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19 Novembre 2019
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Articoli marcati con tag ‘ESO – European Southern Observatory’

A Cosmic Pretzel
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Nell’ultima immagine di ALMA, due giovani stelle gemelle crescono in una rete contorta di gas e polvere.
Infographic showing the path of FRB 18112 passing through the ha
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Ancora lontani dal conoscere la causa dei cosidetti lampi radio veloci (FRB) gli astronomi che utilizzano il Very Large Telescope dell’ESO hanno però hanno osservato per la prima volta un FRB attraverso un alone galattico. Con una durata di meno di un millisecondo, questa enigmatica esplosione di onde radio cosmiche è passata quasi indisturbata, suggerendo che l’alone abbia una densità sorprendentemente bassa e un campo magnetico debole. Questa nuova tecnica potrebbe essere utilizzata per esplorare gli aloni sfuggenti di altre galassie.
The Large Magellanic Cloud revealed by VISTA
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Una nuova immagine, più dettagliata che mai, della Grande Nube di Magellano. Grazie a una survey che ha coinvolto il telescopio VISTA dell’ESO, è stato possibile ottenere un’immagine con un gran numero in più di stelle, meglio definite, che hanno permesso agli astronomi di analizzare in dettaglio più di 10 milioni di stelle!
The Rosy Glow of a Cosmic Seagull
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E nel recuperare le notizie uscite nelle due settimane di riposo… potevamo tralasciare questa meraviglia ripresa dai telescopi dell’ESO e rilasciata lo scorso 7 agosto? Costituita da polvere, idrogeno, elio e tracce di elementi più pesanti, la regione della Nebulosa Gabbiano è una culla calda ed energica di nuove stelle. Il notevole dettaglio catturato qui dal VST (VLT Survey Telescope) dell’ESO rivela i singoli oggetti astronomici che la compongono, nonché le caratteristiche più fini al loro interno. Il VST è tra i più grandi telescopi al mondo che produce survey del cielo in luce visibile.
None
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Oggi 2 luglio, dalle 21:15 ora italiana, in diretta webcast l’eclisse totale solare visibile dagli Osservatori dell’ESO a La Silla, in Cile.
Jet Infographic
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In questa abbagliante regione di stelle in formazione nella Grande Nube di Magellano è stato per la prima volta ripreso in luce visibile un getto proveniente da una stella in formazione, uno dei più lunghi di questo genere. La ripresa di tale dettaglio, al di fuori della Via Lattea, è stata possibile grazie alla vista acuta dello strumento MUSE installato sul VLT dell’ESO.
A Fleeting Moment in Time
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Il debole, effimero bagliore che emana dalla nebulosa planetaria ESO 577-24 persiste solo per poco tempo – circa 10.000 anni, un battito di ciglia in termini astronomici. Il Very Large Telescope dell’ESO ha catturato questo guscio di gas ionizzato incandescente – l’ultimo respiro della stella morente i cui resti ribollenti sono visibili nel cuore di questa immagine. Mentre il guscio gassoso della nebulosa planetaria si espande e si affievolisce, scomparirà lentamente alla vista.
R Aquarii peculiar stellar relationship captured by SPHERE
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Durante le verifiche di un nuovo sottosistema del cacciatore di pianeti SPHERE, installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, alcuni astronomi sono riusciti a catturare con una chiarezza senza precedenti – anche rispetto alle osservazioni di Hubble – dettagli drammatici della turbolenta relazione stellare nella binaria R Aquarii.
The Hubble Ultra Deep Field seen with MUSE
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Completata la più profonda survey spettroscopica di sempre. Questo insieme di dati ha permesso agli astronomi non solo di misurare la distanza di un numero molto maggiore di galassie che in precedenza – per un totale di 1600 – ma anche di trovarne di nuove. Sono state infatti inaspettatamente trovate 72 galassie che erano sfuggite alle immagini profonde del telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA.
Artist’s impression of the planet Ross 128 b
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Sembra proprio il “vicino di casa” perfetto. Un nuovo pianeta extrasolare, dal clima temperato e di dimensioni terrestri è stato scoperto a soli 11 anni luce dal Sistema Solare dallo strumento HARPS dell’ESO. Target ideale per il prossimo passo, quando la nuova generazione di telescopi, in prima fila ELT dell’ESO, comincerà a studiarne atmosfera e composizione.
Artist's impression of a kilonova explosion
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La flotta di telescopi ESO in Cile ha rilevato per la prima volta la controparte visibile di una sorgente d’onda gravitazionale, quinto risultato della collaborazione LIGO-Virgo. Storiche osservazioni che suggeriscono che la sorgente sia il risultato della fusione di due stelle di neutroni chiamata kilonova, da tempo prevista e alla base della creazione di elementi pesanti come l’oro e il platino. Ma non solo, all’evento è associato anche un raro lampo gamma di breve durata, che completa il quadro portando alla conferma di eventi fin’ora solo teorizzati. Numerosi gli studi pubblicati su Nature e altre riviste scientifiche e presentati oggi in tre conferenze stampa in simultanea dalle principali agenzie coinvolte.
Nebulosa di Orione OmegaCAM VLT Survey Telescope
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Utilizzando nuove osservazioni effettuate con il telescopio per survey del VLT dell’ESO, alcuni astronomi hanno scoperto tre diverse popolazioni di stelle neonate all’interno dell’Ammasso della Nebulosa di Orione. Questa scoperta inaspettata migliora notevolemente la nostra comprensione di come si formano questi ammassi. Suggerisce infatti che la formazione stellare possa avvenire per impulsi successivi, in cui ogni stadio di formazione stellare si sviluppa su una scala temporale molto più breve di quanto si pensasse.
The VST captures three spectacular nebulae in one image
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Due dei più famosi abitanti del cielo condividono la scena con un vicino meno noto, in questa enorme immagine da 3 gigapixel ottenuta dal VST (VLT Survey Telescope) dell’ESO, la Nebulosa Aquila, la Nebulosa Omega e Sharpless 2-54. Il mosaico, ottenuto da decine di immagini, conta 3,3 gigapixel, una delle immagini più grandi mai distribuite dall’ESO.
The location of the Small Magellanic Cloud in the constellation
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Una immagine da record: l’immagine nella banda infrarossa più grande mai ottenuta della Piccola Nube di Magellano. La Piccola Nube di Magellano è una caratteristica inconfondibile del cielo australe, anche a occhio nudo. Ma i telescopi in luce visibile non possono avere una visione completa di ciò che la galassia contiene a causa delle nubi di polvere interstellare che oscurano la visione. Le potenzialità infrarosse del telescopio VISTA hanno consentito ora agli astronomi di vedere la miriade di stelle di questa galassia vicina molto più chiaramente di prima.
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«Un primo passo verso lo studio delle atmosfere di pianeti di tipo terrestre», dice Luigi Mancini dell’Università di Roma Tor Vergata, tra gli scopritori di uno strato gassoso attorno a Gliese 1132b, che assurge al titolo di pianeta extrasolare con la gravità più simile alla Terra dotato di atmosfera.
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