Hubble sotto attacco

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Hubble sotto attacco
Una comparazione tra due figure pubblicate nei rispettivi articoli, mostra la similitudine dei risultati a cui arrivarono Lemaître nel 1927 (a sinistra) e Hubble due anni dopo, nel 1929 (a destra). Lemaître determinò empiricamente il fattore di proporzionalità tra velocità di recessione e distanza delle galassie (conosciuto oggi come Costante di Hubble) esaminando un campione di 42 “nebulose spirali” e trovando un valore di 575 o 625 km/s/Mpc. Hubble si applicò a un campione di 46 oggetti, trovando un valore di 530 km/s/Mpc. Sebbene leggermente diversi (ma tutte e due i valori sono enormemente distanti dal valore attuale della Costante, ritenuta pari a circa 73 km/s/Mpc), è innegabile che i due risultati siano concettualmente identici, come pure innegabile è che Lemaître ci arrivò due anni prima.
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Una comparazione tra due figure pubblicate nei rispettivi articoli, mostra la similitudine dei risultati a cui arrivarono Lemaître nel 1927 (a sinistra) e Hubble due anni dopo, nel 1929 (a destra). Lemaître determinò empiricamente il fattore di proporzionalità tra velocità di recessione e distanza delle galassie (conosciuto oggi come Costante di Hubble) esaminando un campione di 42 “nebulose spirali” e trovando un valore di 575 o 625 km/s/Mpc. Hubble si applicò a un campione di 46 oggetti, trovando un valore di 530 km/s/Mpc. Sebbene leggermente diversi (ma tutte e due i valori sono enormemente distanti dal valore attuale della Costante, ritenuta pari a circa 73 km/s/Mpc), è innegabile che i due risultati siano concettualmente identici, come pure innegabile è che Lemaître ci arrivò due anni prima.

Si rinnovano le accuse di plagio per le sue ricerche sull’espansione dell’universo e sulla classificazione morfologica delle galassie. Si dice che nel 1931 qualcuno avrebbe pesantemente censurato un articolo del cosmologo belga Georges Lemaître per non mettere in discussione l’attribuzione a Edwin Hubble della scoperta dell’espansione dell’universo e della quantificazione di quella che oggi è conosciuta proprio come “Costante di Hubble”.
Questa, ma non solo, è l’accusa mossa da alcuni ricercatori in quello che è diventato il giallo scientifico dell’estate appena trascorsa. Del resto, non si scopre nulla di nuovo: già nel n° 99 di Coelum (ottobre 2006) Rodolfo Calanca aveva riportato tutta la questione, suggerendo alla fine che la cosiddetta “Legge di Hubble” venisse ribattezzata con il nome di “Legge di Hubble-Lemaitre (con i due nomi in puro ordine alfabetico). La novità sta nel fatto che ora ci sarebbero le prove. Vediamo quali.