E LA SCOPERTA EPOCALE di Curiosity? “SCUSATE, C’È STATO UN MISUNDERSTANDING”

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E LA SCOPERTA EPOCALE di Curiosity? “SCUSATE, C’È STATO UN MISUNDERSTANDING”
Questo magnifico autoritratto di Curiosity è stato tratto da un mosaico molto più grande realizzato dal rover tra il 31 ottobre e il 1 novembre scorsi, composto da 55 frame ripresi con una telecamera posta sul braccio mobile. La foto ritrae il rover al lavoro nella località chiamata “Rocknest” (nido roccioso), dove il braccio meccanico ha presumibilmente raccolto i campioni di suolo che in questi giorni sono stati al centro dell’attenzione del mondo.
Curiosity
Questo magnifico autoritratto di Curiosity è stato tratto da un mosaico molto più grande realizzato dal rover tra il 31 ottobre e il 1 novembre scorsi, composto da 55 frame ripresi con una telecamera posta sul braccio mobile. La foto ritrae il rover al lavoro nella località chiamata “Rocknest” (nido roccioso), dove il braccio meccanico ha presumibilmente raccolto i campioni di suolo che in questi giorni sono stati al centro dell’attenzione del mondo.

Finiscono in nulla tutte le aspettative create da quello che poi si è rivelato soltanto un fraintendimento tra il direttore di missione John Grotzinger e il giornalista scientifico Joe Palca. La NASA alla fine non ha colpe, se non quella di non aver smentito subito.
“I dati preliminari che arrivano dal laboratorio SAM di Curiosity sono davvero clamorosi. Se confermati dalle controanalisi, che si dovrebbero concludere nel giro di qualche settimana, si tratterebbe di qualcosa di sconvolgente; di qualcosa destinato ad entrare nei libri di storia”. È appena il caso di ricordare come queste parole, subito rilanciate da tutte le agenzie di divulgazione scientifica e poi da (non molti in verità) media mondiali (vedi Coelum 165 a pag. 6), abbiano lasciato con il fiato sospeso, lo scorso novembre, una grandissima quantità di persone, innescando l’avvio di una vicenda che partita con i toni del “giallo” è poi proseguita con le trovate di una pochade per poi terminare con un finale da teatro dell’assurdo.