Chi ha davvero inventato il termine “ASTEROIDE”?

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Chi ha davvero inventato il termine “ASTEROIDE”?
William Herschel (1738-1822) ritratto dall’artista inglese John Russell intorno al 1795, quando l’astronomo anglo-tedesco era all’apice della sua fama e le sue opinioni rispettate in tutto il mondo astronomico. Da lì a poco, Giuseppe Piazzi avrebbe scoperto Cerere, illudendo moltissimi sulla possibilità che questi fosse il tanto atteso ottavo pianeta del Sistema solare. E proprio Herschel, fidandosi solo delle sue capacità osservative, fu il primo a dimostrare che i “pianeti” che si andavano scoprendo erano in realtà davvero troppo piccoli per essere considerati tali.

Hanc Marginis
William Herschel (1738-1822) ritratto dall’artista inglese John Russell intorno al 1795, quando l’astronomo anglo-tedesco era all’apice della sua fama e le sue opinioni rispettate in tutto il mondo astronomico. Da lì a poco, Giuseppe Piazzi avrebbe scoperto Cerere, illudendo moltissimi sulla possibilità che questi fosse il tanto atteso ottavo pianeta del Sistema solare. E proprio Herschel, fidandosi solo delle sue capacità osservative, fu il primo a dimostrare che i “pianeti” che si andavano scoprendo erano in realtà davvero troppo piccoli per essere considerati tali.
Gli asteroidi sono ancora tra gli oggetti più misteriosi del Sistema solare. Di difficile osservazione a causa della distanza e delle dimensioni per lo più modeste, la nostra conoscenza di questi piccoli corpi celesti è basata su fuggevoli prospezioni radar di oggetti che transitano nelle vicinanze del nostro pianeta e, soprattutto, sui pochi fly-by finora avvenuti con qualche sonda automatica. Mantengono quindi lo stesso fascino che ispirarono ai primi osservatori, anche se la storia della loro scoperta è in parte controversa, a cominciare dalla paternità stessa del termine “asteroide”. Chi lo ha veramente inventato?
La stima delle dimensioni dei “pianeti” trovati nel 1801 e 1802 da Piazzi e Olbers non era certo tra le prime preoccupazioni degli astronomi del tempo. Al primo posto, infatti, vi era il problema della loro rintracciabilità. Non si voleva assolutamente correre il rischio, come successe inizialmente con Cerere, che se ne potessero perdere le tracce.