Il parere di tre esperti italiani

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Il parere di tre esperti italiani
Questo grafico mette a confronto la composizione del terreno di tre diverse regioni di Marte visitate da rover terrestri: Il rover Spirit nel cratere Gusev; il rover Opportunity in Meridiani Planum e il rover Curiosity nel cratere Gale. Come si può vedere dal raffronto delle barre di quantità di ogni elemento misurato da ogni singolo rover, la composizione è sostanzialmente identica. In particolare, nel caso di Curiosity, gli strumenti SAM (Sample Analysis at Mars) e CheMin (Chemistry and Mineralogy) hanno esaminato la composizione di un deposito di sabbia in un sito chiamato Rocknest (“nido roccioso”).
Grafico Rover
Questo grafico mette a confronto la composizione del terreno di tre diverse regioni di Marte visitate da rover terrestri: Il rover Spirit nel cratere Gusev; il rover Opportunity in Meridiani Planum e il rover Curiosity nel cratere Gale. Come si può vedere dal raffronto delle barre di quantità di ogni elemento misurato da ogni singolo rover, la composizione è sostanzialmente identica. In particolare, nel caso di Curiosity, gli strumenti SAM (Sample Analysis at Mars) e CheMin (Chemistry and Mineralogy) hanno esaminato la composizione di un deposito di sabbia in un sito chiamato Rocknest (“nido roccioso”).

L’intera vicenda marziana di questi giorni, ricapitolata nell’articolo di Berengo, si presta non solo alla discussione scientifica sui risultati, ma anche a una riflessione sul modo di presentare la scienza al grande pubblico, un tema che interessa da vicino la nostra rivista. Per aiutarci ad approfondire queste tematiche ci siamo quindi rivolti a Giovanni Fabrizio Bignami, Presidente di INAF e ricercatore di fama internazionale, a Vittorio Formisano, particolarmente addentro alle “cose marziane” in quanto responsabile dello strumento PFS a bordo della sonda Mars Express e ad Amedeo Balbi, ricercatore a Tor Vergata e docente di Astrobiologia. Nonostante i tempi molto ristretti, tutti si sono cortesemente prestati a rispondere a un paio di domande e per questo rinnoviamo anche dalle pagine della rivista la nostra riconoscenza. Ecco quanto è emerso dalle interviste.
COELUM – Non possiamo che partire dal clamore mediatico che ha preceduto la conferenza stampa del 3 dicembre a San Francisco. Talvolta si ha l’impressione che la NASA gestisca la comunicazione scientifica in modo un po’ contraddittorio, con annunci sempre un po’ “fuori misura”, oppure decisamente prematuri (vedi l’annuncio dei famosissimi “batteri all’arsenico” dello scorso anno). Qual è il suo parere in merito? In altre parole, qual è l’impressione che a cose concluse si è fatto dell’intera vicenda?
BIGNAMI – Al di là della “normalità” di comportamento di un Principal Investigator di uno strumento così importante come SAM, probabilmente in cerca di un po’ di visibilità, in vicende come questa credo sia opportuno distinguere “la partenza”, cioè come la NASA gestisce – o non gestisce – queste cose e “l’arrivo”, cioè come i media – soprattutto quelli italiani – reagiscono…