meccanica curata dall’amico Mario Tonincelli. La focale è di 9500 mm e la montatura una AP1200. Malgrado la postazione sia situata nella periferia di Bangkok (dove lui, bresciano, lavora per una multinazionale), e quindi in condizioni di elevato inquinamento luminoso, il seeing molto buono e la latitudine, che in questi anni permette a Giove di salire fino allo zenit, consentono a Tiziano di realizzare quelle che vengono considerate tra le migliori riprese al mondo del gigante gassoso.

L’Italia, si sa, è il paese più bello del mondo. Forse… Sicuramente però non lo è dal punto di vista delle condizioni per l’osservazione del cielo. Sia nel deepsky (a causa dell’inquinamento luminoso) che nell’alta risoluzione (per il cattivo seeing). E questo handicap, inutile nasconderselo, costringe i nostri migliori astrofotografi planetari a una produzione che (a parità di strumenti e di capacità tecnica), dal punto di vista qualitativo, sembra destinata a rimanere sempre un gradino più in basso rispetto a quanto viene prodotto nel resto del mondo. Cambiare paese, oppure fotografare in remoto sembrerebbe quindi l’unica soluzione. Almeno che non ci si accontenti di puntare tutto sul rosso…

Nel panorama dell’alta risoluzione planetaria, a livello mondiale, la fanno da padrone gli strumenti a partire dai 14″ in su; cosa ampiamente prevedibile dato che, com’è noto, la risoluzione è funzione lineare dell’apertura. Con numerosi distinguo però, visto che le grandi aperture possono soffrire molto più delle “medie” le dimensioni delle celle di turbolenza (a questo proposito vedi anche gli articoli “Astronomical seeing” in Coelum n. 68 e “Il seeing nelle riprese webcam ad alta risoluzione” su Coelum n. 95).

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