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21 Aprile 2018
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Articoli marcati con tag ‘Nature’

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NUOVE IPOTESI SULLE ORIGINI DI SPUTNIK PLANITIA Ha la forma di un cuore e somiglia a una calotta polare: è la Sputnik Planitia, un bacino ghiacciato di enormi dimensioni, osservato su Plutone per la prima volta nel 2015 grazie alla sonda New Horizons della NASA, e sulle cui origini gli scienziati si interrogano. Uno studio pubblicato su Nature propone una nuova ipotesi sulla sua nascita ed evoluzione
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Grazie ad ALMA è stata osservata per la prima volta, all’interno di un disco protoplanetario, la “linea di neve” dell’acqua: quel confine termodinamico oltre il quale la temperatura del disco di gas e polveri che circonda una giovane stella scende abbastanza perché si formi ghiaccio
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Uno studio pubblicato su Nature annuncia l’ingresso di un nuovo pianeta nano nel Sistema solare. Ma quali sono le regole che danno a un oggetto celeste il diritto di considerarsi pianeta? E come si è evoluta nella storia la classificazione dei componenti del nostro sistema planetario? La risposta di Gianfranco Magni, astrofisico dell’INAF-IAPS di Roma
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Una nuova ricerca sugli oggetti che orbitano nella cintura principale degli asteroidi dimostra una ampia variabilità nella loro composizione e dimensione, segno dei grandi sommovimenti planetari durante i primi miliardi di anni di vita del Sistema solare. Lo studio su Nature.
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Appena eletta «notizia dell’anno» dai lettori del mensile Le Scienze, da qualche settimana la mappa dell’universo di Planck sta facendo discutere gli scienziati: uno dei suoi nove canali, dicono i cosmologi di Princeton, potrebbe presentare un effetto sistematico. Ne parliamo con Nazzareno Mandolesi.
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Usando lo strumento Moon Mineralogy Mapper della NASA, un team statunitense trova tracce della presenza di acqua nel cratere lunare Bullialdus. Probabilmente proviene dagli strati più profondi ed è stata portata in superficie dall’impatto. Lo studio su Nature Geophysics.
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Rivisitando i dati raccolti da Voyager 2 negli anni Ottanta, uno studio su Nature misura la profondità dei potenti venti che spazzano l’atmosfera dei due pianeti più esterni del Sistema solare. Scoprendo che si fermano agli strati più alti dell’atmosfera, e offrendo un metodo che potrà essere usato anche da Juno e Cassini su Giove e Saturno.
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Nuovi dettagli sul passato dell’asteroide Vesta, su Nature di questa settimana. Una simulazione al computer conferma che la parte meridionale fu colpita in rapida sequenza da due impatti con corpi minori, che hanno determinato la topografia osservata dalla missione Dawn della NASA. Ma qualcosa ancora non torna nella composizione delle rocce.
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Una sorgente X luminosissima quella trovata da un gruppo internazionale, di cui fanno parte due ricercatori dell’INAF, osservando la galassia Andromeda con il satellite ESA XMM. “Una rilevazione – secondo Massimo Della Valle, Direttore dell’Osservatorio di Capodimonte e tra gli autori della ricerca – che tende a ridimensionare il ruolo dei buchi neri di massa intermedia se non addirittura ad escludere la loro esistenza”
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L’eccesso di fondo cosmico a infrarossi potrebbe essere dovuto, almeno in parte, a popolazioni di stelle immerse negli aloni di dark matter che circondano le galassie. Fra gli autori dell’articolo, oggi su Nature, l’italiano Francesco De Bernardis.
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Scoperto, grazie al telescopio di 3,6 metri dell’ESO a La Silla, il pianeta più vicino al sistema solare mai individuato. E’ di massa quasi uguale alla Terra, e orbita attorno ad alpha Centauri B, una stella simile al nostro Sole ad appena 4,3 anni luce da noi. Ora si apre la caccia ad altri pianeti nei suoi paraggi.
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Da cosa sono causate le esplosioni di massa coronale che avvengono sulla nostra stella, e che sono un pericolo per satelliti artificiali e reti di comunicazione sulla Terra? Dagli USA, una simulazione al computer prova a rispondere. Con un commento di Alessandro Bemporad (INAF).
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